Turismo, ecco come il Sud può ripartire o affondare

I dati del Centro studi SRM ipotizzano due scenari per il 2020, uno estremamente negativo, l’altro con danni contenuti: ma l’unico modo per ripartire è destagionalizzare e mettere in campo una strategia di comunicazione efficace sulla “Destinazione Mezzogiorno”


Il turismo nel Mezzogiorno è messo a dura prova dall’emergenza Covid-19. Se vuole sopravvivere, deve attuare quello che ha sempre e solo detto di voler fare: destagionalizzare. Chiamatelo pure turismo tutto l’anno, ma il concetto è questo: uscire da una dinamica sostanzialmente tutta legata al mare e ai mesi di luglio e agosto, per creare nell’immaginario una “Destinazione Mezzogiorno”, evocativa non solo delle risorse naturali ma anche di quelle culturali, storiche, enogastronomiche, “umane”. Non si tratta semplicemente di affermazioni di buon senso, ma delle logiche risultanze di una ricerca elaborata da SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno – il Centro collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo specializzato nell’analisi delle dinamiche economiche regionali, con particolare attenzione al Sud Italia.

SRM ha realizzato il paper “I nuovi scenari economici di fronte alla sfida del Covid-19 – La filiera turistica in Italia e l’impatto nel Mezzogiorno”, analizzando in particolare gli impatti sulle presenze turistiche e al fatturato delle imprese “core” del settore (alberghi e ristoranti). Il modello previsionale non ha preso in considerazione l’ipotesi estrema di un prolungamento del lockdown per tutta l’estate, ma ha ipotizzato due possibili contesti: lo scenario A, più pessimistico, con una più lenta ripresa della domanda turistica (presenze italiane e presenze straniere); lo scenario B, con una ripresa più rapida.

Se in linea generale la domanda turistica nazionale è prevista in calo tra il 20% (scenario A) ed il 35% (scenario B), con ripercussioni sul Pil italiano tra il -0,6% ed il -1% in base ai due scenari considerati e un rischio per la ricchezza del Paese collegata al Turismo – in modo diretto o indiretto – tra i 9 miliardi ed i 16 miliardi di euro, anche nel Mezzogiorno l’impatto è preoccupante in relazione a tutte e due le ipotesi.

Lo scenario A (più pessimistico) per il Sud Italia “stima, per il 2020, un calo di 29 milioni di presenze turistiche, con una riduzione della domanda di circa un terzo”. L’impatto negativo sulla spesa turistica in questa ipotesi sarebbe di circa 14 miliardi di euro, che metterebbe “a rischio” 7 miliardi di euro (36%) del fatturato di settore.
Lo scenario B (meno pessimistico) per il 2020 ipotizza 14,7 milioni di presenze in meno, con un calo della domanda del 17%, un impatto negativo sulla spesa turistica annuale di circa 7,2 miliardi di euro con un taglio del fatturato del settore di 3,6 miliardi di euro (-18%).

«In termini di ricchezza economica, nel Mezzogiorno – spiega lo studio SRM – il ridimensionamento della domanda turistica si stima possa mettere a rischio tra 1 miliardo di euro e 2 miliardi di euro di Valore Aggiunto a seconda dei due scenari considerati, con un relativo impatto sulla ricchezza totale dell’area tra lo 0,3% e lo 0,6%». Per interpretare al meglio i dati relativi ai due scenari occorre premettere che il Mezzogiorno, in linea le dinamiche nazionali, ha una composizione della domanda turistica rappresentata da oltre il 60% dalla componente interna e da meno del 40% dalla componente straniera. D’altra parte, essendo strategica la componente di domanda legata al turismo balneare, la stagione estiva per il Sud Italia ha un peso decisivo.

SCENARIO A
Variazione tendenziale delle presenze turistiche nel Mezzogiorno per il 2020 (%)
TuristiI trimII trimIII trimIV trimAnno 2019/20
Italiani-36,8-51,5-17,07,9-23,7
Stranieri-50,9-77,9-42,10,4-48,9
Totale-40,8-64,1-25,44,5-33,3
Variazione tendenziale assoluta delle presenze turistiche nel Mezzogiorno per il 2020 (dati in migliaia)
TuristiI trimII trimIII trimIV trimAnno 2019/20
Italiani-1.510-6.018-5.588393-12.722
Stranieri-823-8.321-7.00915-16.137
Totale-2.333-14.338-12.596408-28.859
SCENARIO B
Variazione tendenziale delle presenze turistiche nel Mezzogiorno per il 2020 (%)
TuristiI trimII trimIII trimIV trimAnno 2019/20
Italiani-36,8-36,74,610,9-6,9
Stranieri-50,9-67,0-18,51,6-33,4
Totale-40,8-51,2-3,16,8-17,0
Variazione tendenziale assoluta delle presenze turistiche nel Mezzogiorno per il 2020 (dati in migliaia)
TuristiI trimII trimIII trimIV trimAnno 2019/20
Italiani-1.510-4.2961.529543-3.733
Stranieri-823-7.162-3.08665-11.006
Totale-2.333-11.458-1.557609-14.739

Mancati viaggi all’estero recuperati nella domanda interna

Lo studio di SRM ipotizza anche il parziale recupero, nel secondo semestre, della domanda dei turisti italiani che decidono o non hanno più la possibilità di fare viaggi all’estero. «Nel modello stimato per il 2020 – spiega lo studio – si prevede di poter “recuperare” nel secondo semestre dai 3,5 ai circa 7 milioni di presenze nel Mezzogiorno, (nei due scenari elaborati) in passato “andati” all’estero. Per l’Italia il dato è stimato tra i 14,7 milioni e i 29,5 milioni nei due scenari. Questi valori ci portano a considerare che senza di essi il calo delle presenze in Italia, nei due scenari, sarebbe stato rispettivamente di oltre 180 milioni (Scenario A) e di 105 milioni (Scenario B)».

Stima presenze turistiche italiane 2020 recuperabili dalle presenze estere (dati in migliaia)
Variabili stimate nel ModelloPresenze Italia%Presenze Mezzogiorno%
TOTALE PRESENZE ALL’ESTERO119.672100%26.687100%
Luglio-Settembre71.80760,0%16.29561,1%
Ottobre-Dicembre15.03412,6%3.31312,4%
PRESENZE ALL’ESTERO SECONDO SEMESTRE86.84172,6%19.60873,5%
Obiettivo di recupero presenze all’estero scenario A – II Sem.  14.763  12,3%  3.530  13,2%
Obiettivo di recupero presenze all’estero scenario B – II Sem.  29.526  24,7%  6.863  25,7%
Fonte: Stime SRM su dati Istat

Impatto sul Fatturato del settore

Tenendo conto della ipotizzata riduzione della domanda turistica nel 2020, la stima dell’impatto sulla spesa turistica nazionale è tra il 20,8% ed il 35%, mentre per il Mezzogiorno è tra il 17% ed il 33%.

Spesa Turistica complessiva attivata dalle presenze 2020
 Italia Mld €Var. % su 2019Mezzogiorno Mld €Var. % su 2019
SCENARIO A89,4-35,00%28,3-33,00%
SCENARIO B109-20,80%35,1-17,00%

Il fatturato a rischio del settore core “Alberghi e Ristoranti”

Il fatturato annuale 2020 delle imprese del settore “core” della filiera turistica, secondo SRM in Italia subirebbe una variazione all’interno di una forchetta tra i 19,8 miliardi ed i 33,3 miliardi di euro, mentre nel Mezzogiorno tra 3,6 miliardi ed i 7,2 miliardi di euro.

Fatturato a “rischio” 2020 delle Imprese “core” filiera turistica
 Italia Fatturato a rischio Mld €Var. % su Fatturato 2019Mezzogiorno Fatturato a rischio Mld €Var. % su Fatturato 2020
SCENARIO A33,3-37,00%7,2-36,00%
SCENARIO B19,8-22,00%3,6-18,00%

Effetti sul Pil   territoriale

Il moltiplicatore di presenze

«La stima degli effetti del Coronavirus sul Valore Aggiunto del settore turistico – spiega lo studio SRM – si sviluppa prendendo in considerazione il moltiplicatore di presenza che è una misura dell’effetto economico legato al soggiorno aggiuntivo in una regione». In termini più semplici il moltiplicatore esso indica quanto Valore Aggiunto turistico è attivato da una presenza in più in un determinato territorio.

Da questo punto di vista, spiega lo studio «se l’Italia, a parità di spesa, per ogni presenza aggiuntiva nel territorio, genera 103,4 euro di V.A., il Mezzogiorno ne genera 70,8 euro, presentando un valore inferiore rispetto al dato italiano». Su questo dato incidono vari elementi – tra i quali la composizione dei beni e servizi acquistati – oppure fattori quali il legame molto forte tra il turismo nel Mezzogiorno e la balneazione: «Ad esempio, il turismo culturale attiva più ricchezza rispetto a quello balneare (105,4 euro contro 76,3 euro), ed il moltiplicatore cresce se si considera il turismo enogastronomico (119,6 euro)».

L’effetto moltiplicativo delle presenze sul territorio regionale

Secondo SRM «le regioni meridionali, anche se si posizionano al di sotto della media nazionale (ad eccezione della Campania, che presenta caratteristiche turistiche simili alle regioni del Centro-Nord), grazie alla varietà di turismi sviluppati o sviluppabili, al grado di evoluzione del sistema di ospitalità delle destinazioni turistiche, alla capacità di attrarre flussi turistici internazionali hanno ampi margini per attirare turisti e quindi diventare un’area fertile per lo sviluppo economico turistico». Ed «è evidente che lo sviluppo di un sistema turistico “integrato” (balneare/culturale/ enogastronomico/montano/folkloristico, ecc.) che sfrutti le sinergie organizzative e “produttive” con i settori attigui accresca la potenzialità economica del turismo e garantisca la possibilità di destagionalizzare che è una grossa opportunità per il Mezzogiorno che concentra fortemente l’attività turistica nei mesi estivi».

L’impatto sul Valore Aggiunto nel Sud

Il calo delle presenze turistiche meridionali si stima possa mettere a rischio tra 1 miliardo di euro e 2 miliardi di euro di Valore Aggiunto a seconda dei due scenari considerati, con un relativo impatto sulla ricchezza totale dell’area tra lo 0,3% e lo 0,6%.

Impatto sul Valore Aggiunto delle regioni meridionali
Perdita V.A. mln €Perdita V.A. mln €Impatto sul PilImpatto sul Pil
RegioneMoltiplicatore di presenza €Scenario AScenario BScenario AScenario B
Abruzzo73,3-121,3-22,7-0,40%-0,10%
Molise71,6-7,9-2,4-0,10%0,00%
Campania109,4-802,3-445,7-0,80%-0,50%
Puglia68,8-287,9-105,5-0,40%-0,20%
Basilicata61,3-42-12,5-0,40%-0,10%
Calabria38,6-87,4-26-0,30%-0,10%
Sicilia71,5-384,9-214-0,50%-0,30%
Sardegna63,8-468-319,8-1,50%-1,00%
Mezzogiorno70,8-2.051,00-1.050,80-0,60%-0,30%
ITALIA103,4-15.848,30-9.336,30-1,00%-0,60%

le strategie possibili

Come si esce da questa situazione? Come ricorda l’analisi di SRM «la storia insegna che il turismo è stato sempre colpito profondamente dalle varie crisi, ma ciò nonostante è riuscito spesso a riprendersi e ad uscirne rafforzato ed anche in tempi non eccessivamente lunghi, perché il turismo è diventato ormai un bisogno, un’attività intrinseca nel comportamento sociale». Ma per superare la fase drammatica occorrerà «adottare azioni immediate ed efficaci, dirette a preservare il tessuto produttivo ed imprenditoriale con strategie, strumenti e risorse adeguate»,

Nel caso specifico del Mezzogiorno – che ha tra i suoi punti di debolezza un’attrattività turistica imperniata sul balneare, tranne qualche eccezione come la città di Napoli – le possibili azioni di rilancio dovrebbero orientarsi sulla destagionalizzazione e su una comunicazione strategica che si sviluppi sulla “Destinazione Mezzogiorno”.

Destagionalizzazione. Con riferimento al primo punto, SRM spiega che «la presenza di un clima mite in gran parte dell’anno, è da sempre considerato uno dei fattori rilevanti per attuare finalmente concrete politiche di destagionalizzazione che permettano un allungamento della stagione anche nei mesi spalla tipo maggio-settembre ed anche oltre». Serve quindi, secondo lo studio, «soprattutto in quelle regioni dove il potenziale è ancora fortemente inespresso, un consolidamento della destinazione mare attraverso la nascita di prodotti aggiuntivi (enogastronomia, cultura, natura, sport ecc.), ciò potrebbe dare il via ad un’autonoma crescita di un turismo complementare ad alto impatto economico».

Destinazione Mezzogiorno. Secondo SRM «bisogna quindi, attivare le adeguate politiche di marketing territoriale, per favorire e stimolare le ampie potenzialità finora ancora non totalmente espresse». Infatti «dare valore e significato all’unicità della destinazione meridionale, alla sua cultura, alle sue tradizioni deve essere il motore di ogni azione programmatica ed operativa». Come spiega l’analisi, «l’esperienza e la motivazione, sono l’anima ed il cuore del cosiddetto turismo 3.0 (un turismo che combina emozione e tecnologia): mare, ambiente, cultura, identità, socialità, stile di vita ed accoglienza sono i punti di forza per fare “qualità” nel nuovo contesto della domanda internazionale».

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