lunedì 15 Agosto 2022
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Povertà in Italia: il Sud è sempre più povero

Secondo il Rapporto Annuale 2022 Istat nel Mezzogiorno il 10% delle famiglie vive in povertà assoluta. Disagio anche per i giovani: il 35% è disoccupato e il 72,8% vive ancora con i genitori

Il Rapporto Annuale 2022 dell’Istat mostra che grazie al reddito di cittadinanza e al reddito di emergenza un milione di persone è riuscita ad evitare di sprofondare nella povertà assoluta. I recenti dati confermano che nel nostro Paese i numeri relativi alla povertà assoluta sono stabili rispetto al 2020, tuttavia essa cresce al Sud.

Infatti, l’area di maggior disagio è ancora il Mezzogiorno dove la percentuale di famiglie in povertà assoluta è al 10% (contro il 9,4% dell’anno prima), mentre sono il 6,7% al Nord (in calo dal 7,6%), e il 5,6% al Centro.

Per quanto riguarda la povertà relativa invece l’incidenza sale all’11,1% (da 10,1% del 2020) e le famiglie sotto la soglia sono circa 2,9 milioni (in aumento rispetto al 2020 quando erano 2,6).

Nel 2021, sempre stando ai dati Istat, l’incidenza di povertà assoluta è più elevata tra le famiglie con un maggior numero di componenti: raggiunge il 22,6% tra quelle con cinque e più componenti e l’11,6% tra quelle con quattro; segnali di miglioramento provengono dalle famiglie di tre (da 8,5% a 7,1%) e di due componenti (da 5,7% a 5,0%).  Il disagio è più marcato per le famiglie con figli minori, per le quali l’incidenza passa dall’8,1% delle famiglie con un solo figlio minore al 22,8% di quelle che ne hanno tre o di più. Valori elevati si registrano anche per le coppie con tre o più figli (20%) e per le famiglie di altra tipologia, dove spesso coabitano più nuclei familiari (16,3%).

Nel Mezzogiorno la situazione per i giovani in famiglia è più critica. Non solo perché in questa area del Paese sono relativamente di più quelli che vivono con i genitori (il 72,8% contro il 63,7% del Nord e il 67% del Centro) ma anche per l’alta incidenza di giovani in famiglia che si dichiarano disoccupati (35%), doppia rispetto al Nord (17%), e la contestuale bassa incidenza di quelli occupati (29% nel Mezzogiorno contro 46% nel Nord).

In generale, secondo il rapporto, 4 milioni di dipendenti del settore privato guadagnano meno di 12mila euro all’anno e oltre un milione e mezzo di lavoratori guadagna meno di 8,41 euro all’ora. A ricevere questi compensi sono sempre giovani al di sotto dei 34 anni, donne e stranieri e residenti al Sud Italia.

A peggiorare le cose si aggiungono l’inflazione e il caro prezzi che colpiscono duramente le famiglie a reddito più basso. La realtà che viviamo è sempre più scomoda da affrontare.

Il rapporto tra anziani (sopra i 65 anni) e giovani (sotto i 15) è vicino a 200: gli anziani sono quasi il doppio. In vent’anni l’indice di invecchiamento è aumentato di 56 punti, descrivendo una tendenza implacabile: l’Italia è un paese che invecchia sempre di più e che non punta sui giovani.

Sofia Antonelli
Ho conseguito la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli di Roma. Curiosa per natura e appassionata di storia e di musica. Tra le tematiche che mi stanno più a cuore, la tutela dei diritti umani e le questioni di giustizia sociale e distributiva.
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