lunedì 29 Novembre 2021
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Ance Sicilia: i siciliani pensano al RdC, a rischio 2,5 milioni del Pnrr

L'allarme del Presidente Cutrone: "siciliani refrattari a sviluppo e attaccati al Reddito di Cittadinanza". Il Sud diventi fulcro logistico e economico della nuova strategia commerciale tracciata dai leader di G20 e Cop26

Siciliani refrattari allo sviluppo, attaccati al Reddito di cittadinanza, mentre le imprese che hanno il lavoro sono ridotte con i mezzi di cantiere fermi perché non si trovano conduttori specializzati. Giovani che seguono l’esempio di questi adulti e non scommettono sulle proprie capacità con Resto al Sud e con i concorsi banditi per sfruttare le risorse del ‘Pnrr’, mentre tanti validi talenti sono costretti a emigrare. A tutti questi e ai territori dell’Isola l’Ance Sicilia dice: Sveglia! Il Reddito di cittadinanza non durerà in eterno, basta col tendere la mano aspettando che qualcuno eroghi sussidi mascherati da lavoro! L’assistenzialismo da subito sembra comodo, ma alla lunga desertifica la nostra terra”. È l’allarme lanciato da Santo Cutrone, presidente di Ance Sicilia, secondo cui se la Sicilia non sarà in grado di spendere i soldi del ‘Pnrr’, la prima colpa sarà dei territori siciliani (enti locali e di ricerca, imprese e cittadini) che non si coalizzano e attrezzano per partecipare ai tanti bandi di questi giorni che danno soldi, in totale 2 miliardi e 469 milioni, a chi ha idee e vuole costruire il proprio futuro senza per forza attendere che siano gli enti pubblici a farlo”.

il Sud deve diventare fulcro logistico e economico nella nuova strategia commerciale

Ecco il ragionamento dell’Ance Sicilia. L’incidente della nave ‘Ever Given’ nel Canale di Suez, il blocco per mesi dei principali porti cinesi causa Covid, l’impennata dei noli di container, il caro-materie prime e la carenza di semiconduttori hanno evidenziato “la non più sostenibilità dell’attuale sistema mondiale di trasporti e logistica e hanno imposto una rapida rivoluzione della geopolitica per ridurre i tempi e i costi di trasporto da Usa e Asia verso i mercati di consumo europei. La nuova strategia commerciale, tracciata dai principali operatori economici internazionali e confermata dai grandi della terra nell’ambito del G20 e della Cop26, prevede il graduale spostamento delle produzioni verso quei Paesi a maggiore stabilità politica del Nord-Africa e il rapido trasferimento in Europa di energia pulita, idrogeno e merci prodotti in quelle aree. “Perché ciò sia possibile – riferisce Santo Cutrone – , le potenze mondiali hanno bisogno che Sud Italia e Sicilia non siano più le ultime province dell’impero condannate a isolamento e sottosviluppo, ma siano al più presto attrezzate per svilupparsi a livello endogeno e diventare il fulcro logistico ed economico di questa nuova strategia che sarà ratificata nella prossima riorganizzazione della World Trade Organization così come mediata dal premier Mario Draghi”.

al Sud 121 in arrivo 121 miliardi tra Pnrr e altri fondi, alla Sicilia 5,1 miliardi

Da parte sua, l’Ue ha già provveduto cofinanziando i nuovi cavidotti e gasdotti sottomarini tra Africa e Sicilia e insistendo con l’Italia affinché attrezzi i porti della Sicilia meridionale e della Calabria e completi il corridoio Ten-T, incluso il Ponte sullo Stretto di Messina. “Frattanto – sottolinea il presidente di Ance Sicilia – , nel complesso quadro di investimenti strutturali  per la trasformazione dei nostri territori, tracciato dalla Commissione Ue e dal governo nazionale, l’Ance nazionale calcola nello studio ‘Locomotiva Sud’ che sono a disposizione del Mezzogiorno per la prima volta 121 miliardi di euro: 44,8 miliardi nelle 6 missioni del ‘Pnrr’, 24,2 miliardi di risorse territorializzate del ‘Pnrr’, 6 miliardi tra vecchio Por e React-EU, 16 miliardi dai nuovi fondi strutturali Ue 2021-2027, 13,6 miliardi dal Fsc e 16 miliardi di fondi nazionali con il ‘Pnrr’. La componente delle infrastrutture è sì importante, ma marginale: per la Sicilia, ad esempio, nel ‘Pnrr’ ci sono appena 5,1 miliardi di risorse territorializzate, cioè la stessa cifra che ci trasciniamo da dieci anni per le medesime opere progettate, finanziate e mai appaltate”.

Ciò che, invece, vale di più nel “Pnrr” e negli altri Programmi Ue attivati, è quel famoso 40% per il Sudofferto ai singoli territori affinché autodeterminino il proprio futuro. Già con la prima tranche di 25 miliardi del ‘Pnrr’ erogata da Bruxelles, i bracci operativi della Presidenza del Consiglio e dei nuovi ministeri hanno messo a bando tutti gli strumenti necessari affinché i territori nel loro complesso abbiano la capacità di sviluppare le loro potenzialità: sono quei 29 obiettivi raggiunti su 51 di cui ha parlato il premier al termine dell’ultima Cabina di regia. Ma, mentre le altre aree del Sud stanno rispondendo, quelle della Sicilia languono. Ad esempio, l’analisi del centro studi Srm di Napoli evidenzia che al Sud il 70% di imprese è pronto a investire in innovazione per cogliere le opportunità del “Pnrr”, percentuale che invece in Sicilia non arriva al 50%.

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