lunedì 15 Agosto 2022
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Al Sud la maggiore incidenza di lavoro irregolare

In termini assoluti al Nord ci sono più lavoratori in nero, ma la classifica cambia se si considera il tasso di irregolarità. In Calabria, Campania e Sicilia le situazioni più preoccupanti

Sono 3,2 milioni i lavoratori neri in Italia. Secondo gli ultimi dati disponibili, riferiti all’inizio del 2020, il Nord è la zona con la maggiore quantità di occupati irregolari, pari a 1.282.900. Segue il Mezzogiorno con 1.202.400, mentre il Centro ne conta 787.7mila. La classifica si inverte se si guarda al tasso di irregolarità, cioè l’incidenza del lavoro irregolare sul totale dell’occupazione: al Sud l’incidenza è del 17,5%, al Centro del 13,1% e al Nord del 10%. Lo rivelano i dati dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre.

il Pil dell’economia sommersa

L’economia sommersa italiana genera 76,8 miliardi di valore aggiunto. Tantissime le differenze regionali: il Veneto ha la minore incidenza di valore aggiunto prodotto, pari al 3,5% con 203mila occupati irregolari. Seguono Lombardia, Provincia Autonoma di Bolzano e di Trento (3,6%) e Friuli Venezia Giulia (3,7%). Nel Mezzogiorno le percentuali maggiori, maglia nera la Calabria: sono quasi 132mila i lavoratori irregolari, ma il tasso di irregolarità è del 21,5% e l’incidenza sul totale regionale è pari al 9,2%, corrispondente a 2,7 miliardi di euro. Al secondo posto la Campania che conta oltre 352mila lavoratori in nero, ha un tasso di irregolarità del 18,7% e un Pil dal lavoro nero pari all’8,1% (8,1 miliardi). Segue la Sicilia: con 280mila occupati irregolari, ha un tasso dl irregolarità del 18,5% e il valore aggiunto prodotto dall’economia sommersa su quello ufficiale è del 7,4% (5,9 miliardi di euro).

I settori con il maggior numero di lavoratori in nero sono quelli dove le retribuzioni previste dai contratti nazionali di lavoro sono inferiori ai 9 euro l’ora. Agricoltura e servizi alla persona sono alcuni degli ambiti dove il lavoro nero concorre a mantenere sotto un certo livello gli stipendi previsti dai contratti sottoscritti dalle parte sociali, altrimenti molte aziende che non il nero non vogliono immischiarsi, sarebbero spinte fuori mercato. Infatti, è fortissima la concorrenza sleale praticata dalle realtà che ricorrono abbondantemente a lavoratori irregolari.

le misure di contrasto

Entro la fine del 2022 sarà pubblicato un Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso che intende rafforzare le misure di contrasto del lavoro nero, con un inasprimento delle sanzioni e l’aumento delle ispezioni. Se nel 2021 erano 4.5000 gli addetti dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, si prevede l’assunzione di altri 2mila nuovi ispettori entro la fine dell’anno. L’aumento dell’organico secondo le stime porterà ad un ad un incremento dei controlli pari al 20% in più rispetto alla media del periodo 2019-2021 entro il 2024. Il Piano intende ridurre di almeno 1/3 la distanza tra il dato italiano e quello medio UE nell’incidenza del lavoro sommerso nell’economia.

Giorgia Caianiello
Ho conseguito la laurea magistrale in Governo e Politiche alla Luiss Guido Carli di Roma. Sono appassionata di libri e cultura classica. Nel tempo libero scrivo poesie e corro.
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