sabato 28 Maggio 2022
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Usa e Canada: è il debito a spingere per il rientro alla “normalità”

Fino a quando, infatti, i governi potranno sostenere la popolazione di disoccupati senza far ripartire la produzione? Qual è il punto di rottura?

Sono passati tre mesi da quando siamo scesi in “guerra” contro un nemico che non spara ma uccide. Chi sta vincendo? Diciamo che c’è una tregua con noi nascosti in casa, il virus padrone delle strade ma che bussa insistentemente alla porta per stanarci. La guerra si vincerà, è certo, solo dopo l’arrivo del vaccino ma, nel frattempo, siamo costretti a lasciare i nostri rifugi e affrontare il nemico nelle strade, nei luoghi pubblici, nei posti di lavoro a viso scoperto… quasi scoperto.

A spingerci fuori non è però il Covid-19, ma il debito pubblico che i governi di tutto il mondo stanno accumulando. Fino a quando, infatti, i governi potranno sostenere una popolazione di disoccupati senza riprendere la produzione? Qual è il punto di rottura dove l’accumulo del debito pubblico impedirà la ripresa economica?

vietato raggiungere il punto di rottura

Ciò varia da Paese a Paese, ma è chiaro che tutti i governi vogliono entrare nella Fase2 prima di raggiungere il punto di rottura. La Fase2 si gioca quindi valutando due elementi, virus e debito pubblico, con il primo che ci costringe in casa, mentre il secondo ci vuole fuori. Per ora sta vincendo il secondo e quindi tutti in strada.

Accade ovunque, ma qual è la situazione in Nord America, precisamente Canada e Stati Uniti?

gli interessi “elefantiaci” del debito usa

Tanto per avere un’idea, il debito pubblico americano, definito l’elefante in salotto, nel 2018, nonostante i tassi bassissimi, è costato solo di interessi 324 miliardi di dollari. Al debito già consistente vanno aggiunti i 2,4 trilioni stanziati dal Congresso per combattere il Covid. Per capire l’enormità della cifra, a parte i 12 zeri che seguono il 2,4, basti pensare che è superiore a tutto il PIL nazionale italiano di 2,1 trilioni e quello canadese di 1,7.

Il presidente Donald Trump ha quindi fretta di mandare tutti al più presto al lavoro non solo per ridurre le spese Covid, ma anche per riprendere la produzione per evitare danni irreparabili all’economia. Il maggiore ostacolo a questo suo giustificato desiderio è comunque proprio la sua schizofrenica gestione della lotta al virus. I democratici e parte della stampa (CNN in primis) non hanno aiutato molto, ma Trump ci ha messo (molto) del suo con una politica di scontro e confusa.

manca il dialogo con i governatori

Il dialogo è mancato anche con i governatori, molti dei quali, come quello di New York Chris Cuomo, hanno cercato invano la cooperazione. Stesso discorso per i rapporti burrascosi con Anthony Fauci, rispettabile direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases. Certo, non sono mancate delle intuizioni interessanti come quella di chiudere per primo i voli da e per la Cina e di denunciare l’incapacità dell’OMS di gestire la pandemia. Ma spesso il messaggio giusto si perde nelle mani del messaggero sbagliato.

Ultimamente, mentre i collaboratori cercano di tenere al guinzaglio il loro capo, l’amministrazione, col coordinamento dei governatori, cerca di incoraggiare la riapertura e riprendere a produrre. Trump ha fretta, vuole recuperare 26 milioni di posti di lavoro, ma ha ammesso che sarà una riapertura graduale. Per farlo in modo responsabile bisogna riorganizzare i posti di lavoro per tornare in ufficio o dal parrucchiere. Ma sono le grosse aziende che prendono tempo anche se qualcuna, come la Boeing, ha ripreso in qualche modo l’attività e la IBM non si è mai fermata. Non c’è una direttiva nazionale, la riapertura varierà da Stato a Stato e anche da città a città, ma sarà graduale, lenta.

in canada una situazione meno confusa

In Canada c’è meno confusione e tutte le Province hanno riaperto, in modo parziale, tutte le attività.

La fretta di riaprire c’è e le ragioni sono sempre legate al debito pubblico. Quello previsto per il 2020 è di 683,93 miliardi di dollari (canadesi) che, considerando una popolazione di circa un decimo di quella americana, prova che la situazione economica di Ottawa è, in termini percentuali, peggiore di quella americana. Quest’anno il deficit raggiungerà i 252,1 miliardi di dollari e sarà anche superiore se gli attuali 146 miliardi previsti per gli aiuti Covids, rimarranno più a lungo del previsto.

Sono riaperti i negozi al dettaglio, gli autosaloni, i parchi, l’edilizia ha ripreso l’attività e riprende gradualmente anche l’attività ospedaliera per operazioni non urgenti. Ovviamente vi sono limiti. Gli assembramenti sono limitati a cinque persone mentre non vi sono ostacoli ai viaggi interprovinciali.

le chiavi del successo nelle mani dei cittadini

Si tratta di misure limitate e timide anche se, hanno avvertito i vari governi, possono essere annullate in qualsiasi momento. C’è molto nervosismo in quanto una ripresa della attività per evitare il tracollo economico è indispensabile, d’altra parte una ripresa del virus creerebbe una catastrofe sanitaria con danni irreparabili all’economia. Le possibilità di successo? Mai come ora la chiave della risposta sta nelle mani del singolo cittadino e al suo senso di responsabilità.

Una cosa comunque è certa, la parola “normalità” avrà un significato diverso. Per sempre.

Angelo Persichilli
Giornalista, originario di Castellino del Biferno in Molise, è riuscito ad affermarsi con una brillante carriera a Toronto. In Molise, negli anni ’70, scrive per il quotidiano Il Tempo, prima del suo trasferimento a Toronto, dove lavora come giornalista per Il Corriere Canadese, Omni Tv, e come editorialista per il Toronto Sun, The Hill Times e il Toronto Star. Nel 2012 diventa direttore delle comunicazioni del Primo Ministro Stephen Harper.
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