sabato 28 Maggio 2022
Home#economiaIl rapporto Bes 2022: un focus sul Mezzogiorno

Il rapporto Bes 2022: un focus sul Mezzogiorno

Il Presidente dell'Istat Blangiardo presentando il IX rapporto sul Benessere equo e sostenibile: "Molti divari si sono mantenuti o addirittura allargati"

L’emergenza pandemica e la crisi del mercato del lavoro hanno inciso profondamente sul benessere delle persone negli ultimi due anni: lo svela la nona edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) dell’Istat presentato oggi. Il volume offre un quadro complessivo dei 12 settori che riguardano la sfera del benessere degli individui partendo dal 2020, l’anno dello shock a causa della crisi sanitaria, e proseguendo nel 2021, l’anno della ripresa economica.

Blangiardo (Istat): “Allargati molti divari tra il Nord e il Sud del paese”

Come ha commentato il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, presentando il Rapporto, “molti divari si sono mantenuti, o addirittura allargati: dalla speranza di vita alla nascita, che recupera in buona parte al Nord nel 2021 ma diminuisce ancora nel Mezzogiorno, alla mortalità evitabile, che resta più elevata in molte regioni del Sud; dalla spesa dei comuni per la cultura, per la quale il divario territoriale è nettamente a vantaggio del Centro-nord, all’impatto degli incendi boschivi e dell’abusivismo edilizio, più forte nelle regioni meridionali”.

Nel 2021 sono aumentati il reddito disponibile delle famiglie e il potere d’acquisto, anche se non si raggiungono i livelli pre-covid. Nello stesso anno il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni sale al 62,7% (0,8 punti percentuali in più), ma anche qui si rimane al di sotto della soglia del periodo pre-pandemia. Il prolungarsi dell’emergenza sanitaria nel 2021 ha determinato un aumento del numero di famiglie che ammette di aver visto peggiorare la propria situazione economica rispetto all’anno precedente: dal 29,0% del 2020 si arriva al 30,6% nel 2021, quasi cinque punti percentuali in più rispetto al 2019 (25,8%). L’incremento è stato più marcato al Centro e al Nord, soprattutto nel primo anno di pandemia, mentre nel Mezzogiorno soprattutto nel secondo anno.

stabile il dato sulla povertà assoluta, al Sud più 196mila individui poveri

Stabile il quadro della povertà assoluta che riguarda più di 5,5 milioni milioni di individui (9,4%). Il concetto rimanda alla nozione di sopravvivenza o di raggiungimento di un livello di vita ritenuto minimamente accettabile e non riguarda solo la condizione economica e reddituale, ma attiene anche alla sfera della partecipazione e dell’inclusione nella vita economica e sociale del paese. Il Nord recupera il forte incremento nella povertà assoluta registrato nel 2020, ma non ritorna ai livelli osservati 2019 (6,8%, 9,3% e 8,2% rispettivamente nel 2019, 2020 e 2021). Il dato è più allarmante per il Sud, dove i poveri sono cresciuti di 196mila unità. Secondo i dati Istat, nel 2020, il nostro paese ha registrato il più alto tasso di povertà assoluta dal 2005. La percentuale di famiglie che si trovano in condizione di povertà assoluta nel Mezzogiorno è del 9,4%.

Rispetto al fenomeno dell’abusivismo, esso ha valori più elevati nel Mezzogiorno (44 e 43 punti percentuali rispettivamente nel Sud e nelle Isole nel 2020 a fronte di 5 punti percentuali nel Nord-Ovest, 4,9 nel Nord-Est e 17,1 nel Centro.

ripresa più marcata per donne, giovani e stranieri

Nel 2021 la ripresa è stata più marcata per le donne (+1,1 punti percentuali sul 2020 rispetto a + 0,6 punti per gli uomini), i giovani (+2,1 punti tra i 20-34enni rispetto a +1,0 tra i 35-49enni e +0,1 tra i 50-64enni) e gli stranieri (+1,5 rispetto a +0,8 degli italiani), che erano stati i soggetti più colpiti dalla crisi del 2020. A livello europee crescono i NEET, ossia i giovani non iscritti né a percorsi educativi né inseriti sul mercato del lavoro, ma in Italia il dato è calato leggermente nel 2021 (23,1%), anche se non ritorna al 22,1% del 2019.

Lauree STEM: una netta prevalenza maschile

Nel 2019 hanno ottenuto la laurea 416mila persone, per lo più donne (il 57,4%), ma alle migliori performance accademiche non seguono però ottimi risultati sul mercato del lavoro specialmente per le discipline STEM. La percentuale di lauree STEM sui giovani fino ai 29 anni è dell’1,9% per i maschi e all’1,3% per le femmine. Le donne sono in media più istruite degli uomini, ma fanno eccezione le discipline tecnico-scientifiche che vedono una netta prevalenza maschile. Sulla base dei dati Istat 2019, il 37,3% degli uomini possedeva una laurea STEM: il dato per le donne era del 16,2%. Le percentuali si capovolgono per le lauree umanistiche: 30,1% le laureate contro il 15,6% dei laureati.

Giorgia Caianiello
Ho conseguito la laurea magistrale in Governo e Politiche alla Luiss Guido Carli di Roma. Sono appassionata di libri e cultura classica. Nel tempo libero scrivo poesie e corro.
spot_img

PRIMO PIANO

IN EVIDENZA