mercoledì 17 Agosto 2022
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Lavoro, Bankitalia: tra disoccupati anche istruiti, su 100mila domande 15mila laureati

Cresce occupazione dipendente ma azzerata quella femminile. frenano servizi, soprattutto turismo e commercio. La nota di Banca d'Italia

A fare domanda di disoccupazione e a dare immediata disponibilità al lavoro anche le fasce più istruite della popolazione: su 100mila domande di Did inoltrate a gennaio 2022 all’Anpal circa 15mila sono arrivate da laureati, 10mila dal Centro-Nord e 5mila dal Mezzogiorno. Ad annotare il particolare è lo studio Bankitalia sull’andamento del mercato del lavoro nei primi due mesi del 2022.

E grazie alle migliori prospettive occupazionali nel complesso del 2021, annota ancora Bankitalia, è aumentato sia il numero di coloro che hanno trovato un lavoro sia il numero di persone che hanno dichiarato ai Centri per l’impiego di essere immediatamente disponibili al lavoro; ma l’apertura alla ricerca di una occupazione ha riguardato anche le fasce più istruite della popolazione: nel mese di gennaio scorso circa nuovi 100.000 individui si sono registrati come disoccupati dichiarando di essere immediatamente disponibili a lavorare; di questi circa 15.000 erano laureati.

Nel complesso del 2021comunque il numero di uscite dallo stato di disoccupazione ha superato quello delle entrate, determinando un calo del numero di persone disponibili al lavoro di circa 338.000 unità. Grazie alla ripresa delle assunzioni, soprattutto nella seconda metà dell’anno, nella media del 2021 il numero di persone che trova un impiego uscendo dalla disoccupazione è aumentato di quasi il 50% sull’anno precedente ed è tornato ai valori del 2019.

occupazione in crescita, ma frenano quella femminile, turismo e commercio

Torna a crescere anche se a ritmi meno intensi dello scorso anno l’occupazione nei primi due mesi del 2022: il saldo tra assunzioni e cessazioni è risultato positivo, circa 22.000 i posti di lavoro in linea con i valori del 201. Il numero di contratti attivati dunque sembra pertanto “quasi tornato sul sentiero di crescita precedente la crisi sanitaria”. Rallenta la crescita del lavoro a termine, che aveva trascinato la ripresa dell’occupazione nel 2021, e resta stabile quello a tempo indeterminato.

Ma il quadro di crescita, annota palazzo Koch, non è omogeneo. Frenano infatti i servizi che continuano a soffrire la pandemia: l’occupazione nel commercio e nel turismo resta maggiormente penalizzata dai nuovi timori di contagio e dalle restrizioni connesse con la diffusione della variante Omicron. La creazione di posti di lavoro rimane invece sostenuta nelle costruzioni e nell’industria. La flessione del turismo e del commercio, settori in cui è relativamente maggiore la presenza delle donne, ha frenato così la crescita dell’occupazione femminile, che si è quasi azzerata.

Rispetto agli ultimi mesi del 2021 si riducono leggermente le assunzioni a termine mentre rimangono costanti quelle a tempo indeterminato. In calo invece, al netto dei fattori stagionali, i licenziamenti che, tra gennaio e febbraio, sono stati in media 40.000 al mese, dai 50.000 pre-pandemia: sono tornati sui livelli pre-pandemici nei servizi, mentre sono rimasti contenuti nell’industria.

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