lunedì 8 Agosto 2022
Home#newsScuola: Istat, più difficoltà accesso a Dad per alunni stranieri e residenti...

Scuola: Istat, più difficoltà accesso a Dad per alunni stranieri e residenti al Sud

Nel Sud e nelle Isole la quota degli studenti in Dad è dell'80,1%. Più svantaggiati di tutti sono gli stranieri che frequentano le scuole nel Mezzogiorno. Il report Istat

I ragazzi e le ragazze hanno sperimentato per la prima volta un modo totalmente nuovo di ‘andare a scuola’ pur restando a casa. La quasi totalità degli alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado (98,7%, pari a oltre 4 milioni e 220 mila) ha infatti affrontato periodi di didattica a distanza (successivamente chiamata didattica digitale integrata). È quanto emerge dal report dell’Istat sugli studenti delle scuole secondarie. Sebbene “nativi digitali” e utilizzatori, anche prima della pandemia, delle tecnologie digitali per la comunicazione, l’informazione, il gaming e la fruizione di audiovisivi, il ricorso “obbligato” alla didattica a distanza ha sicuramente introdotto un cambio di passo nell’utilizzo dell’Ict ma anche nuovi elementi di diseguaglianza connessi a divari digitali (e socio-economici) pre-esistenti.

Se è vero che i ragazzi erano già ‘molto connessi’, non tutti disponevano degli strumenti più adeguati, sia dal punto di vista dell’hardware sia della connessione di rete, per seguire numerose ore di didattica a distanza. L’80% dei ragazzi italiani ha potuto seguire sin da subito e con continuità la didattica a distanza nel periodo compreso tra marzo e giugno del 2020. Tra gli stranieri la percentuale di chi ha potuto essere costante nella frequenza delle lezioni online scende, invece, al 71,4%. Non si evidenziano differenze rilevanti tra gli alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado.

Durante l’emergenza le scuole, insieme ad altre strutture pubbliche e del privato sociale, hanno cercato di sostenere i ragazzi più svantaggiati mettendo a disposizione pc e tablet, ma dai primi risultati dell’indagine emerge chiaramente che, anche dopo il primo lockdown, non è stato possibile appianare del tutto i divari.

In particolare, nell’anno scolastico 2020/2021 i ragazzi stranieri hanno utilizzato in misura minore rispetto ai loro coetanei italiani il pc per seguire la Dad: la quota è del 72,1% contro l’85,3% degli italiani; di conseguenza gli alunni stranieri hanno fatto maggiormente ricorso al cellulare per seguire le lezioni (64,3% contro 53,7%). Considerando coloro che hanno utilizzato un solo strumento, l’uso esclusivo dello smartphone ha riguardato il 16,8% dei ragazzi stranieri contro il 6,8% degli italiani. Per i ragazzi cinesi e marocchini l’utilizzo esclusivo del cellulare è molto più elevato rispetto alla media degli stranieri, circa il 23%.

Le differenze nell’utilizzo esclusivo del cellulare tra ragazzi italiani e stranieri evidenziano come siano proprio gli alunni delle collettività con le maggiori difficoltà scolastiche, spesso legate alla comprensione della lingua, che hanno avuto a disposizione mezzi meno adeguati per seguire la didattica a distanza. Va sottolineato che l’attività ha implicato non solo seguire le lezioni, ma anche fare i compiti, e a volte svolgere test online. L’utilizzo esclusivo dello smartphone è anche connesso a una maggiore quota di ragazzi che classificano la propria famiglia povera o molto povera.

Svantaggiati rispetto agli strumenti per la didattica a distanza sembrano anche gli studenti del Mezzogiorno rispetto a quelli del Centro-nord. Nel Sud e nelle Isole la quota di coloro che si sono collegati utilizzando tra gli strumenti anche il pc è dell’ 80,1% contro l’84,8% del Centro, l’85,8% del Nord-ovest e l’89,9% del Nord-est. Più svantaggiati di tutti sono gli stranieri che frequentano le scuole nel Mezzogiorno: nel 61,5% dei casi hanno potuto utilizzare anche il pc, una quota decisamente più bassa rispetto a quelli che vivono nel Nord-est (78%), nel Nord-ovest (73%) e al Centro (70,5%).

spot_img

PRIMO PIANO

IN EVIDENZA