domenica 4 Dicembre 2022
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Il Canada guarda alla ripartenza, ma nelle case di riposo è strage

Circa l’80 percento delle vittime da Coronavirus è costituito da ospiti delle seniors homes, strutture che hanno avuto una crescita molto forte con autorizzazioni concesse forse troppo in fretta. Per questo si pensa a due piani d’intervento separati: uno che riguarda gli anziani, l’altro legato alle attività produttive


Essendoci state polemiche sulla data di chiusura delle attività per contenere il Coronavirus, non potevano mancare quelle sulla loro riapertura. Due i punti di dibattito: primo, bilanciare tutela sanitaria e necessità economiche; secondo, la scelta dell’autorità che avrà la parola finale su questa decisione. In Canada il secondo punto non esiste essendo ormai chiaro che tale decisione spetta alle Province. Situazione più complicata negli Stati Uniti dove Washington non ha costituzionalmente il potere di bloccare, o imporre, una decisione simile presa a livello di Stati, ma tutti sappiamo anche che il presidente Donald Trump non accetta volentieri qualsiasi limitazione ai poteri della Casa Bianca.

le province decidono autonomamente

Ma torniamo al Canada e al dibattito sulla fine del lockdown. L’approccio delle Province, che decideranno autonomamente, non è comunque uniforme. Prendiamo per esempio le due più importanti Province canadesi, l’Ontario e il Quebec, che hanno assunto un approccio molto diverso. Il Quebec vuole riaprire le attività al più presto anche se presenta un aumento di nuovi casi alquanto preoccupante. Per esempio, le autorità sembrano intenzionate a riaprire gradualmente le scuole entro il prossimo 11 maggio. L’Ontario, dove è già stato deciso che quest’anno non si torna fisicamente in classe, ma che le lezioni proseguiranno in via digitale fino alla fine dell’anno scolastico, ha invece adottato un approccio più prudente, precisando che si riaprirà solo quando arriverà il “momento appropriato”. E tale opportunità è legata in modo diretto al contenimento dell’epidemia. In particolare, si precisa, deve verificarsi un calo consistente e continuato di nuovi casi prima di una riapertura graduale delle attività produttive, a cominciare da quelle essenziali e che creano meno situazioni di rischio.

il business ha messo da parte la sicurezza

Nel frattempo, in entrambe le Province, come del resto anche in altre regioni canadesi, c’è un certo ottimismo sulla riapertura, anche se il bollettino quotidiano sul numero dei contagi non sembra essersi ancora adeguatamente stabilizzato. Un elemento importante e drammatico emerso da questa pandemia, e ora al vaglio delle autorità, è l’estrema vulnerabilità degli anziani nelle case di riposo. Da rilevare che in Canada circa l’80 percento del totale delle vittime è costituito da ospiti nelle seniors’ homes. Tale numero mette in risalto un problema molto grave che dovrà essere affrontato al più presto e che invece è stato trascurato per molto tempo. Con l’invecchiamento dei cosiddetti babyboomer, la richiesta di case di riposo è aumentata negli ultimi anni in modo esponenziale e la fretta con la quale le autorizzazioni sono state concesse, nel settore pubblico e privato, ha messo a nudo una lacuna legislativa in materia di sicurezza per gli ospiti, che sono in continuo aumento, ma anche la mancata protezione del personale tra l’altro numericamente non adeguato. Tale mancanza non ha creato dei ghetti, sia ben chiaro, poiché le strutture attuali sono capaci di gestire la normalità, ma sono state trovate completamente impreparate di fronte a una tragedia come quella attuale.

anche le opposizioni sono caute

Certo, alcune opposizioni attaccano il governo per avere trascurato un settore molto importante nonostante vi fossero da tempo segnali preoccupanti di sovrappopolamento e di una gestione lacunosa. Ma anche le proteste delle opposizioni sono molto prudenti per due ragioni: nessuno vuole aprire polemiche col governo in questo momento così drammatico; anche le opposizioni – si afferma sottovoce – erano al corrente della gravità della situazione ma le case per anziani non erano mai state al centro dei loro programmi politici. Tra l’altro in Ontario, ora in mano ai Conservatori, fino a poco tempo fa era al governo il Partito Liberale mentre a Ottawa, ora in mano ai Liberali, era al governo il Partito Conservatore.

la richiesta di posti letto nelle case di riposo continuerà a crescere

Questo è comunque un discorso molto serio che dovrà essere affrontato non solo in Canada, ma anche in altre nazioni come l’Italia, dove tali istituzioni non erano molto popolari nel passato. Negli ultimi anni invece, a causa di un cambiamento sociale molto profondo, le richieste di posti letto in case di riposo è in nettissimo aumento; a questo, come detto, va aggiunto l’aumento del numero degli anziani a causa dell’invecchiamento dei ‘babyboomer’ e quindi la necessità di un intervento più qualificato e soprattutto più massiccio da parte delle autorità. Anche perché, secondo studi a disposizione da tempo delle autorità canadesi, tale aumento continuerà almeno per altri 20 anni, prima di tornare a livelli normali e quindi più gestibile.

per la fine del lockdown due piani separati

Ho fatto questa lunga premessa sui piani dei vari governi per riaprire le attività produttive in quanto in Canada, come detto, circa l’80 percento delle vittime è legato proprio alle case di riposo. Quindi le operazioni di contenimento e di efficacia dei provvedimenti adottati potrebbero essere fuorvianti. Le autorità stanno quindi esaminando il problema in questa ottica: da una parte il problema degli anziani nelle case di riposo, che richiede un approccio deciso e immediato per affrontare l’emergenza, ma anche un cambiamento radicale di politica in questo settore; dall’altro il problema della ripresa delle attività cosiddette produttive.

tra fretta di riaprire e paura di una ricaduta

Le discussioni in questo momento in Ontario, ha precisato il premier Doug Ford, “sono solo un framework su come riapriremo, non un calendario su quando si riaprirà”. Insomma per ora non si parla di date precise sulla riapertura delle attività, anche se c’è la sensazione che, anche se in modo molto graduale, non siano molto lontane. Da parte sua il premier del Québec, François Legault, sembra avere più fretta. Ha sottolineato che la situazione fuori dalle case di riposo, come ha riportato il Globe and Mail, si è abbastanza stabilizzata e che gli ospedali hanno, per esempio, ancora 5.500 posti letto liberi in tutta la Provincia. Sotto questo punto di vista anche in Ontario e nel resto del Canada la situazione sanitaria è alquanto tranquilla, ma vi sono divergenze sul decorso della pandemia, sulla capacità di giudicare se il picco sia stato raggiunto o meno e se i risultati positivi derivanti dalla capacità di contenimento potranno essere mantenuti una volta che le attività produttive riprenderanno.

non sono ammessi errori

Insomma, c’è il desiderio pressante da parte del mondo del lavoro di ricominciare al più presto, soprattutto nel settore della ristorazione dove si prevede la perdita permanente di decine di migliaia di posti di lavoro. D’altra parte tutti sono consapevoli ci si trova in una situazione dove non sono ammessi errori. Si può sperare di affrontare, anche se con grandissime difficoltà, una pandemia come questa che distrugge tutto, ma una ricaduta ucciderebbe anche la speranza di ricostruire.

Angelo Persichilli
Giornalista, originario di Castellino del Biferno in Molise, è riuscito ad affermarsi con una brillante carriera a Toronto. In Molise, negli anni ’70, scrive per il quotidiano Il Tempo, prima del suo trasferimento a Toronto, dove lavora come giornalista per Il Corriere Canadese, Omni Tv, e come editorialista per il Toronto Sun, The Hill Times e il Toronto Star. Nel 2012 diventa direttore delle comunicazioni del Primo Ministro Stephen Harper.
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