lunedì 5 Dicembre 2022
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Archeologia: acropoli di Selinunte, riemergono i resti dei primi anni di vita della colonia greca

La missione dell'Università Statale di Milano e dell'Institute of Fine Arts della New York University svela gli albori dell'antica città siceliota

Datazione archeologica dei due Templi A e O, identificazione di una falda acquifera che potrebbe giustificare il primo insediamento della città, la matrice in calcare forse di uno scettro e una piccola sirena in avorio proveniente dal Peloponneso sono solo alcune delle straordinarie scoperte della missione dell’Università degli Studi di Milano e dell’Institute of Fine Arts della New York University sull’acropoli di Selinunte, antica città siceliota oggi in provincia di Trapani.

La campagna di scavo, guidata da Clemente Marconi, docente di Archeologia classica in Statale, si è svolta a pieno ritmo tra giugno e luglio 2022, dopo due anni di parziale stop a causa della pandemia da Covid, portando a risultati della massima importanza per la conoscenza di Selinunte in età arcaica e classica.

“La ricerca – ci racconta il professor Marconi – ha interessato, principalmente, tre aree di indagine sull’acropoli: lo spazio tra il Tempio A e il Tempio O con l’identificazione di una falda acquifera in corrispondenza delle fondazioni del Tempio A, una crepa nel terreno subito a nord del Tempio O, attribuibile a uno smottamento che potrebbe aver determinato la sospensione della costruzione del tempio stesso e l’identificazione di diversi elementi architettonici reimpiegati nelle fondazioni del Tempio O, e, infine, il completamento dello scavo relativo all’angolo sud-est della cella del Tempio R (Saggio O) e all’area tra la fronte ovest del Tempio R e il fianco sud del Tempio C (Saggio R)”.

In particolare, lo scavo relativo allo spazio tra il Tempio A e il Tempio O, due templi peripteri molto simili come dimensioni e pianta, datati alla metà del quinto secolo a.C. e dei quali il secondo, mai completato oltre il livello delle fondazioni, ha riguardato una trincea tra le fondazioni dei due edifici, scavata in collaborazione con la missione a Selinunte dell’Istituto Archeologico Germanico, primo caso di collaborazione tra missioni nella storia della ricerca archeologica a Selinunte e importante esempio di collaborazione internazionale.

“Lo scopo primario di questo scavo – prosegue Clemente Marconi – era quello di ottenere una datazione archeologica per i due templi (oggetto di studio architettonico di una dottoranda tedesca), sulla base dei materiali rinvenuti nel riempimento delle trincee di fondazione. Al riguardo, lo scavo ha dimostrato chiaramente, su base stratigrafica, come la realizzazione del Tempio A abbia preceduto quella del Tempio O. I risultati di questo scavo sono però andati ben oltre, conducendo all’identificazione di una falda acquifera in corrispondenza delle fondazioni del Tempio A, finora non documentata archeologicamente e che dà ulteriore supporto all’ipotesi che il primo insediamento greco si sia installato in questa porzione meridionale dell’acropoli, particolarmente grazie alla presenza di questa risorsa essenziale”.

Particolarmente eclatanti le scoperte nel settore meridionale del grande santuario urbano, dove la missione opera dal 2006. Lo scavo ha riguardato in particolare l’angolo sud-est della cella del Tempio R (Saggio O) e l’area tra la fronte ovest del Tempio R e il fianco sud del Tempio C (Saggio R). Il risultato principale del primo saggio, che ha portato a completamento fino alla roccia uno scavo condotto dieci anni fa (meglio noto per il rinvenimento dei resti dell’aulos), è stata l’identificazione della base di muri di argilla mista a cenere, con ogni probabilità recinti per lo svolgimento di attività rituali associati ai primi edifici di culto eretti in quest’area verso il 610 a.C.

Lo scavo di questo saggio ha prodotto anche il rinvenimento di un secondo grande frammento di matrice bivalve in calcare finissimo per un oggetto in bronzo: si tratta del puntale di un’asta, forse uno scettro. I resti di questa matrice provengono da un livello associato con la ricostruzione del Tempio R dopo la distruzione cartaginese di Selinunte del 409 a.C.: la prima metà della matrice era stata rinvenuta in un’area contigua dieci anni fa. Infine, lo scavo del Saggio O ha portato all’identificazione di una dozzina di altri oggetti facenti parte del deposito di fondazione, realizzato in occasione del completamento della costruzione del tempio R intorno al 570 a.C. Tali oggetti includono cuspidi di lancia in ferro, pesi da telaio, vasi per profumi di produzione corinzia e oggetti di ornamento personale.

Per quanto riguarda, invece, il fianco sud del Tempio C (Saggio R), di cui si è completato fino alla roccia lo scavo iniziato prima della pandemia, si sono identificate, nel livello più antico di frequentazione greca, a contatto con quello che all’epoca della fondazione della colonia greca era terreno vergine, piastre di cottura d’argilla di tipo greco per sacrifici animali, associate a una grande quantità di ceramica di Megara Hyblaea, madrepatria di Selinunte. Si tratta del rinvenimento di ceramica di Megara Hyblaea più cospicuo dal principio della missione italo-statunitense a Selinunte e contribuisce a datare queste istallazioni di culto ai primi anni di vita dell’antica città.

“Una delle scoperte più eclatanti di questa campagna appena chiusa – aggiunge il professor Marconi – viene però dal lavoro di laboratorio, che ha portato al rinvenimento, tra i resti faunistici provenienti dal Saggio Q all’interno della cella del Tempio R, scavato nel 2017, di frammenti di una sirena in avorio miniaturistica (alta ca. 2,5 cm) databile alla metà del sesto secolo a.C. La piccola scultura è stata ricostruita nella sua interezza e con ogni probabilità si tratta di un’importazione dal Peloponneso, confrontabile con analoghe sculture in miniatura in avorio proveniente da Delfi, a ulteriore testimonianza del livello di ricchezza raggiunto da Selinunte nel corso del sesto secolo a.C.”. “Il lavoro di laboratorio di quest’anno – conclude Clemente Marconi – ha anche condotto al completamento del restauro dell’amuleto raffigurante un falco in blu egizio, prodotto in Egitto tra la fine del settimo e l’inizio del sesto secolo e dedicato come offerta votiva alla dea del Tempio R in occasione del cantiere di costruzione del Tempio C”.

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