Si scrive MIC, si chiama indice di povertà

Tempo di lettura: 3 minuti

La valutazione macroeconomica del disagio sociale con il MIC, Misery Index Confcommercio. La disoccupazione estesa si attesta al 15,5%. L’emergere della seconda ondata pandemica si inserisce in un contesto molto fragile: c’è il rischio di un forte peggioramento


Si chiama MIC, acronimo di Misery Index Confcommercio, con cui l’ufficio studi della Confederazione Generale Italiana delle Imprese misura mensilmente “l’indice di miseria”. O, per essere più precisi, il disagio sociale causato dalla disoccupazione estesa (disoccupati, sottoccupati, cassaintegrati e scoraggiati). Cui si aggiunge la variazione percentuale dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto.
Le analisi sui nuovi poveri sono sempre più urgenti: ecco perché è importante non perdere di vista l’indice mensile elaborato da Confcommercio. Il MIC, appunto.

il mic di settembre 2020

Il MIC di settembre 2020 si è attestato su un valore stimato di 19,5, in ridimensionamento di 1,4 punti su agosto. Dati che attesterebbero una situazione meno emergenziale. Ma la tendenza che ha caratterizzato i mesi estivi, contribuendo al parziale ridimensionamento dell’area del disagio sociale, rischia di interrompersi già a ottobre.
L’emergere della seconda ondata pandemica, con i conseguenti provvedimenti restrittivi, fa temere un peggioramento molto forte. Si inserisce, infatti, in un contesto caratterizzato dal mancato recupero delle perdite generate dal lockdown di marzo e aprile. Soprattutto nel comparto dei servizi, in particolare turistici e, in generale, legati alla fruizione del tempo libero.

le nuove restrizioni

L’innescarsi di nuove interruzioni di attività su un tessuto particolarmente fragile potrebbe dare origine a situazioni ancora più negative di quelle determinatasi in primavera. Allora il MIC era attorno a 30 punti. Confcommercio segnala il pericolo, sempre più concreto per molte attività e posti di lavoro, di non sopravvivere.

A settembre il tasso di disoccupazione ufficiale si è attestato al 9,6%, in diminuzione di un decimo di punto su agosto. Il dato riflette una sostanziale stabilità dei livelli occupazionali associata a una modesta diminuzione del numero di persone in cerca di lavoro (-22mila unità).
I moderati miglioramenti “estivi” non hanno permesso il recupero dei livelli occupazionali d’inizio anno; la situazione rimane difficile sia per il lavoro autonomo sia per il lavoro a tempo determinato, al cui interno vi sono molti dei lavoratori “stagionali”.

con sottocupati e scoraggiati la situazione peggiora

I sottoccupati sono persone che lavorano part time, ma che vorrebbero lavorare un numero maggiore di ore. Includendo una parte dei sottoccupati tra i disoccupati, il tasso di disoccupazione risulta più elevato di 1,2 punti (10,8%).

Infine l’ufficio studi ha incluso gli scoraggiati nel calcolo della disoccupazione estesa utilizzata per la stima del MIC. Sono definiti scoraggiati chi si dichiara in cerca di lavoro; chi è disponibile a lavorare nelle due settimane successive a quelle della ricerca; chi, anche se non lo ha fatto nelle ultime 4 settimane, afferma di aver compiuto azioni di ricerca da 2 a 3 mesi prima dell’intervista. Per gli scoraggiati, nell’ultimo mese si rileva una sostanziale stabilità in termini congiunturali.

l’incrocio di inflazione e disoccupazione estesa

A settembre i prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto hanno registrato un calo dello 0,1% su base annua. Permane la variazione congiunturale in territorio negativo per il terzo mese consecutivo.

Il grafico mostra le due componenti del MIC (in amaranto l’inflazione dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto ed in blu la disoccupazione estesa); l’ingrandimento, invece, riporta l’andamento complessivo del disagio sociale negli ultimi dieci mesi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *