Primavera nera del turismo: perse 81 milioni di presenze

Secondo uno studio Istat i turisti sarebbero stati soprattutto stranieri (56% delle presenze) che avrebbero soggiornato nelle strutture alberghiere (70,6%). La spesa mancata per l’impatto Covid 19 si aggira intorno ai 10 miliardi di euro

La primavera turistica italiana è stata spazzata via dal Coronavirus. Un danno enorme, visto che secondo uno studio dell’IstatUna stagione mancata: impatto del Covid-19 sul turismo – in un trimestre nel nostro Paese si sarebbero registrate almeno 81 milioni di presenze turistiche, pari al 18,5% del totale annuale. I turisti sarebbero stati soprattutto stranieri (56% delle presenze) che avrebbero soggiornato nelle strutture alberghiere (70,6%). La spesa mancata per l’impatto Covid 19 si aggira intorno ai 10 miliardi di euro.

L’importanza di questo settore per il Pil italiano è evidente: il peso del valore aggiunto delle attività turistiche sul totale dell’economia è circa il 6% (88 miliardi), mentre il settore ricettivo in senso stretto produce un fatturato di 25,6 miliardi di euro, dei quali 20,1 del comparto degli alberghi; le attività delle agenzie di viaggio e servizi connessi realizzano 12 miliardi (dati 2017). L’Italia è al primo posto in Europa per quota di esercizi ricettivi sul totale Ue (più del 30% nel 2018) e al secondo per quota di presenze di clienti di residenza estera (50,6% nel 2019).

A inizio marzo l’azzeramento totale delle attività

«Uno degli effetti economici più immediati della crisi associata al Covid-19 è stato il blocco dei flussi turistici», spiega l’Istat. «I primi effetti sono già emersi a febbraio, con il diffondersi dell’epidemia in molti Paesi, ma è agli inizi di marzo che si è giunti all’azzeramento dell’attività in corrispondenza dei provvedimenti generalizzati di distanziamento sociale».  
«Nel 2019 il turismo in Italia ha fatto registrare 130,2 milioni di arrivi e 434,7 milioni di presenze negli esercizi ricettivi, con un aumento di 42 milioni rispetto al 2015», spiega l’Istat, aggiungendo che «nonostante la crescita sia stata trainata dal settore extra-alberghiero, le strutture ricettive alberghiere mantengono un ruolo prevalente con oltre il 64% delle presenze». Ancora, «dal 2017, i clienti stranieri rappresentano la componente di maggior peso negli esercizi ricettivi italiani, 50,6% nel 2019: con un ritmo di crescita quasi doppio negli ultimi tre anni (+14,1 contro +7,3%), hanno capovolto la precedente situazione che assegnava alla clientela domestica la quota maggioritaria di presenze».

Dal turismo il 6% del valore aggiunto

L’Istat spiega che lo strumento più affidabile per valutare la dimensione economica dell’industria turistica è il Conto Satellite del Turismo (CST) che considera in maniera specifica esclusivamente le attività produttive caratteristiche del turismo: alberghi, pubblici esercizi, servizi di trasporto passeggeri, agenzie di viaggio, servizi ricreativi e culturali, commercio al dettaglio e servizi abitativi per l’uso delle seconde case di vacanza. Ebbene, il valore aggiunto prodotto in Italia dalle attività connesse al turismo – secondo le ultime stime disponibili, relative al 2015 – è stato in quell’anno pari a circa 88 miliardi di euro, ovvero il 6,0% del valore aggiunto totale dell’economia; il consumo turistico interno ammontava a circa 146 miliardi.

In primavera un quinto delle presenze di tutto l’anno

Nel rapporto dell’Istituto nazionale di statistica si evidenzia che in primavera la clientela estera è (con il 56% delle presenze) più rappresentata che nel resto dell’anno. In questa stagione le strutture alberghiere sono di gran lunga le preferite, con una quota di molto superiore a quella annua (70,6%). In particolare, durante la primavera «si concentra il 20,3% delle presenze annuali nelle strutture alberghiere e circa il 23% delle presenze di clienti stranieri, a conferma dell’importanza di questo trimestre per il settore alberghiero e turistico». «Gli alberghi a 4 e 5 stelle sono gli esercizi ricettivi nei quali le presenze del trimestre raggiungono la quota più elevata rispetto al totale annuo (22,3%): contrariamente alle strutture extra-alberghiere che, tra marzo e maggio, non vanno oltre l’11% delle strutture open air e il 19% di B&B e altri extra-alberghieri».

10 miliardi di euro la spesa “mancata” degli stranieri tra marzo e maggio

Un’indicazione riguardo all’impatto della drastica riduzione dei flussi di turismo proviene dai dati sulla spesa turistica effettuata negli scorsi anni dagli stranieri. Nel 2019, la spesa complessiva dei viaggiatori stranieri in Italia ammontava a circa 44,3 miliardi euro, di cui la metà destinata agli alloggi, per oltre un quinto del totale alla ristorazione e, a seguire con quote inferiori, lo shopping e il trasporto.

«Considerando il solo trimestre marzo-maggio – calcola l’Istat – del 2019, tale componente è risultata pari a 9,4 miliardi di euro. Quest’anno, nello stesso periodo, la quasi totalità del normale flusso di spesa effettuato da viaggiatori stranieri è destinato a risultare nullo. L’importanza della clientela straniera in questo periodo dell’anno è confermata anche dai dati di flusso della spesa turistica annua nella situazione pre-crisi: essi mostrano, tra marzo e maggio, un’incidenza della componente straniera (circa il 21,4% del totale annuo) significativamente più elevata di quella domestica (vicina al 16%).

Italia al primo posto in Europa per esercizi ricettivi

Il rapporto evidenzia come l’Italia sia al primo posto in Europa come quota di esercizi ricettivi sul totale Ue, pari a più del 30% nel 2018. «La capacità ricettiva nel nostro Paese – spiega l’Istat – è caratterizzata da un ingente numero di piccole strutture extra-alberghiere». Nel 2018 sono stati rilevati infatti circa 183 mila esercizi extra-alberghieri e 33 mila esercizi alberghieri. Rispetto al 2015, i primi sono aumentati di oltre un terzo (+36,2%), mentre gli alberghi hanno subito una lieve riduzione (-0,9%).

I posti letto sono 5,1 milioni (44,2% negli esercizi alberghieri), concentrati per circa la metà in cinque regioni: Veneto (15,4% del totale), Toscana (11,1%), Emilia-Romagna (9,0%), Lazio (7,6%) e Lombardia (7,3%).

Molto forte la componente straniera nel turismo italiano

Dal 2017, spiega l’Istat, «i clienti stranieri rappresentano la componente di maggior peso negli esercizi ricettivi italiani, 50,6% nel 2019: con un ritmo di crescita quasi doppio negli ultimi tre anni (+14,1 contro +7,3%), hanno capovolto la precedente situazione che assegnava alla clientela domestica la quota maggioritaria di presenze». Per quanto riguarda le regioni è il Veneto a detenere la quota maggiore di presenze turistiche nell’ultimo anno (16,4% sul totale Italia), seguito da Toscana (11%), Emilia-Romagna (9,3%), Lombardia (9,2%) e Lazio (9). Nel Sud Italia nessuna regione raggiunge una quota pari al 5%, con l’eccezione della Campania (5%).

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