sabato 13 Agosto 2022
Home#attualitàAl Sud lavora una donna su tre: l'allarme Confcommercio

Al Sud lavora una donna su tre: l’allarme Confcommercio

Nel report "Il Pnrr per un nuovo Mezzogiorno" l'associazione di categoria rileva che spesso, alle donne meridionali, lavorare non conviene

Trenta punti indietro rispetto al Centro-Nord e alla media europea: nelle regioni del Mezzogiorno scende al 33% la percentuale delle donne tra i 15 e i 64 anni al lavoro. Nel resto della penisola il dato è del 59,2%, in Europa del 63%. Nel report “Il Pnrr per un nuovo Mezzogiorno” Confcommercio lancia l’allarme occupazione femminile al Sud, dove alle donne, spesso, lavorare non conviene. Maglia nera la Calabria, dove la cifra scende dal 31% del 2007 al 30,3%.

Sono dati allarmanti e l’indagine, riferita al 2019, non ha considerato i risultati devastanti della pandemia. Sulla base del rapporto Svimez 2021, la partecipazione femminile al mercato del lavoro nel Mezzogiorno si è ridotta del 3,7% nel biennio tra il secondo trimestre 2019 e quello del 2021, quella maschile del 2,3%.

perché alle donne meridionali non conviene lavorare

Come ha riportato il Direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio Mariano Bella presentando la ricerca, alle donne meridionali spesso non conviene lavorare: “Non si guadagna abbastanza e si perde molto in termini di servizi pubblici che non esistono, a partire dagli asili nido. O si aggiustano queste condizioni di contesto o gli incentivi potranno fare poco“.
È oramai risaputo come la presenza di asili e servizi di prima infanzia abbia un effetto sulla partecipazione delle mamme sul mercato del lavoro, ed è enorme il contributo che lo sviluppo del servizio può offrire nella riduzione dei divari di genere. Il rapporto nazionale sugli asili nido promosso dall’impresa sociale Con i Bambini e Openpolis rivela profonde distanze territoriali nella diffusioni dei servizi. Se il Centro Nord ha quasi raggiunto l’obiettivo Ue del 33% di copertura attraverso asili nido pubblici ( in media 2/3 dei comuni offrono il servizio), al Sud sono solo 13,5 i posti ogni 100 bambini, con una copertura garantita in meno della metà dei comuni. La differenza è di 18,5 punti

investimenti e welfare la strada per aumentare occupazione femminile

Secondo le stime validate da Bruxelles, l’impatto del Pnrr sulla crescita dell’occupazione femminile al Sud è del 5,5% entro il 2026. Il dato nazionale è del 3,2%. Come ha recentemente dichiarato in un’intervista il Ministro per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna, sono investimenti e politiche di welfare le linee di interventi per aumentare la partecipazione femminile al mercato del lavoro. “La prima linea è quella degli investimenti, a partire da settori a prevalente occupazione femminile come quello dell’istruzione. La seconda linea è quello del welfare, dell’offerta di asili nido e di strutture di sostegno che possano finalmente liberare il tempo delle donne, dando loro l’opportunità di lavorare”.

SOS investimenti, sia pubblici sia privati

La scarsa presenza delle donne del Sud sul mercato del lavoro non è l’unica problematica che affligge il Mezzogiorno secondo il rapporto. Come ha affermato Mariano Bella presentando la ricerca, nel 2019 “gli investimenti per occupato equivalente sono inferiori nel Sud ai livelli di 24 anni prima, mentre nel Centro-Nord sono superiori. È come se il Mezzogiorno credesse meno in se stesso, anzi come se non credesse nel proprio futuro“. Bella sottolinea la scarsità degli investimenti sia pubblici sia privati nella parte bassa dello stivale: già inadeguati prima della crisi finanziaria, a partire dal 2008 “negli ultimi venticinque anni gli investimenti privati nel Sud si sono sistematicamente ridotti ad un ritmo del mezzo punto percentuale annuo, contro all’opposto un incremento medio annuo dello 0,7% al Centro-Nord”.

Per ridurre i difetti strutturali di un territorio e aumentarne la produttività, secondo Confcommercio bisogna far leva sugli investimenti pubblici, che nel Sud raddoppierebbero nella media 2021-2026 rispetto alla media del periodo 2016-2019 (da 12 a oltre 22 miliardi di euro per anno). “L’accumulazione di capitale – ha proseguito Il Direttore del Centro Studi presentando il rapporto – l’incremento demografico, se implica quello dei livelli occupazionali, e il progresso tecnologico influenzano il livello del prodotto aggregato di un’economia e la sua crescita nel tempo. Lo stock di capitale dipende direttamente dagli investimenti. Quindi per aggiustare le cose nel nostro Sud una strada importante è quella degli investimenti”. Sulla base dell’effetto del moltiplicatore degli investimenti, per ogni euro investito si produrrebbe 1,24 di PIL: un risultato “sperabile, ma piuttosto ambizioso, e ancora più sfidante se declinato in ottica Mezzogiorno” secondo Confcommercio.

Al Sud è allarme demografico

Confcommercio evidenza che al Mezzogiorno italiano, prima della transizione green e tecnologica, serva quella demografica, altrimenti è impossibile parlare di crescita. “La popolazione meridionale è scesa di 400 mila unità rispetto a 25 anni fa e di 600 mila unità negli ultimi 10 anni, da 20,8 milioni del 2007 a 20,3 del 2019″. La decrescita demografica che ha caratterizzato il Sud da inizio secolo è infatti strettamente connessa alla dinamica degli investimenti e dell’occupazione. Per Mariano Bella “La prima fonte della crescita ha radici nella dinamica della demografica. La popolazione italiana complessiva è in riduzione dal 2015, proseguendo il suo calo anche nel 2019. Queste dinamiche sono quasi completamente determinate dalla demografia del Mezzogiorno“. Tra il 1995 e il 2019, la popolazione del Sud è scesa da 20,7 a 20,3 milioni, mentre nel resto del Paese è aumentata, passando da 36,2 a 36,5 milioni. La provincia Barletta Andria Trani registra il tasso più allarmante: i nuovi nati iscritti all’anagrafe ogni mille abitanti sono il 40% in meno rispetto a vent’anni fa. Seguono le province sarde di Sassari, Oristano e Cagliari dove a pesare è lo spopolamento.

Sud e Pnrr: il Pil aumenterà del 24%

Il Pnrr è un’opportunità imperdibile per l’Italia intera e soprattutto per il Mezzogiorno. Alle regioni del nostro sud spetta il 40% delle risorse per ogni capitolo di spesa del Pnrr, e secondo le stime del Ministero per il Sud e la coesione territoriale, entro il 2026 con le risorse il Pil del meridione aumenterà del 24%, rispetto alla media nazionale del 15%. Secondo Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio “con il PNRR è possibile recuperare il terreno perduto attraverso quasi il doppio degli investimenti pubblici che, se indirizzati presto e bene, attireranno anche ingenti risorse private rafforzando la filiera turistica. Solo così potremo assicurare una crescita robusta non solo al Sud ma all’intero Paese”.

Giorgia Caianiello
Ho conseguito la laurea magistrale in Governo e Politiche alla Luiss Guido Carli di Roma. Sono appassionata di libri e cultura classica. Nel tempo libero scrivo poesie e corro.
spot_img

PRIMO PIANO

IN EVIDENZA