martedì 6 Dicembre 2022
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Zes, l’imperdibile opportunità per il rilancio del Mezzogiorno

Il PNRR, oltre ai 630 mln destinati alle Zes, prevede anche una riforma per semplificarne il sistema di governance. Riuscirà il Sud a imporsi come polo strategico nel Mediterraneo?

Zes: acronimo di Zone economiche speciali. Per chi non fosse familiare con l’argomento, le Zes sono regioni geografiche nelle quali, per attrarre investimenti stranieri con incentivi doganali e fiscali e con finanziamenti alle attività, vige una legislazione economica differente da quella della nazione alla quale appartengono.

Nate negli anni Sessanta su impulso dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per promuovere lo sviluppo industriale e delle infrastrutture con intento transitorio, le Zes sono diventate negli ultimi 50 anni la forma urbana a diffusione più rapida, tanto che oggi è possibile contarne oltre 4000 sparse per il mondo.

Una leva fondamentale per ripartenza economia del Sud

In Italia le Zes sono state istituite nel 2018, su spinta del ministro per il Sud Claudio Vincenti, durante il governo di Paolo Gentiloni. L’introduzione delle Zes sul territorio meridionale ha segnato l’inizio di un percorso di rilancio della competitività portuale del Mezzogiorno, facendo leva sull’economia marittima per diminuire il divario con l’Europa del Nord e il grave ritardo infrastrutturale.

Possiamo dire che con le Zes i porti sono diventati elementi fondamentali dello sviluppo territoriale, al fine di innovare e incontrare obiettivi di crescita e occupazione nelle zone meno sviluppate del Paese. Questo percorso si è inserito in una strategia ancora più ampia, quella di rilancio del Mezzogiorno. L’obiettivo è favorirne lo sviluppo e aumentare la competitività di specifiche zone industriali, di modo che le imprese operanti in quei territori possano posizionarsi lungo le catene internazionali di valore del modello produttivo interdipendente verso cui è orientato il sistema europeo.

Tali aree, che ruotano attorno ai porti ma si estendono all’entroterra, comprendendo insediamenti produttivi che vivono all’interno dell’economia portuale e sono state concepite come leva fondamentale per la ripartenza economica del Sud e dell’intero paese.

Con PNRR 630 mln destinati alle Zes e 1,2 miliardi ai porti del Sud

Con il PNRR, sono previsti 630 milioni di euro da destinare proprio alle Zone economiche speciali. Alla linea di finanziamento devono aggiungersi altri 1,2 miliardi totalmente dedicati alla realizzazione di opere e investimenti nei porti del Mezzogiorno.

Oltre agli investimenti, il PNRR prevede anche una riforma per semplificare il sistema di governance delle ZES e favorire la cantierabilità degli interventi in tempi rapidi, nonché l’insediamento di nuove imprese. Tale riforma è stata introdotta con il decreto-legge ‘Governance e Semplificazioni’, approvato dal Consiglio dei ministri il 31 maggio 2021.

Il vantaggio strategico delle Zes meridionali nel contesto euro-mediterraneo

L’obiettivo di questi fondi non è solo rilanciare le Zes, ma rendere il Mezzogiorno una piattaforma logistica delle navi che, transitando per il Mediterraneo, sono dirette verso il nord Europa.

Le Zone Economiche Speciali nel Mezzogiorno sono otto, e si trovano in Abruzzo, Calabria, Campania, Sicilia Orientale e Sicilia Occidentale, Sardegna, nel tratto ionico interregionale Puglia-Basilicata e in quello adriatico interregionale tra Puglia e Molise.

Le Zes regionali in Campania e in Calabria, e le due interregionali, si trovano in una posizione geografica molto favorevole poiché localizzate al centro del Mediterraneo. Questo significa che godono di un vantaggio strategico rispetto all’intercettazione di flussi di merci provenienti dal Medio Oriente e dall’Estremo Oriente attraverso la porta del Canale di Suez.

Un vantaggio strategico che Mara Carfagna, ministra per il Sud e la Coesione territoriale, ha fortemente sostenuto e che si colloca – non a caso – nell’ambito di un aumento del volume di traffico delle merci provenienti dall’Africa dovuto al raddoppio dei transiti commerciali nel canale di Suez. Basti pensare che nell’alveo medio-orientale da gennaio a ottobre 2021 sono stati ricavati dai transiti 5,1 miliardi di dollari, contro i 4,5 dello stesso periodo dell’anno precedente.

La strategia multi-livello messa in atto dal governo

Come riporta il Sole24ore, le navi che dal canale di Suez arrivano in Italia si fermano nei porti esclusivamente per il commercio merci. Con i fondi del PNRR, le aree limitrofe al porto diverrebbero degli scali logistici. In questo modo non solo si permetterebbe la trasformazione e lavorazione delle materie prime, ma anche il trasporto via terra delle merci lavorate verso il resto d’Europa, complice il completamento dei collegamenti ferroviari.

Infatti, nell’ambito dei Piani strategici di sviluppo delle ZES, sono previste diverse progettualità infrastrutturali. Tra le principali necessità sulle quali si interverrà, il collegamento di “ultimo miglio”, ovvero la realizzazione di efficaci collegamenti tra aree portuali e industriali e la rete infrastrutturale ferroviaria e stradale, per consentire ai distretti produttivi di ridurre tempi e costi nella logistica. La strategia multilivello messa in atto dal governo comprende anche l’aumento del credito di imposta, unito alla semplificazione delle procedure di accesso alle Zes per attrarre investimenti dall’estero.

Per far sì che le Zes agiscano in un’ottica di coordinamento, piuttosto che di concorrenza, sarà fondamentale lo sviluppo di vere e proprie collaborazioni. Questo avverrà con il coordinamento dei Commissari, riunitisi per la prima volta con la ministra Carfagna il 19 gennaio scorso.

Nella visione della ministra per il Sud, «Le otto ZES meridionali non sono otto cittadelle chiuse nelle loro mura, ma otto parti di un unico processo condiviso che da qui al 2026 deve attrarre investimenti, imprese, lavoro, benessere, allo scopo di costruire un nuovo destino per il Mezzogiorno: una grande piattaforma logistica al centro degli scambi commerciali e delle relazioni nel Mediterraneo ».

E se prima della riforma la figura del Commissario era sottoposta all’autorità portuale di riferimento, ad oggi essa agisce in piena autonomia nel concedere le autorizzazioni alle aziende che intendono investire nelle Zes. In questo modo verranno sveltite molte pratiche burocratiche, e le aziende avranno a disposizione un unico sportello telematico dove inoltrare la propria richiesta, senza dover ottenere numerose autorizzazioni tra autorità portuali ed enti locali.

Ma il vantaggio geografico non è abbastanza

È chiaro, quindi, come le Zes rappresentino un’imperdibile opportunità di svolta per l’economia del Sud e per il rafforzamento del tessuto produttivo meridionale.

Attrazione di nuove imprese, nazionali e straniere, la creazione di filiere radicate sul territorio che possano far crescere le pmi del Mezzogiorno, la nascita di nuove realtà portuali, retroportuali e di piattaforme logistiche. Tutte condizioni favorevoli create dalle Zes per rendere l’Italia un perno dei traffici tra Europa e Asia all’intero di una ben precisa strategia euro-mediterranea.

Ma il vantaggio geografico da solo non basta. Per conferire al Mediterraneo, e al Sud, un ruolo da protagonista nel contesto europeo e globale, occorre che ci sia coerenza politico-territoriale, e soprattutto un quadro decisionale che prediliga l’efficienza e la qualità logistica nel lungo periodo. Chissà che la riforma attuata in vista delle risorse del PNRR non possa essere l’inizio di un nuovo percorso di crescita per le regioni del Mezzogiorno.

Zes Calabria primo porto italiano settore transhipment ma manca commissario

Nel frattempo, il nuovo anno è iniziato con una buona notizia: al porto di Gioia Tauro è stato riconfermato il primato nazionale nel settore del transhipment, con una movimentazione di teus – twenty foot equivalent unit, la misura standard di lunghezza nel trasporto dei container – pari a 3.146.533. Ma nella Zona economica speciale della Calabria manca un commissario dal mese di agosto e delle agevolazioni fiscali di cui tanto si parla non si vede neanche l’ombra.

Viene spontaneo chiedersi: e se il primo porto italiano per movimentazione di container si fosse trovato al Nord piuttosto che nel territorio di Gioia Tauro, le opportunità offerte dal PNRR sarebbero state colte adeguatamente e in tempistiche idonee?

Sofia Antonelli
Ho conseguito la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli di Roma. Curiosa per natura e appassionata di storia e di musica. Tra le tematiche che mi stanno più a cuore, la tutela dei diritti umani e le questioni di giustizia sociale e distributiva.
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