lunedì 5 Dicembre 2022
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Fase 2: tutti obesi e separati?

Cronache di ordinario isolamento: sempre più lontani dal coniuge e vicini a frigoriferi e dispense


Qualche ora in più di sonno, cento grammi in più di pasta, tanti libri aperti e, spesso, a conclusione di letture rinviata, più mutangoli del solito, ogni componente della famiglia è chiuso nella sua stanza. L’assalto di tutti, non sempre a turno, è al frigorifero. E qui litigi.

Ognuno dice all’altro che non deve mangiare perché sta esagerando, i nervi sono a fior di pelle. Gli psicologi lo ricordano: il nervosismo si è impadronito di noi. Vorremmo tornare alle nostre libertà, non sopportiamo nulla. Spesso il marito non condivide le cose che propone e suggerisce la moglie. Dei figli, poi, non condividiamo quasi nulla. Ci accorgiamo di conoscerli poco. Eravamo nelle nostre faccende affaccendati per occuparci, come sarebbe stato giusto, di loro.

Il proverbio “tra moglie e marito non mettere il dito” sarà stato creato in un momento di altre condizioni di difficoltà. Anche perché il marito si sente con le ali tagliate, perché è privato di possibili scappatelle, non sempre con una “collaboratrice-amica”, spesso con gli amici della pizza. La moglie non può fare “window-shopping”, non può andare dall’estetista, che è chiuso, non può incontrare l’amica a passeggio sul Corso.

Delega il marito ad andare al supermercato, ma il marito non ne azzecca una. Non sa fare la spesa, dice lei. E giù litigi, anche con i figli, perché il tablet è guasto per eccesso di uso, lo smartphone è scarico.
Non ci sopportiamo l’uno con l’altro e le discussioni, a volte, non semplici, sono continue. Gli arresti domiciliari non si sopportano, anche perché non sono dovuti a motivi di giustizia. Non ci riteniamo responsabili del corona-virus e quindi “ogni pelo sembra una trave”. Chiusi in casa, a passeggio nel corridoio o cambiando divano, letto, poltrona, sedia. Se si trova posto libero.

Un mio amico mi ha ricordato il periodo delle feste natalizie, quando analogamente non c’era possibilità di uscita per il cornetto e la chiacchierata al bar. Chi ha il cane è felice: lo ingozza ed è “costretto” ad uscire più volte. Chi ha figli piccoli può fare il giro dell’isolato. Se sono più grandicelli non sempre li sopportiamo come dovremmo, mentre invece pretendiamo – solo noi – di essere capiti. Invochiamo “l’ufficio” che in periodi normali detestiamo.

Fare i compiti insieme no? Certo che no, non sappiamo seguire i corsi al computer. E cosa accade? Un avvocato matrimonialista che incontro nel tratto casa-edicola-casa (grazie Signora Trieste) mi dice che riceve telefonate di uomini che si informano sulle procedure per la separazione e per l’eventuale divorzio.

“Ma che ti dicono, Franz?”.
“Che non ce la fanno più, vogliono andarsene di casa per un’altra. Ma soprattutto per sposare la Libertà, che non è una donna del Nord, solo una condizione di vita”. L’ansia ed il panico portano finanche a questo.

In Cina è accaduto: i rapporti coniugali sono andati a farsi benedire, a Wuhan c’è stato un boom di richieste di divorzi. E tutto per l’impossibilità di uscire, per la non riscoperta abitudine di riprendere in mano un libro. In questi giorni non ci si è fatti irretire neanche dall’ultimo libro sul fondatore di Repubblica “Grand Hotel Scalfari”, curato da Francesco Merlo ed Antonio Gnoli. In altri tempi ci sarebbe stata la fila alle edicole che, per fortuna, ancora c’è per i quotidiani.

Se aumenta la lontananza dal coniuge – c’è chi, con la scusa del contagio, ha riscoperto i letti separati – è triplicata la vicinanza al frigorifero e agli armadietti dei dolci. Sia nelle ore canoniche del pranzo e della cena, che anche quando, in periodi normali, non lo avremmo fatto.
La colazione al mattino alla tedesca: bacon and eggs, miele, marmellate, biscotti, spremute. Finanche banane e pere cotte.
E l’aperitivo? Lo stuzzichino, con le patatine, non manca.
E alle 17? Siamo diventati inglesi: c’è l’ora del thè, con i biscotti. Questo riguarda sia uomini che donne.

Le telefonate alle nutrizioniste cominciano a fare capolino: il rischio dell’obesità non è dietro l’angolo, ma davanti. La scusa è la depressione che porta ad avvicinarsi al barattolo della cioccolata o del miele. Pur di uscire da questa condizione, saremo obesi e divorziati. Il gioco vale la candela.
Meglio soli e obesi che col batticuore del contagio. Alla solitudine e all’obesità, almeno, c’è un rimedio certo!

Gregorio Corigliano
Giornalista professionista, dal 1982 in Rai, fino a diventare capo redattore del TGR Calabria. È stato dirigente nazionale dell’Usigrai e Commissario del CoReCom Calabria. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il “Premio Cultura” della Presidenza dei Ministri, il “Premio Brutium”, il “Premio Crotone Pitagora”. Ha pubblicato “Un po’ di noi - Storia di un viaggio in Calabria che ancora continua”, “I diari di mio padre”, “Nero di seppia”.
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