Dimenticato l’apartheid, il Sud Africa ora odia l’immigrato “nero”

Si moltiplicano gli atti di violenza contro attività imprenditoriali straniere mentre crescono le pulsioni xenofobe in larghi strati sociali


E’ forse un errore a pensare che la ”paura” del diverso o, a leggere gli eventi in un altro modo, l’odio verso chi si percepisce come ostile, sia un sentimento che appartiene solo ai Paesi più evoluti o, semplicemente, più ricchi. Spetta ai sociologi spiegare perché, in mancanza di nemici domestici, la rabbia popolare si rivolge sempre verso chi viene da fuori e che, solo per questo, è percepito come un nemico, come un elemento destabilizzante, anche se spesso non è affatto così. E questo accade anche in Paesi dalla storia recente segnata da un cammino in cui l’emarginazione basata sul colore della pelle è stata l’elemento caratterizzante non di un modo di fare o di comportarsi, ma addirittura di una forma di governo, l’apartheid. Il Sud Africa, oggi, non è forse più ”questo”, ma certamente è ”anche questo”, un Paese dalle enormi ricchezze naturali, che vive una fase di preoccupante regressione dell’economia che determina tensione in seno alla società. Una crisi latente che – partita colpendo, come sempre, la base della piramide della società sudafricana – genera sentimenti di repulsione nei confronti di chi viene da altri Paesi con il solo obiettivo di una vita migliore o soltanto di sopravvivere.

si moltiplicano le proteste contro i lavoratori stranieri

I giornali sudafricani di questi giorni danno ampio spazio alle notizie relative all’imminente processo all’ex presidente Jacob Zuma, accusato di corruzione, ed a quelle sulla prossima trasposizione cinematografica di ”Jerusalema”, il gospel cantato in un idioma derivato dalla lingua parlata dai bantu e che Tik Tok ha fatto diventare un fenomeno mediatico mondiale.
Eventi che attirano, sia pure per motivi diversi, l’attenzione e ai quali, come è giusto che sia, i giornali riservano grande spazio. Spazio minore, invece (oltre a quelle relative alla pandemia, che sta aggravando la crisi economica) viene riservato a notizie che forse sono più significative. Notizie come quelle relative al moltiplicarsi delle proteste che si stanno registrando contro la presenza di lavoratori e piccoli imprenditori stranieri nel Paese, anche di quelli che, regolarizzando dal punto amministrativo la loro posizione, hanno avuto la forza e la capacità di avviare una loro attività, messa poi al servizio dell’economia sudafricana. E non sono proteste che civilmente si limitano, come in molte occasioni, ad innalzare striscioni con una scritta, ”Put South Africans First”, che la dice lunga sulle motivazioni di chi si ritiene danneggiato dalla presenza di stranieri sul mercato del lavoro. Si stanno moltiplicando, infatti, gli atti di violenza contro attività imprenditoriali straniere assaltate o saccheggiate, quando non date alle fiamme. Attacchi dei quali le autorità di polizia si limitano ad essere solo spettatrici.

tra i bersagli preferiti negozi di alimentari e minimarket

Tra i bersagli preferiti sono soprattutto i negozi di generi alimentari o mini-market che vendono prodotti di largo consumo, i cui proprietari – questa l’accusa che viene loro mossa – praticano prezzi molto più bassi dei loro concorrenti sudafricani grazie a massicci acquisti all’ingrosso, oltre ad avere orari di apertura (molto presto) e chiusura (molto tardi) che consentono loro di vendere ad ogni ora del giorno (ed anche della notte). I negozi sono bersagli privilegiati, perché, quando diventano obiettivo di attacchi, la loro distruzione colpisce la comunità etnica di riferimento. Nel luglio scorso, ma è solo un esempio, a causa di una serie di attacchi che sono sembrati non improvvisati a negozi di alimentari gestiti da stranieri, in una baraccopoli di Botshabelo, sono state evacuate 500 persone, per evitare loro guai peggiori. Oggetto della rabbia soprattutto delle classi più povere sono anche quei lavoratori provenienti da molti Paesi del continente (ma anche dall’Asia) e che operano nei settori meno qualificati o più pesanti di quella che, ad oggi, è l’economia più industrializzata dell’Africa. 

un braccio di ferro tra poveri sudafricani e immigrati

Quello dell’immigrazione, soprattutto irregolare, non è un problema recente per il Sud Africa che, per la solidità della sua struttura economica, è stata un polo di attrazione per decine e decine di migliaia di immigrati, tutti di pelle nera, che hanno attraversato i confini nella speranza di trovare un lavoro, anche il più umile, ma certo più redditizio di quello lasciato nei Paesi di provenienza, semmai ne avevano uno. Qualche media sudafricano ha definito la situazione che si è creata come un braccio di ferro strisciante tra i poveri tra i poveri sudafricani – che si sentono depredati dagli immigrati delle opportunità di lavoro non qualificato – e i lavoratori stranieri, che accettano tutto e magari anche retribuzioni più basse. Una lotta tra ultimi che ricalca il canovaccio di molte altre, accadute in Paesi ed epoche diversi. L’elenco dei Paesi di provenienza dei lavoratori stranieri impiegati in Sud Africa è lungo e non sempre scontato. Perché, accanto a Paesi vicini geograficamente al Sud Africa (come Lesotho, Mozambico, Zambia, Swaziland e Zimbabwe), ce ne sono altri molto più lontani: Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Malawi, Camerun, Nigeria, Senegal, Costa d’Avorio, Mali, Guinea. E da qualche tempo stanno arrivando immigrati provenienti anche da Paese dell’Asia meridionale. Una rabbia che è spiegabile (nelle motivazioni che sono soprattutto economiche e non razziali), ma non certo giustificabile, anche perché ad essere oggetto non sono solo i lavoratori che si accontentano di occupazioni non  gratificanti, ma anche coloro che hanno impieghi regolari (quindi normalmente retribuiti) o attività imprenditoriali proprie. 

l’atto d’accusa di Human Rights Watch

Un recente rapporto di Human Rights Watch è un durissimo atto d’accusa non solo contro la gente comune che si rende responsabile di atti violenti nei confronti dei lavoratori stranieri, ma anche contro le autorità governative. Stando a HRW, in Sud Africa si è determinato un dilagante sentimento xenofobo. Gli stranieri , a causa dei sentimenti scatenati dalla perdurante crisi economica, sono accusati, attaccati, danneggiati: sono diventati capri espiatori di colpe che forse non hanno mai commesso. Un atteggiamento che solo in parte può trovare una giustificazione nell’insicurezza economica, provocata anche da un tasso di disoccupazione che, secondo le statistiche, staziona stabilmente tra il 25 ed il 30 per cento. Quello della rabbia che sfocia nell’odio contro lo straniero non è un fenomeno che, in Sud Africa, si è manifestato solo negli ultimi anni. Nel 2008, in quelli che furono etichettati dalle autorità di polizia sudafricane come attacchi xenofobi, restarono uccise 62 persone. E, in un’altra ondata di proteste contro gli stranieri registratisi nel 2015, le vittime furono sette. Il tutto, stando almeno a quello che sostiene Human Rights Watch, con la complicità delle autorità giudiziarie e di polizia del Paese, accusate di agire in modo ”discriminatorio” nei confronti degli stranieri.

le accuse alla polizia delle comunità straniere

 I rappresentanti delle comunità straniere in Sud Africa addebitano alla polizia di rendersi protagonista di atti di prevaricazione nei confronti degli immigrati, fermati per strada sistematicamente e senza alcuna giustificazione con la richiesta di esibire i documenti. Secondo Jean-Pierre Lukamba, vicepresidente dell’African Diaspora Forum, una federazione di associazioni di rifugiati e immigrati, ”ci sono regolarmente rastrellamenti, a volte non ti viene nemmeno detto perché sei stato arrestato. Alcuni agenti di polizia arrivano persino strappare i tuoi documenti”. Una discriminazione che si registra anche nel settore della Sanità. ”Quando vai in ospedale – dice Marc Gbaffou, presidente del Forum – se non hai documenti sudafricani, tutto diventa molto lento. E’ stato così che una donna ha perso il suo bambino”. 

fino a dove si spingerà il sentimento anti-straniero?

Ma sino a dove può spingersi questo sentimento anti-straniero in Sud Africa?
Difficile poterlo ipotizzare, se, come dice Human Rights Watch, il numero degli immigrati stranieri cresce e le autorità non modificheranno nei loro confronti un atteggiamento che, per l’organizzazione umanitaria, è ambiguo. Di stime sulla consistenza della comunità straniera non se ne possono fare, anche perché la porosità di alcuni tratti dei confini sudafricani potrebbe agevolare l’arrivo di molti irregolari. Secondo i dati più recenti, in Sudafrica ci sono più di 2 milioni e duecentomila stranieri appartenenti a tutte le categorie: dai rifugiati politici e migranti economici, ai lavoratori regolari qualificati. Ma stiamo parlando di immigrati regolari, dietro i quali se ne nascondono molti altri di cui non si conosce nemmeno l’esistenza e che per questo potrebbero essere facili bersagli di chi alimenta l’odio. 

Diego Minuti

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