giovedì 7 Luglio 2022
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I dieci punti chiave del Libro bianco di ‘Verso Sud’

Dieci temi principali alla base del Forum di Sorrento, per proporre la strategia per una nuova stagione europea nel Mediterraneo

Nell’ambito del Forum ‘Verso Sud’ a Sorrento, è stato presentato un Libro bianco, con l’intenzione di inquadrare il Sud Italia nella regioni di riferimento del Mediterraneo e valutarne la performance in termini di attrattività e competitività.

L’analisi socioeconomica è stata realizzata da The European House – Ambrosetti, su impulso del ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna. Sono stati esaminati quattro domini (economico, sociale, energetico e dell’innovazione), elaborando 22 indicatori per 42 Paesi e 20 Regioni su un orizzonte di dieci anni.

Nel complesso, la classifica restituisce un’immagine significativamente più approfondita e attrattiva del Sud Italia di quella generalmente conosciuta e diffusa.

A partire dall’analisi realizzata, emergono nel Libro bianco dieci punti chiave, che racchiudono le proposte per migliorare ancor di più le performance del Mezzogiorno nel medio-lungo termine. Ne proponiamo qui una sintesi.

1. Il Mediterraneo allargato è sempre più una regione strategica a livello globale, qui dovranno trovare sintesi i principali trend e le più importanti sfide del nostro tempo
Verso Sud vuole delineare una nuova visione del Mezzogiorno, da fanalino di coda d’Europa a snodo strategico e piattaforma di connessione per l’Europa nella macro-area di riferimento del Mediterraneo e del Mediterraneo Allargato. Si tratta di un’area che assume una nuova centralità strategica, trovandosi al punto d’incontro di 4 grandi aree geoeconomiche e grazie ai cambiamenti in atto a livello globale: l’aumento dei traffici container tra Europa e Asia, il raddoppio del Canale di Suez, la riconfigurazione delle Catene Globali del Valore, le conseguenze del conflitto tra Russia e Ucraina (spostamento delle rotte eurasiatiche, crisi nelle forniture soprattutto in campo energetico e dell’agrifood).

2. Nella regione del Mediterraneo allargato, il Sud Italia risulta essere competitivo e attrattivo
L’analisi socioeconomica condotta da The European House-Ambrosetti su quest’area, mostra un Sud Italia competitivo nei 4 domini esaminati: economico, sociale, energetico e dell’innovazione. Gli unici dati negativi si riscontrano su investimenti sul PIL e tasso di crescita della popolazione al 2050.

3. Una nuova agenda di sviluppo per il Sud Italia deve basarsi su una visione innovativa e condivisa, che parta dal riconoscimento del ruolo strategico e centrale del Sud Italia nel Mediterraneo, come piattaforma strategica di congiunzione tra le due sponde e attore chiave per vincere le sfide che interessano la regione
La posizione geografica privilegiata, che lo può trasformare da periferia a centro globale; la necessaria collaborazione sovranazionale tra i Paesi mediterranei in termini di politica industriale; il desiderio di imprese, università e cittadini del Sud di partecipare al suo rilancio: questi asset rendono possibile la realizzazione di una prospettiva di sviluppo a medio-lungo periodo. In questo senso, occorre l’impegno di governo, Regioni e UE a partire da sei temi guida: il ruolo centrale dell’Economia del mare; i nuovi corridoi energetici e la green transition; gli investimenti infrastrutturali; lo sviluppo del settore turistico; le specializzazioni produttive; il Sud come centro di competenze per le università mediterranee.

4. Il Sud Italia, alla luce dell’importanza dei suo porti, sel suo posizionamento e delle sue competenze distintive, deve affermarsi come piattaforma marittima di congiunzione tra Europa e Mediterraneo, e diventare leader nell’Economia del mare, nei settori dei trasporti, della cantieristica e della formazione
Già oggi i porti del Sud vantano numerosi primati nazionali e internazionali. Si propone quindi di renderli piattaforme per lo sviluppo dei territori in chiave industriale e produttiva, anche rivedendone la governance complessiva, sviluppandone le infrastrutture (anche nel digitale) e creando un’apposita Academy per la formazione di competenze specifiche. Bisogna inoltre sviluppare maggiormente la cantieristica navale nel Sud.

5. Il Sud Italia deve affermarsi come hub energetico della regione mediterranea, mettendo in connessione la sponda Sud con l’Europa e assumendo la leadership di una strategia regionale energetica e di contrasto al cambiamento climatico
Il Sud può diventare protagonista della green transition e delle nuove rotte dell’energia nel quadro euro-mediterraneo. Esso infatti produce già il 52,3% della quota nazionale di eolico, solare e bioenergie, ha un ampio potenziale in ambiti e tecnologie nascenti o in forte sviluppo (idrogeno, energia connessa al moto ondoso) e può affermarsi come ponte energetico tra Europa e Sud Mediterraneo. Perché ciò si verifichi, sono necessari: un’ulteriore semplificazione di norme e procedure, al fine di creare un distretto associato alle energie del mare; investire nel potenziamento di pipeline e rigassificatori; riaffermare l’Italia come promotrice di una strategia energetica del Mediterraneo; potenziare la capacità di resilienza al cambiamento climatico; promuovere una conferenza mediterranea sul tema; coinvolgere i territori per passare dalla logica NIMBY alla PIMBY (please in my backyard).

6. Lo sviluppo infrastrutturale è un cardine per la crescita e la competitività del Sud Italia, sia con riferimento alle infrastrutture fisiche

e di mobilità in chiave intermodale, sia considerando le infrastrutture digitali. Occorre tuttavia identificare modalità innovative per la pianificazione degli investimenti e degli interventi infrastrutturali che superi la mera logica economica incentrata sui costi e sul breve periodo
Occorre ripensare i modelli di valutazione e incentivazione per lo sviluppo delle infrastrutture, riconoscendo non solo il ritorno economico ma anche il contributo che esse possono dare alla competitività territoriale, alla coesione, allo sviluppo e al benessere sociale, definendo anche livelli essenziali di trasporto pubblico locale e assicurando un grande piano per l’intermodalità e la mobilità integrata nel Sud. Esso inoltre può diventare un hub strategico della geopolitica digitale del Mediterraneo, con programmi pilota in tecnologie di frontiera e sperimentazioni pubblico-private.

7. Serve una nuova strategia per il turismo che posizioni il Sud Italia come destinazione di riferimento nel Mediterraneo. Questa dovrà avere come obiettivi la destagionalizzazione dei flussi, la creazione di valore sul territorio, un marketing territoriale integrato e lo sviluppo di prodotti innovativi e competitivi a livello internazionale
Il Sud ha una performance inferiore nell’attrarre turisti stranieri rispetto al suo potenziale. Occorre sviluppare un’offerta turistica e prodotti integrati tra diversi Comuni e Regioni meridionali, compiere una strategia crocieristica integrata, realizzare infrastrutture hard e soft per lo sviluppo del settore (es. incentivi per la trasformazione digitale degli operatori), creare un’Alta Scuola Mediterranea sul Turismo, potenziare le attività di marketing territoriale e destination management su scala mediterranea, favorendo una partnership tra l’Italia e altri Paesi.

8. Lo sviluppo manifatturiero e l’attrazione di investimenti produttivi, a partire dai settori chiave per l’economia del Sud Italia, possono avere ricadute positive anche per il resto del Paese e devono essere supportati dal pieno e rapido sviluppo delle ZES come leva di politica industriale
Il Sud ospita specializzazioni industriali in settori rilevanti quali: aerospazio, automotive, abbigliamento-moda, agroalimentare, farmaceutico, filiera bioeconomica. Inoltre è quarto nel Mediterraneo per incidenza dell’export high-tech sul totale delle esportazioni. Nel manifatturiero, 100 euro investiti al Sud generano una ricaduta aggiuntiva di 58 euro nel resto del Paese. Il suo ruolo è cruciale nella regionalizzazione delle catene del valore e nelle strategie europee di politica industriale e sicurezza alimentare. Per valorizzarlo, occorre sviluppare poli industriali tecnologici, lanciare un partenariato sulla sicurezza alimentare tra i Paesi mediterranei. Un ruolo centrale è assegnato alle ZES e al loro sviluppo integrato con altre ZES del Mediterraneo, che potrà consegnare al Sud Italia il ruolo di hub produttivo chiave.

9. Il nodo delle competenze rischia di frenare la realizzazione della nuova agenda per lo sviluppo del Sud Italia, e può essere risolto solo con una forte azione a livello regionale, coinvolgendo l’Europa, i Paesi della sponda Sud, a partire dalle università promuovendo la collaborazione tra atenei, e potenziando il ruolo degli ITS
I trend demografici prevedono che il Sud Italia possa passare dall’essere l’area più giovane a quella più anziana del Mediterrraneo. Al contempo, esso si scontrerà con la carenza di competenze di livello alto/specialistiche, soprattutto legate alla trasformazione digitale. Per questo, occorre rilanciare gli atenei e la loro valorizzazione in reti, nonché potenziare la formazione vocazionale, per contrastare l’abbandono. Si propone di favorire lo scambio di conoscenza e le sinergie tra gli atenei del Sud Italia e dei Paesi dell’area mediterranea, a partire dai grandi temi di interesse comune (avviare partenariati pubblici e pubblico-privati, estendere il modello degli ecosistemi dell’innovazione, potenziare l’attrattività degli ITS per gli studenti del Mediterraneo). Inoltre, si suggerisce di riformare l’attuale sistema di turnover di personale e di attribuzione delle risorse.

10. La governance e la comunicazione della nuova agenda di sviluppo per il Sud Italia nel Mediterraneo sono fattori abilitanti per la realizzazione della visione. Occorre infatti avviare una revisione della governance partendo dagli attori coinvolti nella realizzazione della nuova agenda e lanciare una strategia di comunicazione che trasformi positivamente la percezione del Sud all’estero
Si propone di rafforzare i poteri di coordinamento del Ministro per il Sud e la Coesione territoriale. Inoltre, il governo dovrà lavorare in ogni sede per intestare all’Italia la leadership delle politiche mediterranee di sviluppo e cooperazione, anche rivitalizzando l’Unione per il Mediterraneo o creando una nuova piattaforma di dialogo e pianificazione strategica (sul modello di “Verso Sud”). Infine si auspica la riforma del Titolo V della Costituzione. In merito alla comunicazione, si suggerisce di lanciare una campagna apposita basata sul concetto di diversità del Sud Italia, sia in termini di unicità e distintività, sia nella differenziazione rispetto agli stereotipi diffusi (#SudIsDifferent).

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