venerdì 18 Giugno 2021
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Sud Italia: l’estate piena di incognite di musei, parchi archeologici e luoghi della cultura

Il patrimonio culturale in Calabria, Sicilia, Campania, Basilicata e Puglia si riapre lentamente ai visitatori. Ma cosa c'è da aspettarsi per la stagione estiva 2021? Il report di SUDeFUTURI magazine

Contrapposto a chi nel 2010 aveva dichiarato il contrario (l’allora ministro delle Finanze Giulio Tremonti, ma l’interessato ha più volte smentito), l’adagio “con la cultura si mangia” è (troppo) ottimistico. Con la cultura si mangia, certo, ma solo se prima ti permettono di accedere al banchetto e poi ti lasciano sedere a tavola. In caso contrario, resta solo il malinconico pensiero di un tavolo imbandito da storia e natura, tra i più ricchi al mondo, ma spesso negato a chi ci potrebbe trovare non solo cibo per lo spirito, ma anche stipendi per campare e quindi economia da far girare. E se il lockdown da Covid non ha aiutato, la fine del lockdown non significherà la fine dei problemi. Quindi, cosa c’è da aspettarsi dall’estate 2021, in particolare nel nostro Sud?

Verso l’estate 2021

Di certo, mentre il settore turistico confida nel bisogno di svago di italiani e stranieri per risollevare i dati disastrosi del 2020, anche sui luoghi della cultura si riaccendono fari speranzosi. Alla vigilia di un’estate di riaperture si prevede comprensibilmente che parchi archeologici, castelli, musei tornino a fare loro “mestiere”: attirare. Sul piano pratico, i lacci delle normative anti-covid si sono gradualmente allentati in concomitanza con il decrescere dei numeri della pandemia: oggi si può accedere ai luoghi della cultura anche nel fine settimana e senza l’obbligo di prenotazione (ad eccezione dei siti che abbiano fatto registrare nel 2019 oltre un milione di visitatori).  Cancelli aperti e portoni spalancati, quindi? Magari.

Chiuso, e non per Covid

A Locri, in Calabria, sul sito dell’antica colonia greca di Locri Epizefiri, si estende uno dei  parco archeologici  più vasti della regione; sul corso cittadino, invece, si affaccia il museo nazionale di Palazzo Nieddu del Rio con una spettacolare collezione d’arte antica. Il visitatore però non avrà l’imbarazzo della scelta. “Se teniamo aperto il parco non riusciamo a garantire l’apertura del Museo. Non abbiamo sufficiente personale”, confessa il neo direttore del parco archeologico di Locri, Elena Trunfio. Problema locale? Problema meridionale? Macché. “E’ un gravissimo problema del sistema cultura italiano. Solo per farle capire: su 350 unità di personale previste per la Direzione regionale musei Calabria, oggi ne abbiamo 120. E’ una carenza che si spalma su tutti i livelli: dai custodi agli amministrativi ai funzionari”. Un sistema zoppicante che in Calabria dovrebbe garantire manutenzione, valorizzazione e accesso a 16 siti statali, tra luoghi monumentali, parchi archeologici e musei. Come dire, il lockdown da Covid passa, quello da carenze sistemiche resta. “Intendiamoci – aggiunge Trunfio -: le chiusure imposte dal Covid sono state veramente traumatiche. Vedere musei e parchi deserti faceva male al cuore. Ma il vero problema è riuscire ad avere gli strumenti per garantire una piena fruizione del nostro patrimonio. Le faccio un esempio: il ministero aveva imposto la prenotazione obbligatoria, ma la direzione regionale non è dotata di un sistema di prenotazione. Toccava, quindi, procedere con prenotazioni telefoniche e quindi destinare un’unità di personale in ogni sito a questo compito”.

Visitatori post lockdown

Vecchi problemi ma anche nuove tipologie di visitatori, combattuti tra la voglia di ritornare sui luoghi della cultura e l’abitudine alla fruizione on line che il lockdown ha lasciato come eredità. “Stiamo ricevendo molte telefonate da chi chiede informazioni e dimostra il desiderio di un contatto diretto con la cultura, ma stiamo anche notando come la partecipazione ad eventi specifici, come conferenze ed incontri, si sia spostata verso la fruizione a distanza”, conferma Trunfio. Forse solo scorie psicologiche da isolamento che la sterminata offerta culturale del Sud potrà contribuire a contrastare. Qualche dubbio? Eccovi una rapida panoramica per rinfrescare la memoria, e magari far preparare la valigia agli incerti.

Calabria

I Bronzi di Riace

Non solo Bronzi di Riace. Le due statue del V sec. a.C, ospitate presso il Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, continuano a rappresentare il “piatto” più conosciuto del ricco tavolo calabrese (insieme con il vasto giacimento di parchi archeologici e siti monumentali). Si sbaglierebbe, però, a trascurare quanto di nuovo si sta muovendo (finalmente) in termini di valorizzazione dell’eredità culturale del territorio. Due riconoscimenti tra i tanti: l’Aspromonte promosso “Unesco global geopark” e la città di Vibo Valentia eletta “capitale italiana del libro 2021

Sicilia

Il Teatro greco di Siracusa

Una buona notizia per gli appassionati di tutta Italia (e non solo): dopo il traumatico anno di stop, tornano gli spettacoli del dramma antico al Teatro greco di Siracusa. La stagione 2021 schiera autentici “pezzi da novanta” della tradizione classica: Coefore ed Eumenidi di Eschilo, Baccanti di Euripide e Nuvole di Aristofane. L’Inda (Istituto nazionale del dramma antico) potrà inoltre contare sulla deroga concessa dalla Regione Sicilia al numero massimo di spettatori per ogni spettacolo: potranno essere in 3mila a sedere sui gradini dell’antica cavea. Una festa della cultura ritrovata.

Campania

Gli scavi archeologici di Pompei

Pompei, Ercolano, Paestum, Cuma, Campi Flegrei. Per gli amanti dell’archeologia, o per chi voglia solo assaporare il fascino di una passeggiata tra alberi in fiore, templi greci o antiche città romane, la Campania è scrigno ricchissimo. Anzi, inesauribile, come dimostrano le recenti scoperte a Pompei, città romana “congelata” nel tempo dalla cenere con cui il Vesusio la seppellì nel 79 d.C.  e oggi patrimonio mondiale dell’Umanità. Ma il banchetto culturale campano, tra una sfogliatella e una pizza fritta, è davvero per tutti i gusti. Per gli appassionati di re, regine e castelli (Reggia e parco di Caserta, Castel dell’Elmo e Castel dell’Ovo a Napoli), per i cultori dell’arte (Museo della Cappella di Sansevero a Napoli) e della poesia (parco e tomba di Virgilio e Leopardi a Napoli). Una rassegna limitatissima, considerati i grandi numeri del sistema cultura campano: sono 25 i siti gestiti dalla direzione regionale Musei Campania, cui bisogna aggiungerne 9 dotati di autonomia gestionale (tra questi, il Museo archeologico e il palazzo Reale di Napoli).

Basilicata

Ad Aliano sulle tracce di Carlo Levi (allo scrittore è dedicato un parco letterario), o a Matera sulle orme degli antichi abitanti dei Sassi (casa-grotta di Vico Solitario) e, infine, a Metaponto, sul sito di una delle più importanti colonie della Magna Grecia. La “piccolina” del Sud ha grande non solo il cuore ma anche l’offerta culturale (che comprende percorsi di cineturismo), riconosciuta d’altronde nel 2019 con la nomina di Matera come capitale europea della cultura.

Puglia

Sole, vento e… castelli. Per gli appassionati del genere la Puglia offre siti monumentali di straordinario fascino: Castel del Monte ad Andria, il Castello svevo di Trani, il Castello di Copertino e quello di Bari. E per chi non sa scegliere tra antico e moderno c’è una “chicca” come il parco archeologico di Siponto, nei pressi di Manfredonia, dove l’archeologia dialoga con l’arte contemporanea grazie ad un’installazione in rete metallica di Edoardo Tresoldi,  che richiama l’ultima fase dell’antica basilica paleocristiana.

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Francesca Chirico
Docente di lettere, giornalista e scrittrice. Nata a Reggio Calabria, ha coordinato l’archivio web multimediale www.stopndrangheta.it, occupandosi di cronaca nera e giudiziaria; ha collaborato con “Narcomafie” e Linkiesta. È autrice, tra gli altri, del romanzo “Arrovescio”, del saggio-inchiesta “Io parlo. Donne ribelli in terra di ’ndrangheta”, coautrice del saggio “La ‘ndrangheta davanti all’altare”. Ha scritto per il teatro “Teresa. Un pranzo di famiglia”.
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