lunedì 15 Agosto 2022
Home#ideeFase 2: ci toccherà la stessa routine di prima?

Fase 2: ci toccherà la stessa routine di prima?

La ripetizione dei gesti quotidiani prima, durante e dopo la quarantena da Covid19. Nulla sarà più come prima, o dimenticheremo questa esperienza?


La routine di ieri, di oggi e, quel che più conta, di domani. Siamo nati, di fatto abitudinari e ogni giorno, più o meno, ripetiamo le stesse cose. Dopo la sveglia, la toilette, sia per uomini che per donne, compresa la doccia o il bagno caldo, la prima colazione, a parte il caffè o il cappuccino, poi la vestizione. 

Si esce, quasi tutti in macchina, per andare a lavorare. A seconda della sede di lavoro si percorrono i chilometri necessari. Il percorso, specie se lungo, a volte ti fa arrabbiare a causa del traffico o di qualche automobilista indisciplinato. Il parcheggio, poi, è una croce, non nel senso biblico, ma perché ti costringe a perdere tempo per trovare un buco dove piazzare la macchina. 

Entri al lavoro che già sei nervoso o agitato. Inizi a lavorare e, a seconda del tipo di impegno, o parli coi colleghi, superiori o dipendenti, o col computer. Non sono poche le volte in cui sei costretto a concentrarti, a spremere il cervello, per dare ordini o per ubbidire. Spesso, a metà mattinata, ci scappa il caffettino. Se, poi, arriva un ospite o un cliente, prendi anche il secondo. Ti risiedi, continui dove avevi lasciato. Non manca una seconda toccatina e fuga alla macchinetta o al bar dell’ufficio o del posto di lavoro. Allo stesso posto, alle 14 circa, ti consenti un lunch, che non è un pranzo vero e proprio, ma qualcosa per accontentare lo stomaco e non farlo ribellare. Riprendi dopo un’ora, il ritmo interrotto. Non c’è nulla di diverso. 

Se hai figli da prendere a scuola – la mattina ci ha pensato tua moglie o viceversa- esci, se puoi, assolvi al dovere di padre e rientri, per continuare la routine. Normalmente, fino alle 17-18 se non devi recuperare uscite, più o meno autorizzate. Tua moglie, la stessa cosa. A meno che non sia casalinga: in questo caso si occupa di tutto lei. Se, invece, lavora fuori casa anche lei, assolve ai doveri familiari, prima di uscire di casa e durante le ore di ufficio, telefona alla babysitter o alla collaboratrice domestica. E, in questo caso, la spesa? Una volta a te e un’altra a lei, dipende dagli impegni. Se poi lei è manager di grido, ti devi sobbarcare il peso della famiglia. Tutto è nella norma. Se il manager sei tu, è al contrario. La manager rientra tardi e, spesso, aspetta finanche che sia tu a preparare la cena. Nel caso opposto, sei tu ad accomodarti a tavola e poi, se non esci, con la scusa di una cena di lavoro, vi sedete entrambi alla tv, dopo aver sistemato i figli. E chi si è visto si è visto. 

Domani è un altro giorno avrebbe detto Rossella O’Hara. Che è uguale a quello di ieri e, quasi certamente, a quello di domani. 

Oggi, in tempi del re senza corona, il Covid 19, è tutto diverso. La routine, lo sappiamo tutti, più o meno, è completamente stravolta. Si sta a casa, si deve stare a casa: cambia tutto. La routine è differente. Anche la sveglia non è uguale, almeno in termini di orari. Visto che non ci sono i figli da accompagnare a scuola, ci consentiamo un abbraccio prolungato con Morfeo o con sua moglie. Poi? Hic est busillis. Non sai cosa fare o cosa fare per primo. Abluzioni mattutine a parte, risolvi il problema del computer per lo studio dei figli, avvii a soluzione il problema del “chi” deve fare la spesa, a turno si decide chi deve cucinare. E poi? 

Visto che i giornali li compri facilmente (la signora Trieste, la titolare dell’edicola, è a due passi da casa), li leggi, guardi la tv, stai al computer. Verso mezzogiorno ti siedi in poltrona, la colf non può venire, tua moglie deve provvedere ai servizi di casa, tu non hai voglia, diventi mutangolo, ti arrabbi, imprechi contro il re senza corona, tua moglie chiama l’amica e chiacchiera, tu stai al balcone, guardi fuori, dai un saluto al raro passante. 

Certe volte stai in tuta o in pigiama, smanetti allo smartphone. 
Se sei manager devi chiamare i colleghi e pensare al lavoro, se sei costretto a lavorare da casa, ti organizzi, senza uscire. 
Se la manager è tua moglie, è come se non esistesse, per te o per la famiglia. Lei vuole essere capita. Scusa, sai. Prepari il pranzo o lo prepara lei, a seconda dei ruoli. 

Si mangia molto di più, anche i figli. Il sonnellino o la pennichella si impongono. Il pomeriggio è il punto più dolente. La tv o un libro. Una telefonata, uno sfizio che ti costringe ad una scappatella, rientri, riaccendi la tv, riprendi il libro, dai un ulteriore sguardo al giornale, ti alzi, ti risiedi, vai a letto, guardi i vicini di casa dal balcone (di loro sai tutto, come loro hanno imparato le tue abitudini). 

Ogni tanto (spesso) una incazzatura perché la moglie non c’è – e soprattutto se c’è. Arriva l’ora del Tg, i figli i compiti li fanno da soli e, anche se non li facessero, si sono organizzati. 

Questo oggi. E domani? Altro busillis. Domani non si sa.
Sia perché, appunto, deve ancora venire, sia perché sai già che ti tocca la vita di prima, della prima routine. E sarà possibile dopo mesi di vita stravolta, con ritmi completamente cambiati? È un dato che “o ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra”.
Nulla, comunque, potrà essere come prima.

Gregorio Corigliano
Giornalista professionista, dal 1982 in Rai, fino a diventare capo redattore del TGR Calabria. È stato dirigente nazionale dell’Usigrai e Commissario del CoReCom Calabria. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il “Premio Cultura” della Presidenza dei Ministri, il “Premio Brutium”, il “Premio Crotone Pitagora”. Ha pubblicato “Un po’ di noi - Storia di un viaggio in Calabria che ancora continua”, “I diari di mio padre”, “Nero di seppia”.
spot_img

PRIMO PIANO

IN EVIDENZA