Università: dal 2003 al 2019 perse oltre 37.000 matricole. Diplomati meridionali “in fuga”

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Il Sud cede circa un quarto dei suoi giovani che decidono di conseguire la Laurea al Centro o al Nord. Il 74% dei laureati trova un impiego entro un anno. I dati del Rapporto 2020 di Almalaurea


Una sintesi efficace sui motivi dell’impoverimento generale del Sistema Italia, soprattutto in relazione ai mancati investimenti sul capitale umano (qui il link all’intervista a Carlo Borgomeo e il link all’intervento di Nino Foti), emerge dal XII rapporto 2020 del Consorzio universitario Almalaurea: dal 2003/04 al 2018/19 le università hanno perso oltre 37mila matricole, con una contrazione dell’11,2%. Il calo delle immatricolazioni è più accentuato nelle aree meridionali (-23,6%), tra i diplomati tecnici e professionali e tra coloro che provengono dai contesti familiari meno favoriti. Da rilevare comunque che – dopo il calo vistoso fino all’anno accademico 2013/14 – c’è stata una ripresa delle immatricolazioni che, a partire dal 2014/2015 sono arrivate a +11,2% nel 2018/19. L’andamento delle immatricolazioni per area disciplinare mostra risultati interessanti: rispetto al periodo 2003/04 il trend è in calo per tutte le aree disciplinari fatta eccezione per l’area scientifica, in cui si rileva un aumento del 15,4%

Entriamo nel dettaglio del rapporto, che analizza due aspetti:

  1. Il Rapporto sul Profilo dei Laureati, che si basa su una rilevazione che coinvolge oltre 290mila laureati del 2019 di 75 Atenei e restituisce un’approfondita fotografia delle loro principali caratteristiche.
  2. Il Rapporto sulla Condizione occupazionale dei Laureati, che si basa su un’indagine che riguarda 650mila laureati di 76 Atenei e analizza i risultati raggiunti nei mercati del lavoro dai laureati nel 2018, 2016 e 2014, intervistati rispettivamente ad 1, 3 e 5 anni dal conseguimento del titolo.

PROFILO DEI LAUREATI

L’ETÀ MEDIA E LA RIPARTIZIONE GEOGRAFICA

L’età media alla laurea per il complesso dei laureati del 2019 è pari a 25,8 anni: 24,6 anni per i laureati di primo livello, 27,1 per i magistrali a ciclo unico e 27,3 anni per i laureati magistrali biennali. Un dato che tiene conto anche del ritardo nell’iscrizione al percorso universitario (si tratta del ritardo rispetto alle età “canoniche” dei 19 anni, per la laurea di primo livello e per quella a ciclo unico, e di 22 anni, per la magistrale biennale), che tra i laureati del 2019 in media è pari a 1,4 anni.

L’età alla laurea è diminuita in misura apprezzabile rispetto alla situazione pre-riforma e continua a diminuire negli ultimi anni: l’età media era infatti 27,1 anni nel 2009, di oltre anno più elevata rispetto alla situazione attuale.

La regolarità negli studi, che misura la capacità di concludere il corso di laurea nei tempi previsti dagli ordinamenti, ha registrato negli ultimi anni un marcato miglioramento. Se nel 2009 concludeva gli studi in corso il 39,2% dei laureati, nel 2019 la percentuale raggiunge il 55,7%, in particolare il 61,0% tra i magistrali biennali, il 56,1% tra i laureati di primo livello e il 43,5% tra i magistrali a ciclo unico.

Peraltro, se dieci anni fa a terminare gli studi con quattro o più anni fuori corso erano 15,8 laureati su cento, oggi si sono quasi dimezzati (8,1%).

Si registrano differenze rilevanti con riferimento alla ripartizione geografica dell’ateneo: a parità di condizioni, rispetto a chi si laurea al Nord, chi ottiene il titolo al Centro impiega il 12,5% in più e chi si laurea al Sud o nelle Isole il 19,8% in più.

LA MOBILITÀ PER MOTIVI DI STUDIO

Nel 2019 quasi la metà del complesso dei laureati (45,6%) ha conseguito il titolo nella stessa provincia in cui ha ottenuto il diploma di scuola secondaria di secondo grado. Il 25,7% dei laureati ha sperimentato una mobilità limitata, conseguendo il titolo in una provincia limitrofa a quella di conseguimento del diploma. Il 12,9% ha sperimentato una mobilità di medio raggio, laureandosi in una provincia non limitrofa, ma rimanendo all’interno della stessa ripartizione geografica (Nord- Centro-Sud), mentre un altro 13,5% ha conseguito il titolo di laurea in una ripartizione geografica differente da quella in cui ha conseguito il diploma. Infine, il 2,4% ha completato il percorso universitario in un ateneo italiano, ma è in possesso di un diploma conseguito all’estero.

I laureati magistrali biennali sono i più propensi alla mobilità geografica per motivi di studio: il 37,7% ha conseguito il titolo in una provincia diversa e non limitrofa a quella di conseguimento del diploma di scuola secondaria di secondo grado (contro il 24,7% dei laureati di primo livello e il 26,7% di quelli a ciclo unico).

Concentrandosi sul confronto diretto tra ripartizione geografica di conseguimento del diploma e ripartizione geografica della laurea si evidenzia che le migrazioni per ragioni di studio sono quasi sempre dal Mezzogiorno al Centro-Nord. La quasi totalità dei laureati che hanno ottenuto il titolo di scuola secondaria di secondo grado al Nord ha scelto un ateneo della medesima ripartizione geografica (97,0%). I laureati del Centro rimangono nella medesima ripartizione geografica nell’87,4% dei casi; del restante 12,6% la maggioranza (ossia il 9,9%) ha optato per atenei del Nord. È per i giovani del Sud e delle Isole che il fenomeno migratorio assume, invece, proporzioni considerevoli: il 26,5% decide di conseguire la laurea in atenei del Centro e del Nord, ripartendosi equamente tra le due destinazioni. Un altro aspetto interessante riguarda i laureati provenienti dall’estero: oltre il 90% sceglie un ateneo del Centro-Nord.

Posto a cento il numero di laureati che hanno conseguito il diploma in ciascuna delle tre ripartizioni, il saldo migratorio – calcolato confrontando la ripartizione geografica di conseguimento del diploma e della laurea – è pari a +21,9% al Nord, a +19,8% al Centro e a -24,3% al Sud. Pertanto, per motivi di studio, il Sud perde, al netto dei pochissimi laureati del Centro-Nord che scelgono  un ateneo meridionale, quasi un quarto dei diplomati del proprio territorio.

IL VOTO MEDIO DI LAUREA

Il voto medio di laurea è sostanzialmente immutato negli ultimi anni (103,1 su 110 nel 2019, stesso valore osservato nel 2009): 100,1 per i laureati di primo livello, 105,3 per i magistrali a ciclo unico e 107,9 per i magistrali biennali. Fra i laureati magistrali biennali la votazione finale è molto elevata, in particolare per un effetto di tipo incrementale rispetto alla performance ottenuta alla conclusione del percorso di primo livello (nel 2019 l’incremento medio del voto di laurea alla magistrale rispetto alla laurea di primo livello è di 7,7 punti su 110).

IL BACKGROUND FORMATIVO: PREVALGONO I LICEALI

Per quanto riguarda il background formativo dei laureati del 2019, si registra una prevalenza dei diplomi liceali (76,5%) e in particolare del diploma scientifico (42,7%) e classico (15,3%); segue con il 18,9% il diploma tecnico, mentre risulta residuale l’incidenza dei diplomi professionali (2,1%). La quota di laureati con un diploma liceale negli ultimi dieci anni è aumentata considerevolmente, passando dal 67,9% del 2009 al 76,5% del 2019 (+8,6 punti), in particolare a scapito dei laureati con diploma tecnico, che scendono dal 26,8% al 18,9%.

In termini di composizione per tipo di diploma si osservano differenze contenute tra i laureati di primo livello e quelli magistrali biennali (i diplomati liceali sono rispettivamente il 73,8% e il 76,2%), mentre i laureati a ciclo unico si caratterizzano per una forte incidenza dei titoli liceali: il 90,1% ha infatti una formazione liceale, in particolare scientifica (49,4%) e classica (28,7%).

ESTRAZIONE SOCIALE E CONTESTO CULTURALE INFLUENZANO LE SCELTE

I laureati AlmaLaurea 2019 provengono per il 31,8% e il 22,5% da famiglie della classe media, rispettivamente impiegatizia e autonoma, per il 22,4% da famiglie di più elevata estrazione sociale (ove i genitori sono imprenditori, liberi professionisti e dirigenti) e per il 21,8% da famiglie in cui i genitori svolgono professioni esecutive (operai ed impiegati esecutivi). La percentuale dei laureati di più elevata estrazione sociale sale al 32,7% fra i laureati magistrali a ciclo unico, percorso di studio che, com’è noto, comporta una previsione di investimento di durata maggiore rispetto alle lauree di primo livello. I laureati con almeno un genitore in possesso di un titolo universitario sono il 30,4% (nel 2009 erano il 26,1%).

Il contesto culturale e sociale della famiglia influisce anche sulla scelta del corso di laurea: i laureati provenienti da famiglie con livelli di istruzione più elevati hanno scelto più frequentemente corsi di laurea magistrale a ciclo unico (il 43,4% ha almeno un genitore laureato) rispetto ai laureati che hanno optato per un percorso “3+2” (27,2% per i laureati di primo livello e 31,2% per i magistrali biennali)

i laureati con cittadinanza estera

La quota di laureati di cittadinanza estera è del 3,7% nel 2019; sono esclusi i laureati della Repubblica di San Marino. È una quota che risulta in crescita: secondo i dati AlmaLaurea era pari al 2,7% nel 2009. Si tratta in misura crescente di giovani che provengono da famiglie immigrate e residenti in Italia: ben il 42% dei laureati di cittadinanza non italiana ha conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado nel nostro Paese: tale quota era il 28,2% nel 2011. Invece, la quota di cittadini stranieri in possesso di un diploma all’estero è il 2,1% dell’intera popolazione indagata, percentuale pressoché stabile negli ultimi anni. Il valore sale al 4,3% tra i magistrali biennali e si attesta all’1,5% tra i magistrali a ciclo unico e all’1,2% tra quelli di primo livello. Per quanto riguarda la provenienza, mentre nel complesso dei cittadini stranieri, compresi i diplomati in Italia, oltre la metà proviene dall’Europa (in particolare da Romania e Albania, rispettivamente l’11,4 e il 10,8%), nel gruppo di laureati stranieri che hanno conseguito il diploma all’estero scende la quota di chi proviene dall’Europa (36,6%) e lo Stato più rappresentato è, con il 13,0%, la Cina. I laureati stranieri che hanno conseguito il diploma all’estero si indirizzano verso specifici ambiti disciplinari, quali architettura (4%) e ingegneria (3,2%); all’opposto, in tre gruppi disciplinari (insegnamento, giuridico e educazione fisica) i laureati esteri con diploma conseguito all’estero sono meno dell’1%.

CONDIZIONE OCCUPAZIONALE

Nel 2019 il tasso di occupazione (che include anche quanti risultano impegnati in attività di formazione retribuita) è pari, a un anno dal conseguimento del titolo, al 74,1% tra i laureati di primo livello e al 71,7% tra i laureati di secondo livello del 2018. Il confronto con le precedenti rilevazioni evidenzia un tendenziale miglioramento del tasso di occupazione che, rispetto al 2014 (anno che ha rappresentato il punto di svolta), risulta aumentato di 8,4 punti percentuali per i laureati di primo livello e di 6,5 punti per i laureati di secondo livello.

Si tratta di segnali positivi che, tuttavia, non sono ancora in grado di colmare la significativa contrazione del tasso di occupazione osservabile tra il 2008 e il 2014 (-16,3 punti percentuali per i primi; -15,1 punti per i secondi).

retribuzione mensile netta

La retribuzione mensile netta a un anno dal titolo è nel 2019, in media, pari a 1.210 euro per i laureati di primo livello e a 1.285 euro per i laureati di secondo livello. Rispetto all’indagine del 2014 le retribuzioni reali (ovvero che tengono conto del mutato potere d’acquisto) a un anno dal conseguimento del titolo figurano in aumento: +16,7% per i laureati di primo livello, +18,4% per quelli di secondo livello. L’aumento rilevato, tuttavia, non è ancora in grado di colmare la significativa perdita retributiva registrata nel periodo più difficile della crisi economica che ha colpito i neolaureati, ovvero tra il 2008 e il 2014 (-28,7% per il primo livello, -21,2% per il secondo livello).

TIPOLOGIA DI ATTIVITÀ LAVORATIVA

L’attività autonoma (liberi professionisti, lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) riguarda il 13,8% dei laureati di primo livello e l’11,6% dei laureati di secondo livello. Il contratto alle dipendenze a tempo indeterminato interessa il 25,6% degli occupati di primo livello e il 25,8% di quelli di secondo livello. I laureati assunti con un contratto non standard (in particolare alle dipendenze a tempo determinato) rappresentano il 38,7% dei laureati di primo livello e il 33,5% di quelli di secondo livello.

L’analisi della tipologia dell’attività lavorativa restituisce un quadro strettamente connesso con gli interventi normativi susseguitesi negli anni più recenti. Per tali motivi, si riporta il confronto rispetto al 2008, che evidenzia un deciso incremento del lavoro non standard (+14,8 punti percentuali tra i laureati di primo livello e +12,2 punti tra i laureati di secondo livello) e un calo del lavoro alle dipendenze a tempo indeterminato (-16,2 punti percentuali tra i laureati di primo livello e -5,7 punti tra quelli di secondo livello). Più contenute le altre variazioni.

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