martedì 29 Novembre 2022
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Fase 2: perché la clausura deve continuare

Dalla “libertà meno egoista” di Ezio Mauro alla “paura di noi” di Natalia Aspesi, dobbiamo capire che anche senza un obbligo è “necessario” comportarsi come prevede il dpcm


A me il grande giornalista Ezio Mauro piace solo quando parla in tv o alla radio: lo trovo comprensibile e da condividere. Solitamente mi piace molto meno quando scrive: assai spesso sembra fare gesti onanistici. Mi dà l’impressione, cioè, che scriva per soddisfare una sua esigenza personale, senza pensare a chi dovrebbe o vorrebbe leggerlo.

Diverso è stato l’editoriale di lunedì scorso. Sarà il cambio della proprietà e della direzione del giornale fondato da Eugenio Scalfari, certo è che, parlando di “libertà meno egoista” è stato, finalmente, assai chiaro e condivisibile. Non si può non condividere l’assunto del presidente Conte che, illustrando l’ultimo dpcm, quello sulla fase due, ha detto: il nostro Paese è passato “dal momento della necessità a quello delle responsabilità”. 

Prima di questi giorni dovevamo comportarci come, più o meno, ci siamo comportati tutti: osservando tutti i dpcm di Conte senza sgarrare di un centimetro. Senza pensare di poter superare ogni obbligo, neanche di straforo. Adesso è diverso. Adesso non c’è un obbligo chiaro: dobbiamo capire che è “necessario” comportarsi come prevede il presidente Consiglio, al momento insostituibile, nonostante le diatribe in Parlamento o tra la classe politica – che adesso ha per protagonisti coloro i quali un tempo erano considerati le seconde o le terze file. Ma tant’è. 

In sostanza, ribadisce Mauro – che speriamo sempre così chiaro e comprensibile – i nostri comportamenti sono affidati alla “nostra coscienza sociale e alla consapevolezza della minaccia collettiva ancora in atto”. Siamo come le suore di clausura che pregano, pregano e poi pregano. Non possono e non devono avere altri impegni. Anche noi non dobbiamo pensare al caffè all’aperto, alla pizza con gli amici, o ad andare dall’estetista (poverette Lucia e Luana, le mie “curatrici” personali). Insomma: dobbiamo continuare ad essere in clausura. La vita sociale è annullata, non per il gusto personale di Roberto Speranza, ma perché non dobbiamo esporci al contagio, ancora possibile. 

È vero, questo scrive in sintesi Ezio Mauro, c’è una sospensione dei diritti democratici, ma lo si fa per proteggere la nostra incolumità. “Uno stato eccezionale – ed in quanto tale transitorio per definizione – che abbiamo accettato in nome della paura e della sorte”, scrive Ezio Mauro, chiaramente. Si pensa che in molti non abbiano paura, visto che escono e scorrazzano in macchina, in moto o a piedi, e questo perché diminuiscono (ma non scompaiono) contagiati e deceduti. 

Insomma, non può non esserci la capacità di ognuno di noi di sviluppare una risposta concreta alla minaccia del virus, che ancora è alta. In sostanza è vero che siamo più liberi, ma siamo altrettanto responsabili? Sì e no. Sì, la gran parte di noi. No, una parte minimale che scorrazza a piacimento, dimostrandosi irresponsabile e non consapevole della potenza di quello che chiamo, dal primo momento, il virus senza corona. 

Torniamo a Mauro. Siamo più liberi, è vero. Ma per questo abbiamo maggiori responsabilità, diventiamo soggetto e non soltanto oggetto di una strategia di contenimento della pericolosità del Covid 19. Se, insomma, riprendiamo i nostri diritti costituzionali, al momento accantonati per esigenza di vita, siamo esposti maggiormente al pericolo del contagio. E, come insistono ad ogni ora esperti bravi e meno bravi, simpatici o antipatici, signori “so-tutto-io”, se non ci rendiamo conto che i nostri devono essere comportamenti responsabili, renderemmo inutili i due mesi di sacrifici.

È vero, ci sono problemi immensi sul piano economico, oltre che psicologico, ma dobbiamo stringere i denti. Stringerli eccome. Anche in nome delle vittime, dei tanti morti, a causa del virus senza corona, un lutto che pesa e peserà a lungo. Ce lo ricorda ogni mattina Papa Francesco, nelle omelie da Santa Marta. Davvero, e pienamente sul serio, dobbiamo dimostrare, anche se ci costa immensi sacrifici, che il virus ci ha insegnato un nuovo modo di porci nei confronti noi stessi.
Il dopo è oggi. E dobbiamo tener presente, sottolinea la grande Natalia Aspesi, che “fuori c’è un mondo che non è cambiato. Io per ora non esco, ho paura di noi”

Gregorio Corigliano
Giornalista professionista, dal 1982 in Rai, fino a diventare capo redattore del TGR Calabria. È stato dirigente nazionale dell’Usigrai e Commissario del CoReCom Calabria. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il “Premio Cultura” della Presidenza dei Ministri, il “Premio Brutium”, il “Premio Crotone Pitagora”. Ha pubblicato “Un po’ di noi - Storia di un viaggio in Calabria che ancora continua”, “I diari di mio padre”, “Nero di seppia”.
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