Colonialismo: Francia ed Algeria alla ricerca di una lettura comune

Abdelmadjid Tebboune ed Emmanuel Macron hanno deciso di razionalizzare il patrimonio di documenti che riguardano il passato comune ai due Paesi

La memoria, troppo spesso, viene usata per addolcire i ricordi o acuire i contrasti, perché è nella natura umana quella di piegare, a vantaggio di se stessi, quel che è accaduto. Per questo il lavoro degli storici è spesso caratterizzato da una ricerca certosina delle fonti, a caccia di certezze e quindi di una base sulla quale studiare, elaborare, analizzare. E l’esercizio della memoria talvolta è anche frequentare i luoghi del dolore, se essi hanno contorni sfocati e non consentono di raggiungere la verità assoluta. 

Francia ed Algeria hanno in comune, nella loro storia, un territorio. I francesi l’hanno considerato per decenni e decenni come una costola della loro patria solo accidentalmente lontana dall’Esagono. Per gli algerini era invece la loro terra, quella stessa in cui avevano vissuto i loro avi.

Una guerra sanguinosa – definizione sin troppo stringata per l’enormità che la crudeltà raggiunse, senza distinzione di parte – che l’Indipendenza algerina ha in qualche modo concluso, ma non per questo è stata mandata in archivio. A distanza di quasi sessant’anni, le ferite che la lotta per l’Indipendenza ha lasciato, su entrambi gli schieramenti, sono ancora aperte. Anzi sanguinano perché c’è chi non vuole dimenticare il tallone dell’oppressione straniera, ma anche l’essere nati in una terra che, sebbene separata dal Mediterraneo dalla Francia, sentivano loro, profondamente, nella convinzione d’essere nel giusto.

nei documenti l’epopea di un popolo e allo stesso tempo una pagina di storia indecente

Centinaia di migliaia di pagine di documenti, racconti, testimonianze, denunce, confessioni raccontano questa che per gli algerini è un epopea e per una parte dei francesi è una pagina indecorosa della Storia recente. Non è quindi giunta inattesa la decisione del presidente algerino,  Abdelmadjid Tebboune, e di quello francese, Emmanuel Macron, di razionalizzare il patrimonio di documenti che riguardano il passato comune ai due Paesi.

Tebboune ha nominato, per la parte algerina,  Abdelmadjid Chikhi (responsabile degli Archivi di Stato), mentre Macron ha chiamato Benjamin Stora che forse è il massimo conoscitore, da storico, della guerra di Indipendenza algerina. 

Lui è nato a Costantina (in Algeria appunto), città ricca di storia che, con la vittoria dei combattenti del Fronte nazionale di Liberazione, dovette abbandonare insieme alla sua famiglia, una delle più influenti della comunità israelita locale. Docente universitario, Stora ha dedicato gran parte della sua vita allo studio della storia dell’Algeria. E quindi è apparsa quasi scontata la sua nomina da parte di Macron, che ha definito l’incarico come una missione sul ”ricordo della colonizzazione e della guerra algerina”, per promuovere la ”riconciliazione” tra i due popoli.  

la voglia di vedere la storia della guerra algerina in modo lucido

Chi, memore di iniziative mirate a dare una visione univoca della Storia che vede contrapposti due Paesi, pensa che ci si trovi davanti ad una iniziativa a metà strada tra la ricerca di consenso e la speculazione politica, forse dovrebbe leggere le parole con le quali  Macron ha ufficializzato l’incarico a Stora, chiedendo che ”la storia della guerra algerina sia conosciuta e vista con lucidità”, perché  ”riguarda l’appagamento e la serenità di coloro che ha ferito”. 

Un obiettivo che appare finalizzato ad evitare che le giovani generazioni vivano il passato algerino come offuscato dalla retorica nazionalista, che in Francia attecchisce sempre con facilità.

Macron: «Dare la possibilità ai nostri giovani di uscire dai conflitti di memoria»

La missione congiunta franco-algerina deve quindi contribuire, per Macron, a dare ”la possibilità ai nostri giovani di uscire dai conflitti di memoria”, anche perché la confusione intorno al tema del colonialismo e della guerra algerina ha ostacolato l’instaurarsi di migliori rapporti tra i due Paesi, che restano fortemente legati (soprattutto dal punto di vista economico), pur se, ciclicamente, riaffiorano motivi di discussione.

Da parte sua Benjamin Stora ha voluto subito precisare, in un’intervista a Radio France Internationale, che lui ” non è un rappresentante dello Stato francese ”, con questo forse volendo precisare che non si muoverà sulla base di istruzioni o idee preconcette o tesi già costituite magari per conquistare consenso all’inquilino dell’Eliseo. 

Allo stesso tempo, Stora ha espresso i suoi dubbi sul fatto che Algeria e Francia possano giungere ad una scrittura comune sulla colonizzazione perché, ha spiegato con disarmante semplicità di espressione, ”ogni Paese, ogni gruppo, ha i suoi ricordi, crea un’identità da un ricordo particolare”. 

La memoria, quindi, come meccanismo selettivo che in qualche modo spinge a cancellare elementi che creano ostacolo nella elaborazione di un circuito virtuoso. Memoria che, peraltro, in qualche modo porta anche a negare quelle che per altri sono evidenze incancellabili.

Qualcosa che crea un recinto, come nel caso di Algeria e Francia, costituito dalla mancata reciproca considerazione delle rispettive motivazioni che, ancora oggi, a distanza di sessant’anni, non tutti sono disposti a vagliare. Di certo, non ad accettare acriticamente sull’altare della politica estera.  

Benjamin Stora determinato ad andare avanti nonostante le difficoltà

Benjamin Stora, su questo punto ed all’inizio del suo impegnativo mandato, ha l’onestà di non negarsi le difficoltà, perché ”non puoi mai riconciliare definitivamente i ricordi. Ma credo che dobbiamo andare avanti verso una relativa pace di ricordi per affrontare le sfide del futuro, in modo da non rimanere prigionieri tutto il tempo perché l’Algeria e la Francia hanno bisogno l’una dell’altra”. Ma il primo e certamente più difficile passo è quello di trovare non un comune giudizio, ma una base su cui avviare un confronto sul colonialismo, che la Francia elevò alla massima ”redditività” non negandosi il diritto di mandare i suoi soldati ovunque pensasse che la debolezza del tessuto ”politico” locale ne consentisse una facile conquista. 

E forse, in questo momento storico, in cui la disamina del passato, in termini critici, fors’anche troppo critici, si sta spingendo dove mai sino ad oggi era arrivata, Stora potrebbe essere l’uomo giusto (da francese per formazione e cultura; da algerino di nascita) per tentare il difficile processo di omogenizzazione di anime che, ancora oggi, cercano di trovare una visione in cui le istanze delle due parti siano egualmente rappresentate. “Oggi, 60 anni dopo – detto Stora, nell’accettare l’incarico –  possiamo davvero trovare punti di accordo sulla caratterizzazione del sistema coloniale, un sistema ingiusto, disuguale, arbitrario, violento. E possiamo andare avanti sulla base di questo accordo nella scrittura storica per poter parlare alle nuove generazioni “. 

Diego Minuti

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