giovedì 7 Luglio 2022
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Pnrr: l’allarme Svimez sulla quota Sud

Il 40% delle risorse va alle regioni del Mezzogiorno, ma sono certi solo 24,8 miliardi, meno di un terzo degli 86 previsti. L'allarme Svimez: "Obiettivo quota Sud non facile da conseguire"

Un mese fa il Dipartimento delle politiche di coesione ha pubblicato la prima relazione sul rispetto del vincolo di destinazione alle regioni del Mezzogiorno di almeno il 40% delle risorse allocabili territorialmente. Con riferimento al solo PNRR, le cifra destinata al Sud ammonta a 74,7 miliardi, ma il numero arriva ad 86 se si considera il totale dei 211,1 miliardi, comprensivi di Pnrr e del Fondo complementare (FoC).

Svimez: “Obiettivo quota Sud non facile da conseguire”

In una recente nota, Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, ha lanciato l’allarme relativo al raggiunto della quota Sud del 40% delle risorse: “Nel complesso risulta che, rispetto alla soglia minima del 40% (pari a 84,4 miliardi di euro), la fase di attuazione del Piano può avvalersi di un “margine di sicurezza” piuttosto limitato: 1,6 miliardi, appena 320 milioni di euro annui dal 2022 al 2026″. Secondo Svimez è proprio il dato del margine di sicurezza a rendere l’obiettivo quota Sud non facile da conseguire, a meno di non introdurre azioni correttive e di accompagnamento in corsa.

Le quote di alcuni Ministeri contribuiscono ad alzare la media e a contribuire al raggiungimento degli 86 miliardi. Si tratta del del Ministero per il Sud e la coesione territoriale (79,4%), di quello delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili (48,2%), Interno (47%), Innovazione tecnologica e transizione digitale (45,9%). Più distanti dall’obiettivo quota Sud il Ministero dello Sviluppo economico (24,8%) e il Ministero del Turismo (28,6%).

oltre 61 miliardi sono risorse potenziali

Le uniche risorse certe ammontano a 24,8 miliardi che finanziano progetti già identificati e con localizzazione territoriale e costi definiti e che corrispondono a meno di un terzo degli 86 miliardi della quota Sud. Si tratta di risorse sono per oltre la metà (14,6 miliardi) di titolarità del Mims e in buona parte finanziano interventi per cui già esistevano coperture nel bilancio dello Stato, poi sostituite da quelle del PNRR. E i restanti 61,2 miliardi? Sono risorse potenziali, la cui destinazione effettiva alle regioni del Sud dovrà realizzarsi in fase di attuazione superando diverse criticità.

Una prima criticità – rileva la nota – riguarda 28,2 miliardi “stimati” dai diversi Ministeri per finanziare prevalentemente misure non ancora attivate formalmente o attivate con procedure che non hanno specifici vincoli di destinazione territoriale. In diversi casi, le Amministrazioni dichiarano “solo un’adesione di principio” al rispetto del livello programmatico del 40% al Mezzogiorno.

Incerta è anche la destinazione finale dei 23,4 miliardi quantificati dai Ministeri per “riparto”, nel caso di misure attivate con procedure che prevedono una quota destinata al Mezzogiorno, ma non ancora arrivate alla selezione dei progetti da finanziare, con
particolare riferimento alle risorse da distribuire agli enti territoriali su base competitiva. Completano il quadro i 9,6 miliardi di euro di competenza del Ministero della
Transizione ecologica (5,9 miliardi) e del Ministero dello Sviluppo economico (3,7 miliardi) per il finanziamento di misure nazionali già attivate per le quali sono disponibili dati storici di tiraggio a livello territoriale, anche se parziali.

nessuna clausola di salvaguardia della quota Sud per 15 procedure

La relazione evidenza un aspetto particolarmente critico che rischia di compromettere il conseguimento dell’obiettivo quota Sud. In ben 15 su 28 procedure attive, per un valore complessivo di 3,2 miliardi, non è stata prevista nessuna clausola di salvaguardia della quota Mezzogiorno sulle risorse non assegnate per la carenza di domande ammissibili. Senza un meccanismo di salvaguardia della quota Sud, l’obiettivo di ridurre il divario con il Nord e di promuovere la coesione territoriali rischiano di non essere realizzati

Dalla relazione si legge che su 7,1 miliardi di risorse riservate al Sud dai bandi aperti al 31 gennaio, solo per 2,5 miliardi – corrispondenti a 7 procedure – è stata prevista una salvaguardia della quota Mezzogiorno sulle risorse non assegnate per carenza di domande ammissibili in due modalità: o spostando le risorse alle singole regioni del Mezzogiorno con maggiori progetti o avviando una nuova procedura alimentata dalle risorse avanzate a con vincolo di destinazione al Mezzogiorno. Per 1,4 miliardi – 6 procedure – si procederà per scorrimento delle graduatorie a prescindere dalla localizzazione territoriale.

Nella relazione si ammette l’esistenza di un trade off tra tra efficienza allocativa ed equità perequativa (in questo caso territoriale): significa che è difficile raggiungere l’equilibrio tra le due componenti, con la possibile conseguenza che la necessità di raggiungimento dei target nel PNRR possa rendere più complessa l’effettiva applicazione della clausola territoriale. Come rileva Svimez, “Sarebbe davvero paradossale sacrificare l’equità in nome dell’efficienza per rispettare i tempi di attuazione di un Piano che ha per obiettivo la riduzione delle disuguaglianze”.

Giorgia Caianiello
Ho conseguito la laurea magistrale in Governo e Politiche alla Luiss Guido Carli di Roma. Sono appassionata di libri e cultura classica. Nel tempo libero scrivo poesie e corro.
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