martedì 29 Novembre 2022
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Calabria in Codice Rosso: è allarme Sanità

La gestione dell'emergenza dopo il "lungo valzer dei commissari": i dati del post pandemia e la sfida di Occhiuto

Barelle in corsia, reparti saturi, pazienti spediti in altri ospedali e file di ambulanze in attesa. Il servizio sanitario della Regione Calabria è da codice rosso e non è solo colpa dell’emergenza pandemica. La questione Covid nelle ultime settimane ha acceso i riflettori su uno degli storici problemi che affliggono la regione, quello della Sanità. Commissariata dal 2010, la sua gestione è tornata ai calabresi lo scorso 4 novembre, quando il Consiglio dei Ministri ha nominato commissario ad acta il Governatore Roberto Occhiuto.

una delle prime regioni ad ottenere il giallo

La Calabria è stata una delle prime regioni ad ottenere il cambio di colore – è in zona gialla dal 13 dicembre. Ma cos’è che fa tremare il sistema? Non certo il numero di contagi che sono sotto la media nazionale, anche se in aumento nelle ultime settimane. È la carenza di posti nei reparti ordinari e di terapia intensiva a far superare la soglia di allarme fissata dal governo. “Il numero di contagi non è altissimo, ma è il deficit strutturale che ci porta in zona gialla ”. Così in un’intervista rilasciata a dicembre il Governatore Occhiuto, per il quale sono stati sono stati anni di malasanità ad aver determinato il cambio di colore. Uno dei problemi principali, secondo il Presidente della Regione, riguarda la mancanza di medici: “Di anestesisti e rianimatori ce ne sono davvero pochi. E proprio a causa del commissariamento e del piano di rientro non abbiamo potuto procedere ad assunzioni a tempo determinato”.

Il grafico illustra i nuovi casi giornalieri in Calabria dall’inizio dell’epidemia.

Vediamo gli ultimi dati.

Sulla base del monitoraggio della Fondazione Gimbe, nella settimana 5-11 gennaio, in Calabria l’aumento dei nuovi casi è stato del 12,3%.
La media italiana è stata superiore al 16. La percentuale nel Lazio è del 17,1%, in Sicilia del 19,7% e in Campania del 22,8%. A livello nazionale, alla Calabria seguono solo Sardegna, Marche e la provincia autonoma di Bolzano con dati sotto le due cifre. Il numero di casi positivi è salito a 1.546 ogni 100 mila abitanti, con un aumento settimanale del 39,9%. La provincia più colpita è Vibo Valentia (1.883 casi ogni 100 mila abitanti) seguita da Reggio Calabria (1.148), Crotone (597), Catanzaro (483) e Cosenza (378).

è allarme posti letto

La tenuta del Ssr è a rischio per la saturazione di posti in area medica e terapia intensiva. Anche se in aumento – grazie allo sforzo della Protezione civile e le procedure speciali per la creazione di terapie intensive “modulari” -non sono sufficienti a coprire la domanda richiesta. I dati dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari regionali (Agenas) mostrano che al 17 gennaio la percentuale di posti occupati da pazienti Covid nei reparti di area medica è salita in 14 regioni: la Calabria ha la percentuale più alta, con un aumento del 42%. Sono 9.6 i posti letto in terapia intensiva ogni 100mila abitanti, 181 in tutto il territorio. Quattro unità in più rispetto al periodo pre-pandemico, quando il dato era di 5.6, ma un numero non soddisfacente e ben al di sotto di quanto richiesto dal decreto, che ne impone 14 ogni 100mila abitanti.
Il primario dell’Ospedale di Reggio Calabria, Sebastiano Macheda, ha messo in luce le criticità dell’Ospedale, con i corridoi dell’area non critica sovraffollati e pazienti che sono stati costretti ad andare in altre province per il ricovero in terapia intensive. Ad aggravare il quadro, i casi postivi tra medici e personale sanitario con ripercussioni su tutto il sistema. Nell’ultima settimana sono aumentati del 3% i ricoveri in area medica – la percentuale è al 40,50%- ed è cresciuto il tasso di terapie intensive (18,52%). Superano la soglia di saturazione i posti letti in area medica (38,2%) e in terapia intensiva (20,1%) occupati dai pazienti Covid.

il primato delle vaccinazioni fa ben sperare per il 2022

In questo sconfortante quadro, sorprende il tasso di crescita positivo sulle vaccinazioni che rendono la regione una delle prime per numero di nuove dosi. La campagna vaccinale procede a ritmo sostenuto su tutto il territorio nazionale: “Nell’ultima settimana abbiamo sfondato il tetto dei 4,5 milioni di somministrazioni settimanali tra prime, seconde e terze dosi, è un numero che non avevamo mai raggiunto prima” ha affermato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, aggiungendo che “il capitolo vaccinazione ha solo buone notizie, si sta accelerando su tutti i fronti”. Secondo Fortunato Varone, delegato del soggetto attuatore per l’emergenza Covid nella Regione, la campagna vaccinale promossa dalla Protezione Civile della Calabria procede a pieno ritmo ed è forte l’attenzione che i calabresi stanno dimostrando. Per approfondire il flusso di contagi, vaccini e gestione dell’emergenza, ecco il link per l’intervista a Fortunato Varone sul nostro magazine.

Il dato sui vaccini in Calabria che emerge monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe fa ben sperare per il 2022, considerando che l’80% dei pazienti ricoverati nella regione in terapia intensiva non sono immunizzati contro il virus e che con un aumento delle prime dosi si prospetta un miglioramento della situazione. La popolazione che ha completato il ciclo vaccinale sfiora il 74% – la media italiana è del 79% – a cui si aggiunge un 4,7% con prima dose. Bene anche per le terze dosi: 60,8% contro il 61,5% della media nazionale. Una minore adesione per la fascia 5-11 anni, per cui solo l’11% ha completato il ciclo a fronte del 2,4% della media nazionale.

il “lungo valzer dei commissari”

Il Covid e la gestione dell’emergenza pandemica – nonostante i notevoli risultati della Protezione Civile sul territorio – si sono innestati in un servizio sanitario estremamente fragile. Già nel novembre 2020 la Regione è stata una delle prime a divenire zona rossa, anche in questo caso non per numero di contagi ma per carenza di posti letto in terapia intensiva. Gli allarmanti dati degli ultimi giorni hanno acceso i riflettori sulle ataviche criticità del sistema regionale.

Bisogna fare un passo indietro, e andare al 2010, quando la sanità calabrese venne commissariata per l’attuazione del Piano di rientro voluto dal governo e sancito con il “Decreto Calabria” per risanare i debiti e rilanciare il settore. Il primo commissario nominato fu il Presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti. Nel marzo 2015 è stato l’ingegnere Massimo Scura, dopo una breve parentesi con il generale Luciano Pezzi. Nel 2018 ha retto le storti del settore Saverio Cotticelli, a cui è succeduto poi il prefetto Guido Longo.

Dopo anni di affiancamento statale, la gestione della sanità è tornata alla Regione con il Governatore Roberto Occhiuto, commissario ad acta nominato il 4 novembre 2021 dal Consiglio dei Ministri.

Quali sono i risultati di quello che è stato definito il “lungo valzer dei commissari”? Purtroppo, non è cambiato molto. I dieci anni di gestione statale non hanno giovato né alle casse del sevizio sanitario né ai cittadini calabresi. I Lea, i livelli essenziali di assistenza, sono sotto la soglia di 125 su un minimo di 160. Il disavanzo è di 113 milioni di euro ed è diminuito di soli 6,2 milioni dal 2010. Fatta eccezione dell’Azienda Ospedaliera Bianchi Melacrino Morelli di Reggio Calabria, tutte le Aziende Ospedaliere e ASP hanno avuto il bilancio del 2019 in negativo. Cresce il turismo sanitario, con migliaia di calabresi che sono costretti a farsi curare in altre regioni per mancanza di strutture e medici nella propria. Tra le voci di spesa che hanno influito di più sulle casse regionali quella sulla mobilità passiva, ossia la cifra da corrispondere in compensazione di prestazioni erogate in favore dei calabresi dai sistemi sanitari di altri regionali. E sono i contribuenti calabresi i primi a subirne il peso, economico, oltre che sanitario, considerando che per uno scherzo del destino hanno aliquote fiscali (IRAP e IRPEF) molto più alte. Come si legge nella relazione della Corte dei Conti del 2020, il debito della sanità calabrese è “un mostro che sta divorando la Sanità a danno dei cittadini e dei contribuenti e che determina, inevitabilmente, sottrazione di risorse alla cura della salute“. Molte Asp calabresi sono state sciolte per infiltrazioni mafiose e per incredibili debiti. Tra l’altro, è stato appena chiesto il processo per gli ex commissari Scura e Cotticelli per falsi in bilancio. ll pm Mariangela Farro ha chiesto il rinvio a giudizio di 16 persone, coinvolte nell’indagine “Sistema Cosenza“.

la nuova task force

La Regione Calabria ha nominato, dall’inizio della pandemia, due soggetti delegati per la gestione dell’emergenza sanitaria: uno della Protezione Civile e l’altro il direttore generale del Dipartimento della salute. Da quel momento si è iniziato a lavorare per implementare i posti letto negli ospedali regionali e per la gestione dei tamponi.
L’11 gennaio il dipartimento Tutela della Salute della Regione ha istituito con proprio decreto il nuovo gruppo tecnico regionale per la gestione dell’emergenza covid. Il coordinatore della task force è Andrea Bruni, ricercatore Anestesia e Rianimazione Università Magna Graecia di Catanzaro.

la sfida di Occhiuto: restituire il diritto alla cura

Tweet del 19 gennaio

In un video diffuso sui social il 19 gennaio, Occhiuto ha dichiarato che “Per riformare la sanità in Calabria, dopo 12 anni di commissariamento nei quali non sono stati assunti medici e infermieri, occorre personale qualificato. La riforma della sanità che faremo può servire a restituire il diritto alla cura”.
Il presidente annuncia il nuovo Decreto a sua firma, che autorizza le nuove assunzioni. Solo il tempo ci dirà se il nuovo Governo regionale riuscirà ad imprimere una svolta nella gestione dell’emergenza, non solo quella pandemica.

Giorgia Caianiello
Ho conseguito la laurea magistrale in Governo e Politiche alla Luiss Guido Carli di Roma. Sono appassionata di libri e cultura classica. Nel tempo libero scrivo poesie e corro.
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