Usa al bivio, tra delirio e incompetenza

Guardando al 3 novembre da Oltreoceano, dal vicino Canada, il duello Usa 2020 tra Donald Trump e Joe Biden è tutto da giocare tra delirante arroganza e vuota incompetenza


C’è ovviamente molta preoccupazione per i risultati delle elezioni Usa 2020 ma, come ci insegnano le proprietà commutative in matematica, cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia. Certo, in superfice cambia tutto, ma i problemi rimangono, anche se di differente natura e con un dibattito più ovattato.

gli usa a napoli: Obama del Vomero, Trump di Forcella

È come una lite tra due vicini di casa a Forcella e due al Vomero.
I primi si scambiano convenevoli mettendosi sul balcone di casa, l’antenato di Facebook, gli altri si ignorano magari in ascensore e non si scambiano gli auguri di Natale.

L’America di Barak Obama abitava al Vomero, quella di Trump si è trasferita a Forcella, una zona dove il pittoresco non è un mezzo per risolvere un problema, ma è lui stesso il protagonista.

il parallelo con berlusconi

Un parallelo si può fare, anche se con proporzioni diverse, con la leadership di Silvio Berlusconi. Quando il leader di Forza Italia ha perso la guida del Paese non è successo per le sue scelte programmatiche o economiche, che possono essere accettate o combattute a seconda della parrocchia politica di appartenenza, ma perché il suo comportamento non è stato condiviso da coloro che rispettano certi principi a prescindere dalle ideologie.

trump ha perso credibilità per le parole, non per le azioni

Donald Trump si è giocato buona parte della sua credibilità non su quello che ha fatto, ma su ciò che ha detto.

Fino allo scoppio della pandemia, gli attacchi contro Trump erano basati sul suo modo provocatorio, di comunicare, sul suo bullismo mediatico, che fa di lui una persona priva dei requisiti per ricoprire una carica simile.

Il dibattito è rimasto incentrato esclusivamente sulla forma, raramente sulla sostanza. Dopo le sparate iniziali dei democratici (e la CNN), del problema dell’emigrazione illegale dal Messico non ne parla più nessuno.

trump e la cina

Ricordate quando tutti accusavano Trump di essere inopportuno con i suoi attacchi alla Cina? Considerando gli sviluppi degli ultimi mesi credo che Trump non avesse poi tutti i torti, come tutti ora hanno capito.

Ma ancora una volta Trump non si smentisce. Dopo avere iniziato, ingigantito e condotto una battaglia politica ed economica contro la Cina per il grave danno arrecato all’umanità generando il coronavirus, ora va in giro per l’America dicendo che, tutto sommato, il coronavirus non è poi un così grande problema.

Affermazioni che, prese singolarmente, hanno un senso; se invece vengono collegate a quelle del giorno precedente diventano deliranti. In quattro anni Trump ha detto tutto e il contrario di tutto in modo così eclatante, sfacciato.

quindi vince biden?

Allora si vota Biden? Non è così semplice.

Per parlare di Biden, è necessaria una ulteriore riflessione su Trump. Separando il suo delirio orale dai fatti, ci si accorge che è molto difficile formulare, sui fatti, una tesi accusatoria molto valida.
Per esempio, fino allo scorso marzo l’economia americana era in salute e la politica estera si era assestata su livelli quantomeno accettabili. I rapporti con la NATO era stati rivisti su posizioni più favorevoli agli USA, stesso discorso per gli accordi commerciali con cambiamenti a favore di Washington e lo stesso può dirsi sui rapporti economici con la Cina e la stessa Europa. Adesso nessuno parla più del problema delle frontiere col Messico e l’emigrazione illegale.

E poi arriva il Covid-19.

Qual è invece il programma di Biden sui temi economici, sociali e di politica estera? Silenzio completo. E se tale vuoto programmatico non è venuto fuori, Biden deve ringraziare proprio Trump che, con le sue deliranti affermazioni, attira tutta l’attenzione su di sé consentendo a Biden di nascondere le sue lacune. Questo è stato evidente durante il primo dibattito presidenziale.
Trump, con la sua arroganza delirante, non ha consentito un dibattito serio che, se fosse stato affrontato in modo più intelligente da Trump, avrebbe consentito di mettere in mostra il preoccupante vuoto programmatico e politico di Biden.

Quest’ultimo può continuare quindi nella sua campagna presidenziale basata sull’assioma “Votate per me perché sono meglio di Trump”. Essere meglio di Trump è importante anche se non difficile; più importante e soprattutto più difficile è invece dimostrare di essere un buon presidente, o almeno di avere un programma da seguire in caso di vittoria.

Considerando che Biden e i democratici hanno detto che Trump è il peggiore presidente della storia americana, un evasore fiscale e razzista e considerando che nei sondaggi c’è ancora molta incertezza, vuole dire che il giudizio su Biden non è poi proprio positivo.

Per fortuna non sono cittadino americano e non devo umiliare il mio senso civico imponendomi di scegliere tra un pericoloso arrogante e un insignificante incompetente.

Angelo Persichilli

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