La piccola ebrea che forgiò la giovinezza del rivoluzionario Gesù

Una nuova luce sulla figura complessa di Maria, spesso etichettata semplicemente come ”mater dolorosa”, nell’ultima opera dello storico americano James D. Tabor


Se Gesù Cristo, anziché nascere oltre 2020 anni fa, in uno sperduto villaggio della Galilea, avesse deciso (anche se è difficile non considerare che Egli era/è parte di una entità una e trina) di scendere oggi sulla Terra, tra i tanti problemi che dovrebbe affrontare, legati alla sua missione, ci sarebbe – mi si consenta la digressione che può apparire irrispettosa, ma che invece non lo è affatto – anche quello di gestire la sua immagine e, quindi, di stare molto attento a non fare rischiare una sovraesposizione di riflesso alle persone a lui care. Come la madre, Maria, che oggi ben difficilmente riuscirebbe a mantenere quel profilo defilato che tenne soprattutto nella giovinezza e quindi nella formazione di Cristo. Un profilo talmente defilato che, ad oggi, al netto dei testi religiosi, della figura di Maria poco o nulla si sa, se non quello che è stato filtrato attraverso le citazioni dei vangeli, in cui comunque appare sempre in penombra, sempre un passo indietro rispetto al Figliolo, gravato dal peso di una missione da compiere e, purtroppo, anche sapendo quale era il cammino che per lui aveva già disegnato il Padre ultraterreno. 

che ruolo avrebbe avuto maria nella società contemporanea?

Molti interrogativi su Maria se li sono posti gli studiosi – religiosi e no – dei testi sacri del cristianesimo, ma anche gli storici, oltre a sociologi e, in tempi relativamente recenti, femministe o analisti della condizione femminile. Molti sono stati anche coloro che hanno cercato di adattare la figura a canoni contemporanei, immaginando Maria catapultata nella società contemporanea ed immaginando quindi, con una audace proiezione sociologica, che ruolo ella avrebbe potuto avere. Interessante, in proposito, è l’ultima opera dello storico americano James D. Tabor, pubblicata in Francia da Flammarion (384 pagine, 22,90 euro), con il titolo ”Marie, de son enfance juive à la fondation du christianisme”, cioè ‘‘Maria, dalla sua infanzia ebraica alla fondazione del cristianesimo”. Un libro che getta – o almeno cerca di gettare, anche se con troppi ‘probabilmente’, ‘immaginiamo’, ‘è possibile che’ e con un uso abbastanza frequente di condizionali – una nuova luce o fornisce ulteriori elementi per formarsi un giudizio su una figura che troppo spesso viene liquidata come una ”mater dolorosa”, cui spetta solo di assistere, spezzata dal dolore, alla fine del Figlio.Tabor, professore di ebraismo antico e cristianesimo primitivo all’Università della Carolina del Nord, è molto sicuro di essere riuscito a dare alle stampe ”una nuova indagine storica” su Maria, pur se di elementi certi non è che ce ne siano di più rispetto a quelli già presenti in libri che hanno parlato della ragazza di Sepphoris (o Seffori o Zippori, a seconda delle varie grafie della piccola città di cui erano originari Anna e Gioacchino, i genitori di quella che sarebbe diventata la moglie di Giuseppe e, dopo, la Madonna) e della sua vita prima del matrimonio e quindi prima di dare alla luce Gesù, e non solo lui.

una ragazza forte, di discendenza reale e sacerdotale

Certo è che chi pensa a Maria seguendo l’immagine che più spesso le viene incollata addosso, quello di una ragazza umile andata sposa ad un ancor più umile falegname, il quieto e discreto Giuseppe, certo resterà sorpreso – ponendosi contemporaneamente delle domande  – sapendo che lei era di discendenza reale e sacerdotale. Per reale intendendo la schiatta dominante nella sua tribù e per sacerdotale la parentela con qualcuno dei chierici-politici che governavano, non sempre con spirito equanime, religione, preghiere e il giro di denaro che intorno ad essi si determinava. La Maria contrita, con il volto devastato dal dolore per l’imminente morte del Figlio, prona sulla vetta pietrosa del Golgota davanti alle tre croci, muta e piangente, nella descrizione che ne fa Tabor è una madre forte, che nell’educazione del figli si fece guidare, ed insegnò loro, da un messianismo spirituale e non violento. Uno spirito al cui formarsi, sostiene lo storico americano, non fu certo estraneo il suo essere stata testimone a Sepphoris, di una sanguinosa repressione, per mano degli occupanti romani, con tanto di crocifissioni di ribelli nei punti ‘panoramici’ della città. Esecuzioni pubbliche ed esemplari care al copione dei romani che forse le fecero capire quanto dolore quella forma di punizione estrema era capace di infliggere a chi ne era destinatario e di cui lei certo ebbe ricordo davanti al Figliolo umiliato, torturato e davanti a lei ormai morente. Un messianismo intriso di spiritualità e di rigetto della violenza come forma di ribellione che, se solo si riflette per un istante, sono forse le caratteristiche più evidenti e determinanti della rivoluzionaria per il tempo predicazione di Gesù, personaggio carismatico, ma non per questo incline a fare valere la sua capacità di convincere i suoi seguaci (oggi la si chiamerebbe ‘leardership’) a compiere atti anche solo lontanamente di ribellione attiva nei confronti del Cesare ”pro-tempore”. 

donna attiva e rivoluzionaria, che ha ispirato una fede cristiana emergente

A ben riflettere, l’opera di Tabor ha cercato di arricchire i contorni storici di una figura di cui gli stessi vangeli parlano poco, non si comprende bene se per scelta o perché era quello il profilo che Altri (Lui) avevano disegnato per la ”mater dolorosa”. Al punto tale, ha detto James D. Tabor, in una recente intervista rilasciata dopo l’uscita del libro, che è stato per lui difficile rendere più familiare la figura Maria, cercando di legarla al contesto spazio-temporale, ”quello di una donna ebrea della nostra epoca”. “La verità – ha aggiunto – è che la sua vita è stata volutamente cancellata”, anche se Maria appare “una donna attiva e rivoluzionaria, che ha ispirato una fede cristiana emergente”. Un tentativo, quello di “restituire a Maria la sua condizione pienamente umana e di donna ebrea” che lo storico sa bene potere essere fonte di sconcerto tra i credenti per i quali la Madre di Cristo deve essere ”soltanto” quella tramandata dai testi sacri ( e vangeli apocrifi) e non il frutto di ”strane elaborazioni” determinate da un giudizio basato su parametri comportamentali assolutamente alieni a quelli coevi alla ragazza di Sepphoris.

un libro che non punta al cuore ma alla testa del lettore

Quindi, sembra di capire dalle parole di Tabor, il libro non è, né intende essere una rilettura, ma una un’opera di comparazione e limatura dei vari elementi di conoscenza che ci sono stati tramandati di una figura fondamentale per la formazione di Gesù Cristo. Figura che non è stata mai enfatizzata, ma neanche tanto messa in evidenza nel variegato mosaico degli uomini e delle donne che circondarono il Nazzareno nella sua brevissima vita pubblica. Il giudizio sul libro di Tabor non può che essere soggettivo perché mira a raggiungere non il cuore del lettore (al di là della sua preparazione su una materia di per sé estremamente complessa), ma la mente raziocinante, cercando di spingere ad interrogativi sino ad oggi trascurati. Per tutti, il giudizio di Benoît de Sagazan, capo redattore della rivista francese di studi biclici ”Le Monde de la Bible”: ”Non riuscendo a convincere su chi fosse Maria, l’indagine fornisce una serie di elementi interessanti sul contesto storico e sociale del suo tempo”. 

Diego Minuti

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