sabato 3 Dicembre 2022
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Mimmo Lucano: l’ex sindaco di Riace condannato a 13 anni e due mesi

La condanna è arrivata dal Tribunale di Locri al termine del processo "Xenia". Lucano è accusato di associazione a delinquere, truffa, concussione, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Tredici anni e due mesi di reclusione. È la condanna inflitta all’ex sindaco di Riace (Rc), Mimmo Lucano, dal Tribunale di Locri al termine del processo “Xenia”. La procura di Locri aveva chiesto una condanna a 7 anni e 11 mesi. Lucano è finito sul banco degli imputati nell’inchiesta sulla gestione dei progetti di accoglienza. L’ex sindaco, nello specifico, era accusato, fra l’altro, di associazione a delinquere, truffa, concussione, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Nel chiedere la condanna, il pubblico ministero di Locri, Michele Permunian, nel corso della sua requisitoria aveva affermato che “a Riace comandava Lucano. Era lui il dominus assoluto, la vera finalità dei progetti di accoglienza a Riace era creare determinati sistemi clientelari. Lucano ha fatto tutto questo per un tornaconto politico-elettorale e lo si evince da diverse intercettazioni. Contava voti e persone. E chi non garantiva sostegno veniva allontanato”.

Il Tribunale di Locri ha invece assolto l’ex sindaco di Riace “dai reati allo stesso ascritti” con riferimento, si legge nel dispositivo della sentenza, “alla condotta tenuta a favore” di Alberto Gervasi “perché i fatti non sussistono”, e “dal reato di cui al capo 19, limitatamente al rilascio della carta di identità a favore di El Bahri Jawad per non aver commesso il fatto”. Inoltre, i giudici (presidente Fulvio Accurso, giudici a latere Cristina Foti e Rosario Sobbrio) hanno dichiarato il “non doversi procedere” nei confronti di Lucano “in relazione al reato di cui al capo 17” per “essersi lo stesso estinto per prescrizione”. Infine, il Tribunale di Locri, in relazione ad “ulteriori condotte”, dispone anche per Lucano e per la compagna, Lemlem Tesfahun, “la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Locri”.

L’ex sindaco di Riace: “Sono morto dentro, ho speso la mia vita per la mia terra. Non c’è giustizia”

“Forse nemmeno a un mafioso…”. Così Mimmo Lucano commenta con l’AdnKronos la condanna a 13 anni e 2 mesi nel processo ‘Xenia’. “Io non voglio disturbare più nessuno, mi ritiro da tutto – si sfoga Lucano -, non mi importa più, voglio solo evitare dispiaceri ai miei familiari e ai miei amici, se devo morire, non c’è problema. Io sono morto dentro oggi. Non c’è pietà, non c’è giustizia”. Poi Lucano aggiunge: Ribaltano completamente la realtà, la distruggono. Quando sono tornato dalle misure cautelari, perché mi avevano sospeso da sindaco e cacciato da Riace, i rifugiati mi aspettavano. Adesso Riace è finita.

“Valutate voi con la vostra intelligenza se si tratta di un’ingiustizia – conclude -, io non ho nemmeno i soldi per pagare l’avvocato, se non fosse stato per i miei avvocati non avrei potuto permettermi nemmeno in viaggi per andare in Cassazione.

“Ho speso la mia vita per gli ideali, contro le mafie, ho fatto il sindaco, mi sono schierato dalla parte degli ultimi, dei rifugiati che sono arrivati, mi sono immaginato di contribuire al riscatto della mia terra, è stata un’esperienza indimenticabile, fantastica, però oggi devo prendere atto che per me finisce tutto”. Lo ha dichiarato a LaCNews l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, subito dopo la condanna. “È una cosa pesantissima – ha aggiunto -, non so se per i delitti di mafia ci sono queste sentenze così. È un momento difficile, non so cosa farò. Mi aspettavo una formula ampia di assoluzione”.

L’attacco di Salvini: “Invece di cercare leghisti omosessuali, la sinistra candidi persone per bene”

“Altro che dare la caccia agli omosessuali nella Lega, la sinistra in Calabria candida condannati a 13 anni di carcere”. Così il leader della Lega, Matteo Salvini, attacca commentando la condanna di Mimmo Lucano. “Oggi è uscita la notizia della condanna a 13 anni di qualcuno, un sindaco del Pd, che ha grattato sull’immigrazione clandestina, ma io non gioisco per le sventure altrui”, ha poi aggiunto il leghista parlando in piazza a Mentana. “Ma siccome ci sono le tv che sbirciano e cercano il leghista omosessuali, allora dico che certi giornalisti dovrebbero vergognarsi, a me non interessa che ci siano omosessuali, transessuali, a me interessa che ci siano persone per bene”, conclude Salvini.

A replicare al leader leghista sono le Sardine – “Ricordiamo sommessamente al garantista selettivo che i gradi di giudizio sono tre. Dovrebbe saperlo uno che fa propaganda referendaria sul tema della Giustizia. La ‘Bestia’ non si smentisce mai”, affermano – e la senatrice dem Simona Malpezzi: “Le parole di Salvini su Mimmo Lucano sono quelle di un uomo che ha perso il senso della misura e del pudore. Comprendo le difficoltà di questo momento, ma nulla può giustificare frasi così violente e di cattivo gusto. La politica non può scendere tanto in basso”.

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