sabato 3 Dicembre 2022
HomefocusTradizioni 3.0: la seta crueltyfree

Tradizioni 3.0: la seta crueltyfree

PeaceSilKit e BacKit sono la risposta di Nido di Seta al lockdown. La cooperativa calabrese ha portato nelle case delle persone i segreti della seta non violenta e la meraviglia della natura senza spezzarne il normale ciclo


A lu quindici d’aprila mentali ‘ncaddu e no dhira – quando arriva il quindici di aprile, mettile al caldo e non dirlo (forse per superstizione). Recita così un antico proverbio calabrese. Cosa bisogna mettere al caldo? Dei semi.

Ma i semi solitamente si mettono a bagno nell’acqua per favorirne la germinazione. E allora, di cosa parla la tradizione contadina? Di semi particolari: il seme bachi, le uova del baco da seta. Un bruco assai strano, avvolto in un mistero dal sapore orientale. Solo intorno all’anno Mille compaiono le sue tracce nel Mediterraneo, soprattutto in Calabria e Sicilia. Inizia un periodo fiorente che porta il Sud Italia a divenire, fino ai primi anni del ’700, la culla europea della filiera della gelsibachicoltura.

una tradizione lunga millenni

Il baco si nutre solo ed esclusivamente di foglie di gelso. Dopo un periodo di circa 30 giorni di fase larvale inizia a produrre un filo sottile e continuo e si racchiude, come per magia, in un bozzolo, dove effettuare la metamorfosi prima in crisalide e poi in falena.
Più di 4.000 anni fa in Cina si scoprì che da questi bozzoli era possibile estrarre centinaia di metri di filo d’oro – si arriva fino a un chilometro e mezzo per bozzolo –, il filato più pregiato del mondo: la seta. Si attribuisce la scoperta della seta all’imperatrice cinese Lei Tsu, nota anche come Xi Ling Shi, moglie dell’Imperatore Giallo della Cina – figura molto famosa nella mitologia cinese, che avrebbe aiutato gli antichi cinesi a scoprire l’agricoltura, che regnò tra il 2697 e il 2597 aC.

La leggenda narra che Lei Tsu stava bevendo il tè all’ombra della vegetazione di un sontuoso giardino imperiale quando cadde nella sua tazza un bozzolo di bachi da seta.

L’imperatrice, infastidita, cercò di rimuovere il bozzolo ma questo cominciò a disfarsi a causa del calore del tè. Così iniziò a sbrogliare il bozzolo, muovendosi per l’intero giardino, scoprendo che il filo era forte e poteva essere tessuto. Poi si rese conto che i vermi responsabili del filo vivevano esclusivamente sugli alberi di gelso.
Il resto è storia. Una storia morbida come la seta, crudele come la pratica dei produttori di seta di usare calore o acqua bollente per evitare che la farfalla per uscire dal bozzolo lo fori, rompendo il filo continuo così prezioso.

nido di seta

Ci conoscete già: siamo nati in Calabria, a San Floro, borgo catanzarese che si affaccia sul Golfo di Squillace. Il nostro Nido di Seta sta ripristinando la via della seta calabrese. Seguiamo un processo di lavorazione manuale e artigianale. Partiamo dalla terra, coltivando il gelso, e arriviamo al prodotto finito. Produciamo sciarpe, foulard, cravatte e tessuti di ogni genere, lavorati su telai a mano e tinti con prodotti naturali. Fino al lockdown abbiamo offerto anche servizi turistico-esperienziali, aprendo le porte della nostra azienda a migliaia di visitatori che ogni anno raggiungono San Floro per scoprire l’affascinante mondo del baco da seta.

il lockdown ha colpito anche la seta

L’emergenza sanitaria ha costretto anche Nido di Seta a ripensare il modo di fare impresa, puntando molto sul commercio online. I risultati non si sono fatti attendere: abbiamo capovolto la nostra filosofia aziendale: anziché attendere che le persone venissero a trovarci, abbiamo reso possibile di portare un po’ della nostra essenza dentro le case.

Come? Facendo tesoro delle analisi sociologiche di Alvin Toffler sull’evoluzione del consumatore passivo, divenuto oggi un prosumer, ovvero consumatore e allo stesso tempo produttore di un bene. Abbiamo così pensato a kit capaci di dare l’opportunità a chiunque ne avesse curiosità e voglia di prendere parte al nostro processo produttivo. Così abbiamo reso possibile vivere sia l’esperienza di allevamento del baco che quella di filatura della seta, rimanendo comodamente a casa propria.

i bachi a casa tua

La cosa di cui andiamo più fieri è la rivoluzione del mondo tradizionale, che abbandona il processo convenzionale di lavorazione della seta: il PeaceSilKit è il primo kit al mondo che offre la possibilità di produrre seta non violenta, prevedendo un processo di lavorazione che non prevede l’essiccazione della crisalide all’interno del bozzolo e rispetta il naturale ciclo di vita delle falene. Il kit contiene dei bozzoli sfarfallati, un fuso in legno per la filatura e tutto il necessario per completare la lavorazione ottenendo una matassa di seta da impiegare in diverse lavorazioni.

Anche JurassikBac (il BacKit) nasce seguendo lo stesso percorso concettuale. Grazie a questo kit è possibile vivere in prima persona l’esperienza di allevamento del baco da seta fino alla nascita delle falene e alla nuova deposizione delle uova: i semini, appunto. Quelli da mettere al caldo a metà aprile, senza dirlo a nessuno.
Nel periodo di lockdown tantissimi ragazzi e ragazze, ma anche molti adulti, hanno provato l’emozione di allevare i bachi da seta nella propria casa, proprio come si faceva un tempo. Fino all’inizio del secolo scorso, infatti, nella maggior parte delle famiglie contadine si portavano avanti degli allevamenti domestici per poi filare i bozzoli, tessere la seta e trasformala in tessuti da corredo.

due kit crueltyfree

Quando il consumer si fonde con il producer, la tradizione e il sapere di un tempo si fanno 3.0, superano i confini spazio-temporali attraverso i social media e divengono patrimonio globale. Non è un caso che i primi kit siano stati acquistati da utenti nord europei, arrivando soprattutto in Finlandia, Germania, Svizzera.

I due kit firmati Nido di Seta hanno contaminato – e continueranno a farlo – le case delle persone. Una contaminazione positiva per rivivere le tradizioni di un tempo e contribuire alla riflessione sul rapporto tra uomo e natura.

le sorprese della natura

BacKit e il PeaceSilKit, dietro l’aspetto commerciale, didattico ed esperienziale, celano un aspetto comunicativo ben chiaro. Che è anche la vision di Nido di Seta: il riavvicinamento dell’uomo alla manualità, alle semplici cose, ad una sorta di autoproduzione.

Nido di Seta

A questo proposito mi piace condividere le parole di una mamma di un alunno dell’Ic Falcomatà di Reggio Calabria, la cui classe ha deciso di vivere l’esperienza BacKit.

«I bachini sono riusciti a dare una grande lezione. I pregiudizi, la diffidenza e la paura verso ciò che non si conosce, “l’altro il diverso”, espressi in modo latente nel momento dell’attesa dei bacolini nelle nostre case, si sono trasformati in gioia, ricchezza e sorpresa.
Oggi il gruppo classe filma e fotografa la muta, osserva con stupore questi piccoli animaletti che non sono più vermi schifosi, ma esseri dolci e teneri che hanno arricchito d’amore il focolaio domestico. Credo che il progetto abbia già avuto un grande successo inaspettato e raggiunto il suo obiettivo più bello, ovvero imparare ad accogliere, amare, rispettare e abbattere i pregiudizi verso l’altro».

Domenico Vivino
Una laurea con lode alla facoltà di Sociologia della “Federico II” di Napoli, una particolare attenzione verso la sociologia dei consumi. È cresciuto allevando i bachi da seta e oggi si occupa dell’ambito agricolo e dell’agriristorazione all'interno della cooperativa Nido di Seta, di cui è uno dei tre fondatori.
spot_img

PRIMO PIANO

IN EVIDENZA