lunedì 29 Novembre 2021
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Da Ciampi a Draghi, come sono cambiati i ministeri

Il numero dei ministeri con portafoglio è stabilito per legge, ma la cifra è cambiata molte volte nel corso degli anni, così come le funzioni svolte. Fino a oggi erano 14, ma il previsto scorporo del ministero del turismo da quello della cultura porterà a 15 questa cifra

articolo tratto da openpolis.it


Dopo aver giurato sabato scorso, il nuovo governo Draghi ha ricevuto ieri la fiducia dal Senato ed oggi riceverà quella della Camera. Una delle principali novità è la creazione del nuovo ministero del turismo. Leggendo la lista dei ministri dopo aver sciolto la riserva, Mario Draghi ha esplicitato l’intenzione di creare un nuovo ministero con portafoglio al turismo, separandolo da quello della cultura.

Questo dicastero non è una novità. Il ministero del turismo e dello spettacolo venne istituito con la legge 617/1959, dal governo Segni II e venne abolito nel 1993 con un referendum abrogativo. In seguito, dopo esser stato affidato ad un ministro senza portafoglio, a Michela Brambilla, sotto il governo Berlusconi IV, nel governo Monti viene assegato al ministro per il turismo e lo sport Piero Gnudi, che aveva anche la delega agli affari regionali. Dal 2013 al 2018 la competenza è stata accorpata al ministero dei beni culturali, in seguito spostato durante il Conte I tra le competenze dell’agricoltura.

Infine, nel 2019, con il governo Conte II con l’approvazione delle camere del decreto legge sul riordino dei ministeri, la competenza del turismo ritorna al ministero dei beni culturali, guidato dall’allora Dario Franceschini. Questo esempio ci fa capire come l’organizzazione dei ministeri possa cambiare nel tempo: negli ultimi trent’anni i casi di questo tipo sono stati molti.

Come funzionano i ministeri in Italia

In Italia, i ministri possono essere con o senza portafoglio. I primi sono a capo di un ministero vero e proprio, dotato di una capacità di spesa, a differenza dei ministri senza portafoglio i quali non dispongono di un ministero autonomo. Quest’ultimi svolgono principalmente le funzioni che il presidente del consiglio delega loro e non detengono un proprio bilancio. Nonostante questa differenza, sono a tuti gli effetti dei ministri e siedono al consiglio dei ministri.

Se il numero di ministri senza portafoglio non è predeterminato, quanti sono e di cosa si occupano i ministeri con portafoglio è stabilito dalla legge, come previsto dalla Costituzione.

Il numero dei Ministeri è stabilito in quattordici. Il numero totale dei componenti del Governo a qualsiasi titolo, ivi compresi Ministri senza portafoglio, vice Ministri e Sottosegretari, non può essere superiore a sessantacinque – D.Lgs 20/99 n.200, art.2, comma 4bis

Questo non significa che nel corso del tempo il numero di ministeri non sia variato. Il caso più recente è avvenuto con il governo Conte II, partito con 13 ministeri, poi diventati 14 a gennaio 2020, in seguito allo spacchettamento del “ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca”. Questo ministero, infatti, durante il governo Conte II,  è stato diviso in due: quello dell’istruzione e quello dell’università e della ricerca.

Draghi: il governo con più ministeri con portafoglio dal 2008

Numero di ministri con portafoglio dal 1993 (Ciampi) al governo attuale di Draghi.

Alla fine della I repubblica i ministeri erano oltre 20, poi nel tempo sono diminuiti sino agli attuali 14. Un processo di riduzione che è dovuto a tanti fattori, a partire dal ruolo dei referendum abrogativi dei primi anni 90. Per poi arrivare ad una razionalizzazione con la riforma Bassanini che stabilì il numero di ministeri a 12. Nell’ultima legislatura il dato mostra una crescita, prima con il già citato caso del Miur, poi con la creazione del nuovo ministero del turismo affidato a Garavaglia. Vediamo le tappe principali in cui questo processo si è sviluppato negli ultimi venti anni.

Come emerge anche dal grafico, ci sono tre momenti in cui il numero di ministeri è variato maggiormente.

1993: l’anno dei referendum abrogrativi

Il primo è nel 1993, durante il governo Ciampi: un anno caratterizzato da sfiducia nella politica (era appena esploso il caso tangentopoli) e dal forte impatto dei referendum abrogativi sulla legislazione, a partire da quella elettorale.

In particolar modo, i radicali promuovono una serie di referendum abrogativi nell’ottica di ridurre il numero, considerato elevato, di ministeri. In quest’occasione vengono abrogati tre ministeri: il ministero delle partecipazioni statali (sì 90,11%, no 9,89%) e le cui competenze vengono riassegnate al ministero del tesoro. Il secondo quesito referendario verteva sull’abrogazione del ministero dell’agricoltura (sì 70,23%, no 29,77%) che cambierà nome in “ministero per le risorse agricole, alimentari e forestali”, subendo anche una riorganizzazione interna. Ed infine, il terzo ministero che viene abrogato per via referendaria è il ministero del turismo e spettacolo (sì 82,3%%, no 17,7%) che verrà scorporato e le cui funzioni attualmente rientrano nel ministero per i beni e le attività culturali.

21 i ministeri nel 1993 con il governo Ciampi

1999: la riforma Bassanini attua una riorganizzazione capillare

Dopo la stagione referendaria dei primi anni ’90, si fa strada il progetto di ridurre il numero di ministeri e accorparne le funzioni, per razionalizzare l’apparato pubblico statale. Nel 1997, con il governo di centrosinistra, viene varata una legge delega (59/1997), che all’articolo 11 dà mandato al governo di riordinare i ministeri, anche procedendo a soppressioni e fusioni. Questa legge viene attuata attraverso la riforma Bassanini ( decreto legislativo n.300) che stabilisce in 12 il numero di ministeri. Nello specifico, i dicasteri fissati dalla nuova modifica di legge sono:

1. Ministero degli affari esteri
2. Ministero dell’interno
3. Ministero della giustizia
4. Ministero della difesa
5. Ministero dell’economia e delle finanze
6. Ministero delle attività produttive
7. Ministero delle politiche agricole e forestali
8. Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio
9. Ministero delle infrastrutture e dei trasporti
10. Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
11. Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca
12. Ministero per i beni e le attività culturali

Il testo prevedeva che questa riforma sarebbe entrata in vigore solo con la legislatura successiva (dal 2001). Le elezioni del 2001 furono vinte dalla coalizione di centrodestra e il secondo governo Berlusconi recepì la riforma, pur con delle modifiche: il numero di ministeri venne portato a 14. Infatti, ai già citati ministeri si aggiungono il ministero della comunicazione e quello della salute, che viene scisso dal ministero delle politiche sociali.

Inoltre, aggiunto a quanto appena citato, il ministero dei lavori pubblici scompare e le sue competenze vengono assorbite all’interno del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, istituito con la riforma.  La parte residua del dicastero dei lavori pubblici viene assegnata al ministero dell’ambiente, che sempre in virtù della riforma Bassanini, viene ridenominato ministero dell’ambiente e della tutela del territorio.

Aggiunto a questo, anche il ministero per i beni, le attività culturali e il turismo (nome assunto dal 2019) è soggetto a una riorganizzazione del dicastero. Infatti, con la riforma Bassanini, vengono incluse all’interno delle competenze di questo ministero anche quelle dello sport e del turismo.

Questa organizzazione ministeriale rimarrà in vigore fino al 2006, anno in cui entra in carica il governo Prodi II (2006-2008). Nel 2006, i ministeri cresceranno sino ad essere 18, un incremento dovuto anche alla necessità di portare al governo gli esponenti dei molteplici partiti che componevano la coalizione di centrosinistra. Infatti, durante i due anni di governo vi sono alcuni spacchettamenti di ministeri già presenti: si istituiscono il ministero delle infestrutture e quello dei trasporti.

Il ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca viene scisso in due nuovi dicasteri: quello della pubblica istruzione e quello dell’università e della ricerca. Inoltre, nel secondo governo Prodi vengono instaurati tre nuovi ministeri: quello dello sviluppo economico (Pierluigi Bersani, ex ministero delle attività produttive), quello del commercio internazionale (Emma Bonino) e quello della solidarietà sociale (Paolo Ferrero).

Alcuni spacchettamenti attuati da questo governo verranno, nell’ultimo governo Berlusconi, riuniti, come il ministero delle infrestrutture e dei trasporti e il ministero della salute e delle politiche sociali, ristabilendo nuovamente 12 ministeri.

18 ministeri durante il secondo mandato di governo di Prodi, appoggiato da una coalizione eterogenea

2008: la finanziaria riporta i ministeri alla riforma Bassanini

Al termine del governo Prodi II viene emanata la legge finanziaria 2008, che tra le varie disposizioni prevede, all’articolo 1 comma 376, il ripristino dell’organizzazione ministeriale prevista dalla riforma Bassanini a partire dal governo successivo rispetto a quello in carica.

A partire dal Governo successivo a quello in carica alla  data di entrata in vigore della presente legge, il numero dei Ministeri è stabilito dalle disposizioni di cui al decreto legislativo 30  luglio 1999, n. 300 – Legge 24 dicembre 2007, n. 244

Inoltre viene previsto che il numero di componenti del governo totale (compresi ministri senza portafoglio, viceministri e sottosegretari) non possa superare i 60 membri. Poche settimane dopo l’approvazione della finanziaria, il governo Prodi II va in crisi e si arriva alle elezioni anticipate del 13 e 14 aprile 2008, vinte dalla coalizione di centrodestra. Per questa ragione è il successivo esecutivo a recepire il ripristino della Bassanini previsto dalla finanziaria, il governo Berlusconi IV, composto da 12 ministri. Viene eliminato il ministero del commercio internazionale, istituito sempre dal governo Prodi II e guidato da Emma Bonino, le cui competenze vengono incluse all’interno del ministero dello sviluppo economico. Ed infine, anche il ministero dell’istruzione viene riunito assieme a quello dell’università e della ricerca, precedentemente spacchettati.

12 ministeri attivi con il governo Berlusconi IV, il numero più basso dal 1993

2014-2021: nuovi cambiamenti

Dal secondo governo Prodi ad oggi, le modifiche all’organizzazione dei ministeri, pure numerose e frequenti, sono state molto più limitate. Tuttavia sono state apportate alcune modifiche nei governi successivi e hanno fatto sì che il numero dei ministeri variasse.

Nel 2009, con il governo Berlusconi IV, viene nuovamente spacchettato il ministero delle politiche sociali e della salute, in due dicasteri come era stato già effettuato nei governi Berlusconi II e III. Dal 2013 il ministero della salute rimane una componente autonoma all’interno del governo, attualmente presente.

Tra questi rientra il ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (governo Gentiloni) che, nel 2017, con la riforma Madia ha subito delle variazioni sulle materie di competenza. Infatti, la riforma ha soppresso il corpo forestale dello stato, che fino a quel momento era competenza del Mipaaf e che dal 2017 in poi il dicastero ricoprirà soltanto alcune funzioni amministrative in materia forestale.

Nel 2019, sotto il governo di Conte I  la competenza del turismo viene trasferita al ministero dell’agricoltura guidato dal leghista, Gian Marco Centinaio. L’anno successivo, con il secondo mandato del governo Conte si istituiscono nuove riorganizzazioni ministeriali. In particolar modo, toglie le competenze attinenti al turismo al Mipaaf (104/2019), dell’anno precedente, che ritorna a far parte del ministero per i beni, le attività culturali e il turismo, cambiando di conseguenza denominazione. Dopo le dimissioni del ministro del Miur Fioramonti, il ministero viene scorporato in due dicasteri:  quello dell’istruzione e quello dell’università e della ricerca.

Infine, con il governo Draghi si arriva a quota 14 ministeri al giorno del giuramento, un numero di cui è già previsto l’aumento. Il ministero del turismo, in attesa di una modifica del decreto legislativo 300/1999, è stato creato senza portafoglio, con il leghista Massimo Garavaglia delegato al “coordinamento di iniziative nel settore del turismo”. Ma, come dichiarato al momento dello scioglimento della riserva dal premier, diventerà un ministero vero e proprio, attraverso una divisione del Mibact. In tal modo i ministeri con portafoglio potranno nuovamente aumentare e il governo Draghi avrà 15 ministeri, il numero più alto dopo il record del governo Prodi II.

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