venerdì 18 Giugno 2021
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Letizia Battaglia e la sua Sicilia: la fotografia come arma contro la mafia

Letizia non è stata solo una fotografa di mafia, odia essere definita così. Il suo sogno è sempre stato la redenzione della sua amata terra, irrealizzabile da complice dell’omertà. Infatti, nei suoi scatti mostra Palermo per quella che è: sceglie il bianco e nero affinché nulla prevalga sul contenuto delle immagini

Letizia Battaglia è una combattente, sia di nome che di fatto. La combinazione tra la sua personalità autentica e irriverente ed una macchina fotografica, rappresenta l’arma perfetta per contrastare la mafia. Le sue fotografie testimoniano la brutalità di una realtà che non lascia spazio all’indifferenza.

UNA CARRIERA POLIEDRICA

Letizia Battaglia nasce a Palermo nel 1935. Nel 1972 la gelosia del padre e un matrimonio senza amore la costringono a trasferirsi a Milano e a lasciare a malincuore la Sicilia, per sfuggire da una vita che non le appartiene. Sarà una macchina fotografica, regalata da un’amica, a renderla davvero libera. Tornata a Palermo esordisce come giornalista per L’Ora, fino a diventare la prima fotografa italiana a lavorare per un quotidiano, pur non possedendo alcuna formazione accademica. La devozione per la sua terra e l’impegno civile si trasformano in impegno politico: alla fine degli anni ’80 diventa consigliere e poi assessore al comune di Palermo. L’esperienza politica è una cosa bellissima, delle più belle che io abbia vissuto, perché potevo fare le cose per Palermo. Nel 1977 realizza uno dei suoi sogni e apre il laboratorio di informazione fotografica, l’IF: una piccola galleria d’arte dove chiunque possa sentirsi felice, con la speranza di dare una seconda opportunità alla sua città. Letizia, nel 1985, è la prima donna europea a vincere il Premio Eugene Smith grazie al suo innovativo punto di vista in ambito sociale e politico.

I SUOI SCATTI COME TESTIMONIANZA

Le sue foto catturano tanto la bellezza della sua città, quanto il dolore, l’ingiustizia, la morte e la corruzione. Tra gli scatti più eclatanti si ricordano l’omicidio Mattarella e l’incontro segreto tra il senatore Andreotti e Nino Salvo, mafioso siciliano. La presa di coscienza di tali realtà ha suscitato in Letizia un incontenibile istinto materno, un attaccamento morboso nei confronti della sua terra. La fama raggiunta le dà il privilegio di avere una voce, che usa per parlare a nome dei suoi concittadini. Il desiderio che le cose cambino le impedisce di avere paura. Il suo è un sacrificio, anche se non le è mai pesato, in onore del bene comune. Dietro ogni sua battaglia c’è generosità, amore per il prossimo e l’esigenza di testimoniare.

UNA VERA COMBATTENTE

Letizia non è stata solo una fotografa di mafia, odia essere definita così. Il suo sogno è sempre stato la redenzione della sua amata terra, irrealizzabile da complice dell’omertà. Infatti, nei suoi scatti mostra Palermo per quella che è: sceglie il bianco e nero affinché nulla prevalga sul contenuto delle immagini. Non si preoccupa di abbellire la realtà, anzi, è la sua brutalità a poter scuotere gli animi e stimolare il cambiamento. Questo rende i suoi scatti testimonianza diretta di una delle pagine più buie e tristi della storia contemporanea, di un passato ancora attuale che Letizia resta determinata a combattere. Forse, è questo il suo insegnamento più grande.

Il ritratto è stato redatto per un project work del corso di Comunicazione d’Impresa – Laboratorio di Strategie Pubblicitarie dell’Università La Sapienza di Roma dal gruppo “We in Agency” (Chiara Bonetti, Livia Cappetta, Susanna De Rosa, Federica Di Biasi, Emanuela Ferraro, Rebecca Giuliani, Lucia La Cortiglia, Sara Leonardi, Lucrezia Mottola, Arianna Petrini) 
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