lunedì 5 Dicembre 2022
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Calo demografico e eccesso di mortalità: la fotografia del Sud scattata da Istat

Calo demografico più marcato in Molise, Campania e Calabria. L’eccesso di mortalità si trasferisce nel Mezzogiorno. Il report Istat 2021 sugli indicatori demografici

Calo nascite, decrescita demografica e un maggiore tasso di mortalità: è questa la fotografia del Mezzogiorno che ha scattato l’Istat nel report 2021 sugli indicatori demografici.

Calo demografico più marcato in Molise, Campania e Calabria

Al 1 gennaio 2022 gli italiani sono 58 milioni 983 mila, 253 mila in meno rispetto al 2021. La popolazione residente è in riduzione costante: nel 2014 era pari a a 60,3 milioni. In Molise, Basilicata e Calabria, il calo demografico è stato più marcato. Per l’istituto di statistica le regioni “sono sempre più sul procinto di essere coinvolte in una situazione da cui appare difficile poter uscire”. Ben 34 delle 38 province del Sud presentano un tasso variazione annuale della popolazione peggiore di quello nazionale (-4,3 per mille). In 9 di queste la riduzione raggiunge la doppia cifra: dal -10,6 per mille di Oristano al -15,4 per mille ad Isernia, con in mezzo circoscrizioni importanti come Nuoro, Campobasso, Enna, Potenza, Benevento, Caltanissetta e Crotone.

L’eccesso di mortalità si trasferisce nel Mezzogiorno

Nel 2020 la pandemia aveva riguardato in misura maggiore le regioni del Nord in termini di mortalità diretto e calo dell’aspettativa di vita: nel 2021 l’eccesso di mortalità si è spostato al Sud. In effetti molte realtà del Mezzogiorno nel 2020 non sono state minimamente toccate dalla pandemia, che non aveva invece risparmiato il settentrione italiano. Nel 2021 la speranza di vita alla nascita è stimata in 80,1 anni per gli uomini e in 84,7 anni per le donne, al Sud il dato in media è di 81,3 anni contro una media nazionale di 82,4 anni.

Particolare il caso della provincia di Agrigento, che al mese di vita guadagnato nel 2020 se ne vede sottrarre 19 nel 2021. Sorte simile per Caltanissetta, che a un risultato positivo di 2 mesi in più contrappone una perdita di 14 mesi l’anno successivo. Secondo l’ISTAT oltre all’epidemia incide sul tasso di mortalità anche la minore copertura vaccinale. Nel Nord il tasso di vaccinazione per seconde dosi è dell’84,2% a fronte dell’81,6% nel Mezzogiorno. Per la dose booster il Mezzogiorno si ferma al 33% mentre il Nord è al
37,9%. Gli indicatori più bassi in Sicilia (25,9%) e Calabria (30%).

Traguardo storico minore natalità in Italia

Con 399.400 neonati, il 2021 “certifica l’ennesimo traguardo storico del record
di minore natalità mai registrato nella Storia d’Italia”
. Il calo è dell’1,3% rispetto al 2020, anche se ci sono lievi segnali di ripresa della natalità nella parte finale dell’anno. Infatti la scelta di avere un figlio nel 2021 è iniziata nel 2020, il primo anno caratterizzato da un notevole tasso di incertezza rispetto alla pianificazione familiare a causa del lockdown.
Il fenomeno della denatalità è generalizzato e sviluppato su tutta la penisola, ma se il calo nei primi dieci anni del millennio ha riguardato solamente Sud e Isole, dal 2008 ad oggi, invece, il trend di decrescita ha colpito l’Italia intera. Qualche mese fa l’Istat aveva evidenziato che in alcune province del Sud, come a Barletta Andria Trani e in alcune province sarde, il calo nascite aveva toccato il 40%.

Giorgia Caianiello
Ho conseguito la laurea magistrale in Governo e Politiche alla Luiss Guido Carli di Roma. Sono appassionata di libri e cultura classica. Nel tempo libero scrivo poesie e corro.
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