sabato 3 Dicembre 2022
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Istat: donne pagate meno, aumentano giovani che restano in famiglia soprattutto al Sud

Nel Mezzogiorno il 72,8% dei giovani vive con i genitori, contro il 63,7% del Nord e il 67% del Centro

Le donne e i giovani italiani soffrono maggiormente gli effetti delle varie crisi innescate dal covid, ma non solo. La situazione delle donne in Italia è particolarmente critica. Sono loro ad avere le retribuzioni e qualità del lavoro più basse, un minore accesso al lavoro e a vivere in coppie nelle quali, nella maggioranza dei casi, non hanno autonomia economica. È quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Istat giunto alla 30esima edizione.

Un’altra criticità riguarda i giovani, nella fascia 25-34 anni che vivono un peggioramento della qualità del lavoro e che pagano in termini di tasso di occupazione che ancora non è arrivato al livello del 2008. Tutto questo si riflette anche in una minore autosufficienza economica e dunque in termini di maggiore permanenza nella famiglia di origine: nel 2021 sono poco più di 7 milioni i giovani di 18-34 anni che vivono in casa con i genitori (67,6%), in aumento di 9 punti dal 2010, cioè prima che gli effetti della Grande recessione tornassero a far crescere la permanenza in famiglia. Rispetto al 2019, ossia prima della pandemia, la permanenza è cresciuta di 3,3 punti.

Nel Mezzogiorno la situazione per i giovani in famiglia è più critica. Non solo perché in questa area del Paese sono relativamente di più quelli che vivono con i genitori (il 72,8% contro il 63,7% del Nord e il 67% del Centro) ma anche per l’alta incidenza di giovani in famiglia che si dichiarano disoccupati (35%), doppia rispetto al Nord (17%), e la contestuale bassa incidenza di quelli occupati (29% nel Mezzogiorno contro 46% nel Nord).

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