mercoledì 22 Settembre 2021
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A LATO DEL COVID: LA SALUTE E LA SANITÀ CHE VERRANNO

Livia Azzariti intervista Massimo Andreoni, Francesco Caruso, Tiziana Frittelli e Fiammetta Pilozzi


PUOI VEDERE LA SESSIONE INTEGRALE A PARTIRE DAI MINUTI 1:21:00

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Della sanità che dovrà essere ridisegnata e ricalibrata alla luce delle nuove esigenze e sulla scorta delle amare lezioni della pandemia si è parlato nell’ultimo panel della seconda giornata di di SUDeFUTURI, Annual meeting della Fondazione Magna Grecia, dal 9 all’11 dicembre in diretta streaming dal Palazzo dell’Informazione di AdnKronos, in piazza Mastai a Roma. A discuterne, con interventi moderati dalla giornalista Livia Azzariti sono stati Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società Italiana Malattie Infettive, Francesco Caruso, presidente dell’Associazione nazionale chirurghi senologi e Tiziana Frittelli, presidente Federsanità Anci e la sociologa e responsabile scientifica della Fondazione Magnagrecia Fiammetta Pilozzi, insieme al presidente di FMG, Nino Foti.

Fiammetta Pilozzi e Nino Foti

La pandemia ci ha fatto comprendere che la salute è un problema globale

“La pandemia ci ha fatto comprendere che la salute è un problema globale, dunque che non riguarda né l’individuo né le singole nazioni – mette subito in chiaro Andreoni – E questo vale in maniera assoluta per le malattie infettive, per le quali serve da parte del singolo quel salto di qualità che spesso manca, cioè capire che non possiamo essere interessati solo alla nostra salute ma dobbiamo esserlo a quella della comunità. Seconda cosa, questo evento ha messo a nudo delle criticità all’interno della sanità. È un problema che riguarda tutto il mondo”.

L’intervento di Massimo Andreoni

“Dovremo ragionare su come ripensare il sistema-ospedale e riportare la medicina sul territorio perché questo è un evento eccezionale, ma ricapiterà perché il mondo è globalizzato, i climi cambiano, ci sono tante situazioni che portano a modificare il naturale patrimonio di malattie con cui tutti quanti ci confrontiamo. Che non ci si aspettasse un evento del genere è grave, perché pandemie in questi anni ce ne sono state tante. La Mers, la Sars. Però ogni volta si chiude lì il problema. Ed è proprio questo paradigma che bisogna cambiare. Bisogna comprendere che bisogna essere pronti a questi eventi”.

Il covid sta creando un’emergenza per le diagnosi delle neoplasie

Il collegamento con Francesco Caruso

Il Covid però – dice Francesco Caruso, presidente dell’Associazione nazionale chirurghi senologi – sta creando anche un’emergenza nell’emergenza in termini di diagnosi tardive di neoplasie legate anche al rallentamento dello screening. “Ancora una volta il Sud ha pagato più fortemente lo scotto di questa situazione. Lo screening del tumore alla mammella ha subito un duro colpo. Si è visto che oltre 500mila esami non sono stati attuati. Circa duemila tumori non sono stati diagnosticati nel periodo di fermo dell’attività. Già a luglio ci siamo accorti che il numero delle pazienti che giungeva da noi per essere trattate presentava tumori in stadio più avanzato, quindi siamo dovuti tornare ad un maggior numero di interventi ablativi. E anche qui notiamo una differenza fra Nord e Sud. Se al Nord abbiamo avuto in media un 50% di stop degli screening, in regioni come la Calabria arriva al 65-70%”. Per il futuro, se il Covid19 dovesse continuare ad essere una sfida anche nel 2021, spiega Caruso “è necessario che ci siano percorsi specifici e sicuri per questi pazienti, che di per sé sono pazienti fragili. Esiste un test genomico – è un test molecolare – che al di là delle manifestazioni cliniche e biologiche della malattia neoplastica, ci dà delle informazioni particolari ma attualmente  è possibile solo in Lombardia e Trentino Alto Adige. Per un certo set di pazienti, potrebbe essere messo a disposizione ovunque in modo da evitare una serie di chemioterapie inutili”.

le persone più vulnerabili socialmente vengono aggredite di più

La diretta con Tiziana Frittelli

 Per Tiziana Frittelli, presidente Federsanità Anci e direttore generale del policlinico di Torvergata, “questa pandemia ci ha messo spalle al muro rispetto a quello che già sapevamo, cioè che una cosa è parlare di sanità e altra è parlare di salute, cioè di benessere del cittadino che va costruito nei luoghi in cui vive. Abbiamo capito che non ci può essere una presa in carico sanitaria se non c’è anche una presa in carico sociale e che le persone più vulnerabili dal punto di vista sociale vengono aggredite di più non solo dalla pandemia, ma anche dalle malattie croniche, quindi bisogna fare rete. Per questo Federsanità ha firmato un importante accordo con Anci, per pensare non solo a come affrontare i problemi della pandemia, ma anche per mettere a punto una visione strategica per sviluppare nuovi stili di vita attraverso l’empowerment del cittadino”. E iniziative specifiche, annuncia, sono allo studio per la Calabria.

si stanno aprendo fratture di comunicazione

“Quello che stiamo rilevando – dice la sociologa e responsabile scientifica della Fondazione Magnagrecia Fiammetta Pilozzi – è che ci sono fratture di comunicazione che si stanno aprendo e non si stanno risaldando. La mancata prevenzione, cioè lo scollamento fra il comportamento che si mette in essere e quello dovuto si deve al fatto che nella nostra mente al momento si è stabilito una sorta di codice binario che mette in prima istanza quelli che sono i bisogni primari delle persone, cioè vivere e morire. E questo fa sì che tutto ciò che sta intorno, ad esempio la diagnostica, passi in secondo piano. In futuro si dovranno ricostruire queste fratture. Allo stesso modo si dovranno ricucire le fratture che si stanno sviluppando all’interno delle famiglie con pazienti Covid, con cui non riescono a rimanere in contatto”. Se la tecnologia dovesse intervenire a supporto, fa notare, “richiederà alfabetizzazione digitale”. In futuro, dice Pilozzi, “dobbiamo sviluppare degli interventi forti di empowerment della popolazione in termini di alfabetizzazione alla salute, che significa anche alfabetizzazione ecologica, rispetto agli stili di vita, alla prevenzione. Le università hanno un ruolo in tutto questo, ma molto possono fare anche soggetti come la Fondazione, in termini di promozione della cultura della salute”. Per il presidente Nino Foti “del resto in Magna Grecia è nata la medicina con Alcmeone, che era un allievo di Pitagora. È stato il primo ad occuparsi di anatomia. Il ritorno al passato non significa guardarlo in modo sterile, ma saper trarre lezioni per il futuro”.

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