SALUTE, SICUREZZA E LIBERTÀ: UN DIFFICILE EQUILIBRIO

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A confronto su un tema delicato e complesso Antonio Baldessarre, Federico Cafiero de Raho, Gian Maria Fara e Francesco Macioce, con la moderazione di Paolo Mieli


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Il difficile equilibrio fra libertà personali e sicurezza sanitaria, ma anche il rischio che le mafie approfittino dell’insicurezza economica che la pandemia ha causato per controllare la vita economica e sociale del Paese. È tema complesso e dalle molteplici sfaccettature etiche, politiche ed economiche quello al centro della seconda sessione tematica di   #UNLOCK_IT, seconda edizione di SUDeFUTURI, Annual meeting della Fondazione Magna Grecia, in diretta streaming dal Palazzo dell’Informazione di AdnKronos, in piazza Mastai a Roma.
A discuterne, spiega in apertura il giornalista e direttore di SUDeFUTURI Alessandro Russo il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, il presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldessarre, il presidente di Eurispes, Gian Maria Fara e l’ordinario di diritto privato dell’Università di Roma 3 Francesco Macioce, con interventi coordinati dal giornalista e saggista Paolo Mieli, mentre segue dallo studio principale di AdnKronos, il presidente di Fondazione Magna Grecia, Nino Foti.

contrasto alle mafie: da de raho segnali di ottimismo

Sul fronte del contrasto alle mafie, sembra ottimista il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, per il quale il sistema di contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata  nell’accesso a finanziamenti e appalti nell’ambito dell’emergenza coronavirus “credo che stia funzionando e anche molto bene perché sono state numerosissime le indagini che hanno evidenziato i movimenti delle organizzazioni criminali e dei pregiudicati per reati di mafia” che sono riusciti ad accaparrarsi indebitamente sussidi e aiuti come i bonus spesa. Le indagini – spiega Cafiero de Raho – hanno saputo individuare e bloccare quelle aziende di mafia che hanno tentato di fare business sulla pandemia. “Con il modello interistituzionale e di collaborazione tra forze di polizia, magistratura e agenzia delle Dogane si è riusciti a bloccare inizialmente l’acquisto di mascherine e poi procedere per turbata libertà degli incanti, e poi alla individuazione delle società con partecipazione italiana costituite in Qatar e su cui c’è ancora in corso un’indagine”, continua Cafiero De Raho. Il rischio di infiltrazione, spiega il procuratore c’è, anche perché le mafie hanno acquisito la capacità di dissimulate la loro natura e la loro presenza, e interventi, acquisti e appalti in emergenza, oggi affidati al commissario Domenico Arcuri, possono essere un’occasione ghiotta. “Su questo c’è massima attenzione da parte nostra – assicura Cafiero de Raho – ma sono chiaramente ambiti diversi di intervento”.

Di certo, aggiunge il procuratore, l’Italia può contare su “una legislazione sia in materia antimafia, sia di anticorruzione che è la prima nel mondo. Dall’estero guardano ad esso come un modello per quello che negli anni l’Italia è riuscito a fare, fin dagli anni ’70”. In più, c’è una specializzazione sempre maggiore delle forze di polizia. “Come Procura Nazionale antimafia – aggiunge il procuratore – abbiamo avviato un tavolo tecnico, con Agenzia nazionale delle Dogane e Scico sulla criminalità organizzata proprio per anticipare i movimenti della criminalità, sia per anticipare i movimenti nell’ambito dei finanziamenti sia per quanto riguarda la corruzione”. A confermare che gli anticorpi ci sono, specifica Cafiero de Raho, sono proprio le mafie che da tempo hanno spostato all’estero i propri investimenti, ritenendo i controlli presenti in Italia troppo difficili da eludere per costituire delle nuove società. Di certo, spiega, a imprese e ditte in difficoltà è  è importante che lo Stato arrivi prima delle mafie, per evitare che, complice la crisi si impadroniscano di quel soggetto economico. “Se arriva lo Stato – afferma il procuratore capo della Dna – si impedisce alle mafie di entrare con il loro denaro, che altrimenti si possono impadronire di quel soggetto economico. Il rischio è che si impossessino dell’anima dell’economia, alterandola ed è assolutamente da evitare”.

baldassarre: preoccupa l’accentramento di poteri

Decisamente più preoccupato è invece il presidente emerito della Corte Corte Costituzionale, Antonio Baldassarre, che lancia l’allarme “siamo il Paese che insieme agli Stati Uniti ha accentrato i poteri. Anche la Francia che ha una forma di governo semipresidenziale ha investito il Parlamento dell’Italia sui provvedimenti riguardo la pandemia. Credo che siamo in una situazione di squilibrio costituzionale abbastanza evidente, perché il premier non solo ha in qualche modo, in previsione del Recovery fund, puntato ad accentrare ancora più i poteri su di sè e su queste famose task force, ma il Parlamento è l’ultimo a sapere le cose. In un sistema di governo parlamentare questo non è il massimo della correttezza costituzionale”. Per Baldessarre, c’è anche un uso “frequente e spregiudicato dei Dpcm che scavalcano tutti i controlli” e sono oggi utilizzati per scopi che esulano da quelli per cui sono nati. “C’è un terremoto in Irpinia e allora si interviene con il Dpcm. Ma di fronte a una pandemia mondiale, e che coinvolge poteri dentro e fuori il Paese, è chiaro che il Dpcm è uno strumento assolutamente inadeguato. O, meglio, non conforme a quanto prevede nostro ordinamento”.

macioce: il dpcm è uno strumento d’urgenza

Francesco Macioce negli studi allestiti nel Palazzo dell’Informazione di AdnKronos

Di tutt’altro orientamento è invece  Francesco Macioce, professore ordinario di diritto privato di Roma3, per il quale, “nonostante il diritto privato oggi sia «provato»” il Dpcm  va considerato uno strumento d’urgenza, “estremamente delicato perché incide su libertà fondamentali”, ma dettato da motivi di urgenza ed efficienza. “Il Sud ha dato una risposta più convinta e questo mi induce a pensare che questa risposta di legalità sia stata vivificata a livello nazionale da una qualche considerazione morale della legalità, che poi è quella che molti auspicano per aumentare il fattore di coesione sociale e le restrizioni e le regole che sono dettate a salvaguardia di quelle libertà fondamentali. Non penso che l’ottica sia quella del bilanciamento, ma si tratta di limiti solo in apparenza. Vanno considerati una rinnovata dimensione di questi diritti, che non sono limitati dall’altro ma vivono in quanto rispettano l’altro”.

fara: senza il sud non si va da nessuna parte

Apre invece un nuovo filone, tutto concentrato a Sud, la considerazione che “da osservatore” il presidente emerito Baldessarre fa sulle linee strategiche di governo. “Molti ministri sono del Sud ma una politica per il Sud non si vede – sottolinea –  Se guardiamo alla situazione sanitaria del Sud del Paese e la confrontiamo con quella delle regioni del Centro e del Nord, la differenza è abissale”. Proprio per questo, spiega Gian Maria Fara, presidente Eurispes, “se si pensa di fare a meno del Sud non si potrà andare da nessuna parte. Il Mezzogiorno rispetto al Nord del Paese è ancora libero, ha ancora spazi da offrire all’iniziativa economica, e poi offrire intelligenza e manodopera”.
Il problema – spiega – è che “questo Paese non riesce a trasformare la potenza in energia. È come vivere a cento metri da una centrale elettrica e continuare a illuminare la casa con le candele. Ci sono potenzialità totalmente inespresse, ma c’è un problema di base che è la totale assenza di classe dirigente, che non è solo politica”.

Per Fara, “il Paese può ripartire solo se riparte da Sud, il futuro dell’Italia è il futuro del Mezzogiorno e viceversa”. La ricetta però – sostiene – non può passare per uno sviluppo industriale come quello conosciuto dal Nord, “quanto costruito nei decenni precedenti ha già fatto i suoi danni, adesso basta”. Dal Mezzogiorno si continuano ad esportare intelligenze, “oltre diecimila medici”, a formare professionisti che poi vanno al Nord “ma sempre meno” o in Europa. Ed è tendenza che bisogna assolutamente invertire. “Bisogna capire quali siano le vocazioni dei singoli territori. Il Sud ha una chiara vocazione turistica, artistico culturale, dei servizi. E vanno potenziate queste vocazioni, non ha bisogno di industrializzazione. Bisogna ridare al Sud la propria identità e rispettarla. E dare al Sud quello che al Sud spetta, in 17 anni sono stati sottratti 870miliardi di euro, risorse che dovevano andare al Sud e sono state dirottate altrove. Bisogna smettere di ritenerlo una colonia, come è stato fatto in questi decenni”.

foti: criticità su scelte dubbie

La chiusura è affidata al presidente di FMG, Nino Foti, che se si sente rassicurato dal sistema di controlli messo a punto e illustrato dal procuratore capo della Dna, Federico Cafiero de Raho, ma sottolinea che comunque “restano le criticità non solo sulle libertà individuali ma soprattutto su queste scelte dubbie. Uno staff che dipende dal presidente del Consiglio e dopo deve dialogare con il governo potrebbe implicare delle situazioni ingestibili, tipicamente italiane, dove alla fine non comanda nessuno perché vanno in conflitto su competenze più o meno uguale. Con in più il rischio che il governo si trovi culturalmente in imbarazzo di fronte ad uno staff supertecnico”.

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